Scambio di Coppia
Esperienza di fine estate 1

01.03.2025 |
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"(50 anni) e sua moglie Luisa (46 anni), dal sud Vincenzo, detto Zino (riduzione di Vincenzino a sua volta diminutivo di Vincenzo- 43 anni) e sua moglie..."
Io, mia moglie Adele e due aiutanti, gestiamo un ristorante che d'estate si trasforma in albergo-pensione. Si vive prevalentemente di turismo estivo.La pioggia scesa a rinfrescare l'aria a fine agosto, ha invogliato molti turisti ad anticipare la partenza. Bisognerà attendere ormai tre o quattro giorni, cioè il primo week end di settembre per vedere arrivare i turisti della bassa stagione. L'esperienza ormai mi ha insegnato che saranno tutti anziani pensionati che tendono a spendere poco.
Avremmo dovuto ospitare fino a sabato, nelle otto stanze dislocate su due diversi piani, al di sopra del ristorante, oltre venti persone (per molti bambini le famiglie chiedono un letto aggiunto dentro la loro stanza). Causa le partenze anticipate sono rimasti in sette. Tre coppie di età oscillante tra i trenta e i cinquant'anni e una bambina di nove anni, figlia della coppia più giovane.
La famigliola occupa una stanza al secondo piano.
Le altre due coppie hanno due stanze adiacenti, al primo piano. Queste due coppie sono diversissime tra loro sotto ogni aspetto.
Primo: una lieve differenza d'età: avendo registrati i documenti so l'età precisa di tutti.
Poi la provenienza: dal nord Alberto B. (50 anni) e sua moglie Luisa (46 anni), dal sud Vincenzo, detto Zino (riduzione di Vincenzino a sua volta diminutivo di Vincenzo- 43 anni) e sua moglie Nunzia (Annunziata sui documenti; 40 anni);
Ancora: I due settentrionali (Alberto e Luisa) sembrano tipi riservati, parlano poco, elargiscono più sorrisi di cortesia che parole, chiedono poche cose e sempre per favore.
Gli altri due sono invece vivaci e gioiosi, non si limitano mai al solo buon giorno o buona sera ma aggiungono sempre qualcosa in più, almeno un “bella giornata oggi, vero?” o “Ci preparate qualcosa di sfizioso oggi per pranzo?
I nordici sono attenti alla dieta consumando porzioni di cibo moderate, molte insalate e frutta, quasi mai il primo e bevono solo acqua liscia: i risultati si vedono sui loro fisici asciutti.
I meridionali di tutto dicono che è buono e chiedono se se ne può avere ancora un poco. Consumano cestini di pane appena si mettono a tavola, tracannano litri di bevande gasate, anche l'acqua deve essere rigorosamente frizzante. Anche per loro il risultato si vede: sono entrambi bene in carne, non obesi ma si potrebbe dire che lui è robusto e lei è prosperosa. Però sono di una simpatia indicibile, sorridono sempre, scherzano con chiunque, portano allegria.
La famiglia che alloggia al secondo piano, quella più giovane con una bambina, deve avere dei parenti o amici in paese, questa sera non cenano nella mia pensione, sono invitati da questi loro conoscenti. Restiamo così in pochi e, sentita mia moglie Adele, concedo la serata libera anche ai miei collaboratori e, questo di mia iniziativa, appronto un unico tavolo per sei persone.
Fuori piove. Piove tanto.
Mento dicendo d'aver avuto una prenotazione disdetta a causa della pioggia, per giustificare il tavolo approntato in pompa magna per sei, quando (preavvertita Adele) propongo ai soli quattro ospiti di cenare tutti insieme, noi due compresi, come un gruppetto di amici. Luisa è l'unica che pare un poco imbarazzata, non che la cosa la disturba, anzi, ma pensa che a noi la cosa possa arrecare disturbo.
Il marito le dice qualcosa e lei, sorridendo in maniera trattenuta, come nel suo stile, accetta. Diversamente reagisce Nunzia la quale subito esterna grande entusiasmo sbracciandosi nel dire “Che bella pensata, se no sai che mortorio, guardate che se serve una mano io sono a disposizione, tanto a casa mia mi tocca fare sempre tutto da sola. Adele vuole una mano in cucina?”
Ovvio che la sua collaborazione non serve. Non solo in cucina è quasi tutto pronto (per questo i collaboratori sono andati via), ma per quel poco che c'è da fare siamo già più che sufficienti io ed Adele.
Nunzia comunque si rivela importantissima per far uscire dalla sua freddezza Luisa.
E' uno spettacolo sentirla incitare l'altra donna con:- "..E quello me lo chiami mangiare? Quello è un assaggino. Ti piace? Si? E allora tieni, pigliatela una bella porzione" (e le mette nel piatto quantità che per Luisa sono esagerate). Poi:- "E che l'acqua bevi? Ne viene già tanta giù dal cielo questa sera! Dai, manda giù un goccetto di rosso, è buono. Guarda che io pure lo bevo poco il vino, di solito, ma questo è proprio buono, lo devi assaggiare” e glie ne versa tre quarti di bicchiere.
Luisa si schermisce, dice di no, guarda il marito, si appella a lui perché confermi che lei mangia poco e non beve vino. Alberto, travolto già dalla vivacità di Zino, degno compagno di Nunzia, invece che spalleggiare la moglie la incita pure lui:- "E dai tesoro, per una volta fai uno strappo, ma sì amore assaggialo questo vino, è davvero ottimo, ma dai un boccone in più cosa vuoi che ti faccia?"
La simpatia di Nunzia e quella di Zino, il vino e, modestamente, la buona cenetta, rendono l'atmosfera piacevole.
Luisa dimmostra di non essere affatto una donna fredda ma di avere solo un modo di esprimersi e di comportarsi diverso da quello di Nunzia e anche di Adele. Non è affatto scandalizzata dalle storielle un poco spinte raccontate da Zino. Non barzellette, ma aneddoti, alcune dichiarate come esperienze vissute personalmente da lui e Nunzia, altri dichiarate come esperienze vissute da loro conoscenti. Devono essere fatti veri perché Nunzia li integra con qualche particolare.
Sono storie in parte comiche, in parte, non minime, anche piccanti. Se Luisa fosse quella donna che sta sulle sue, come sembrava essere fino ad inizio cena, dovrebbe scandalizzarsi, alzarsi e lasciare il tavolo, invece è una persona normale, come noi, solo meno espansiva: non ride sonoramente, ma sorride e ride, non commenta con le parole, ma guarda il marito e pare che tra loro due si dicano qualcosa, non di critica alla più espansiva coppia. No. Piuttosto pare che ricordino episodi similari vissuti anche da loro. C'è una bell'intesa tra Alberto e Luisa. Io mi diverto a sentire Zino e Nunzia, mi piacerebbe che anche io ed Adele fossimo gioiosi, magari non così esageratamente ma un poco più di quanto lo siamo. E siamo quasi a livello zero.
Principalmente però invidio l'intesa tra Alberto e Luisa: si parlano poco ma si capiscono al volo. Se in Zino e Nunzia la gioia viene espressa dalla bocca con le risate e le parole, negli altri due la gioia traspare dagli occhi. Io ed Adele siamo silenziosi come la coppia del nord, ma non ci capiamo più, neanche se ci parlassimo tanto quanto cianciano i due del sud.
Non è stato sempre così tra noi. Un tempo siamo stati felici davvero, solo per lo stare insieme eravamo felici, adesso siamo insieme perché lavoriamo insieme, perché quest'attività è anche la nostra casa, perché non abbiamo tempo per andar e altrove, non abbiamo più amici con cui andare.
Forse ci è mancato un figlio? Forse. Ma anche Nunzia e Zino non hanno figli e sprizzano gioia. Gli altri due ne hanno uno ma ne parlano poco, pare che in passato quel figlio, ora andato a convivere con chissà chi, abbia dato a loro parecchi problemi...e pure loro sono felici.
-"A me piace questa serata" dico a Adele in un momento in cui andiamo in cucina insieme, io per portare i piatti usati, lei per prendere il cibo da servire subito dopo.
-"Finalmente mi pare di stare tra amici e non più isolati dal mondo"- mi risponde Adele.
Il fatto che anche a lei la serata piaccia, mi fa stare bene, le sorrido, mi sorride.
Le do una manata sul sedere, mi dice “sìSta fermo, scemo”, col sorriso sulle labbra.
Mi avvicino per darle un bacetto. Non si ritrae come sempre, ma mi viene incontro con le labbra già appuntite, come le mie, per un bacetto innocente: quanto tempo che non lo facciamo più.
Torniamo dai quattro che stanno ridendo di cuore. Hanno familiarizzato molto.
Persino Luisa ora ride con maggiore libertà, anzi ha gli occhi lucidi forse un poco per aver riso tanto e un poco per aver assaggiato anche del vino. Ha.bellissimi occhi luminosi.
All'esterno una impetuosa folata di vento scuote il telo plastificato che copre la terrazza. C'è pericolo che il vento distrugga i bracci metallici di sostegno. Devo ritirali, devo mettere al sicuro la tenda. Esco e vado ad azionare l'asta che fa ripiegare i bracci e ritirare il telone che pesa un accidenti per l'acqua che ha sopra e sbatte forte, battuto dal vento impetuoso. La pioggia ora viene giù a catinelle e il vento me la spinge addosso, mi inzuppa i vestiti, ma non posso lasciar perdere. Non sarebbe un danno da poco la rottura dei bracci particolarissimi. Giro il capo per evitare le sferzate sugli occhi e giro il più velocemente che posso l'asta. Finalmente ce la faccio e corro verso la vetrata per rientrare. Ora mi accorgo che sia Adele, sia Nunzia sono venute fuori con me. Mentre io ho chiuso la tenda loro hanno messo al riparo i due grossi vasi che erano caduti e li hanno già rialzati. Nunzia per solidarietà femminile, è uscita ad aiutarla. Gli altri tre sono in piedi, appena oltre le porte a vetro, a tifare per noi, ad accoglierci quasi come eroi quando rientriamo zuppi, fradici. Mi pulisco le ciglia con i dorsi delle mani più bagnati delle ciglia stesse, però vedo meglio. Vedo le due donne con le leggere gonne appiccicate addosso, così tanto che le loro forme sono rilevabili alla perfezione. Quant'è bella la mia donna. Quanto tempo che non la vedo bella così. Ha i capelli appiccicati alla faccia che grondano acqua e lei sorride, felice, come da tempo memorabile non sorride più. Cribbio quant'è bella. Non resisto, me ne frego i tutti e la stringo forte, tento di baciarla, mi dice: "Andiamo a cambiarci, dai".
E' un invito con secondo fine?
No, perché guarda Nunzia e anche a lei dice- "Vieni pure tu, cielo, quanto ti sei bagnata!".
-"Già, perché voi due no?"
Nunzia si avvia verso le vie (scala e ascensore) che portano ai piani superiori. Mia moglie le dice: -"Vieni che ti do' qualcosa di asciutto prima che ti venga un malanno, Po andrai di sopra a cambiarti"- e la tira quasi per mano verso la zona “privata” del piano rialzato nel quale ci troviamo. La zona dove c'è una piccola stanzetta che funge un poco da salottino ed un poco da ufficio contabile della nostra attività, il bagno privato e la nostra camera da letto. Indica a Nunzia il bagno dicendole di spogliarsi mentre lei le prenderà un accappatoio pulito in camera.
Buon senso vorrebbe che io non seguissi le due donne, ma il buon senso mi viene a mancare, sento anch'io l'urgenza di togliermi di dosso i vestiti bagnati. Se non posso andare nel bagno mi cambio in camera, bagnerò il pavimento, ma lo bagnano anche le donne, pure loro grondano acqua e Adele, mia moglie, per prendere l'accappatoio pulito in camera. come me, deve entrare, bagnando tutto pure lei.
Infatti, portato l'accappatoio a Nunzia, viene anche lei a cambiarsi ed asciugarsi in camera. Lasciamo involontariamente la porta aperta mentre, con l'indifferenza che c'è di solito tra moglie e marito dopo alcuni anni di matrimonio io ed Adele ci spogliamo, ci asciughiamo con calma prima di scegliere cosa metterci.
Molto prima di noi fa Nunzia che, spogliatasi e infilato l'accappatoio, probabilmente inconsapevole che nella camera ci fossi pure io, esce dal bagno, entra nella nostra camera (io sto seminascosto dalla porta) e dice ad Adele:- "Oh, hai visto? Sembra mio, guarda come mi sta bene".
Gira intorno, su se stessa, facendo vedere a mia moglie come le sta a pennello quell'accappatoio di un paio di taglie inferiore alla sua. Solo che lo fa tenendo ben allargati i lembi che dovrebbero essere sovrapposti e quando, girandosi, passa anche davanti ai miei occhi, sia pure per un attimo, la vedo nuda, con il triangolo nero tra le cosce e le tettone al vento. Anche lei vede me, solo girandosi mi vede, ed esclamando un secco “Oh!” richiude l'accappatoio. Mia moglie ride, Io mento dicendo:- "Nessun problema, non ho visto nulla".
- "Ma ho visto io!"- esclama Nunzia. Alle sue parole mi rendo conto d'essere vestito come Adamo, tenendo le mani incrociate sulla parte che il primo uomo coprì con una foglia di fico.
Adele ride e mi lancia degli indumenti da mettere; dice:-"Copriti che sei ridicolo".
Nunzia non concorda:- "Ridicolo un corno, hai un bel manzo per marito cocca mia"
Adele mi umilia:- "E' merce che espone in vetrina, cara signora, come l'argenteria che si fa vedere a molti ma in casa non si usa mai o di rado. Merce in vetrina... "-ripete
Mi sento ferito nell'orgoglio. In effetti però, con questi ritmi di lavoro è da parecchio tempo che andiamo a dormire ad orari separati e non la sveglio quando vado a letto io o le dico che ho sonno se lei mi aspetta. Sarà più di una settimana che non facciamo sesso. Si vede che lei ne risente e mi sta rimproverando la mia non intraprendenza.
E', invece, sorprendentemente intraprendente Nunzia con:- "In genere la merce in vetrina è in vendita ma io non compro niente se non tocco prima con mano per vedere qualità e rifiniture".
Faccio il galletto per vendicarmi dell'umiliazione subita con la battuta di Adele, e dico:-"Sono disponibile, tocca pure".
Mia moglie allarga gli occhi e tira un respiro senza riemettere aria fuori.
Nunzia, con civetteria.:- "Non faccio acquisti senza mio marito, visto che è lui che paga di solito. Vado su da me a rivestirmi, mi sa che riesco a trovare la strada".
Mia moglie finalmente espira l'aria trattenuta. Le dice di scusarmi e di lasciare i vestiti bagnati nel nostro bagno, ci penserà lei in un secondo tempo a stenderli per farli asciugare e o lavarli.
Nunzia esce. Mia moglie mi chiede se sono matto. Le sorrido e le dico: "Sbrighiamoci, abbiamo ospiti di la".
Ho fatto in fretta io, dopo essermi asciugato, ad infilarmi i pantaloni la T-shirt che mi ha lanciato mia moglie. Infilo un paio di mocassini e, senza calzini né biancheria intima, sono pronto a tornare nel locale dove sono rimasti gli altri. Adele impiega più tempo. Le donne stanno sempre molto attente al loro look.
Al tavolo, anzi, in piedi vicino al tavolo, trovo solo i due uomini, Alberto e Zino. Mi dicono che pure Luisa è salita di sopra. Hanno una espressione molto diversa da prima dell'interruzione, Pare che il vento abbia spazzato via anche l'allegra atmosfera che s'era creata. Dico qualcosa a caso, tanto per minimizzare l'accaduto e ristabilire un clima amichevole ma i due mi sembrano molto solidali tra loro ma come a disagio con me. Forse, immagino, pensano che io mi sia dispiaciuto del fatto che sono rimasti al coperto mentre noi ci bagnavamo, ma non mi aspettavo neppure l'intervento delle due donne, anzi se non fossero uscite pure loro, adesso l'atmosfera sarebbe quella di prima.
Devono tornare le donne per far tornare i due a comportamenti meno intimiditi. La prima a tornare è mia moglie Adele, seguita a breve distanza dalle altre due, Luisa e Nunzia, ridiscese insieme con l'ascensore, per fortuna di nuovo allegre. In particolare Luisa questa volta è quella più frizzante, e mi guarda da capo a fondo con un sorrisetto malizioso. L'assenza di mutande fa sì che il mio pene, anche se a riposo, spinga abbastanza dall'interno sui pantaloni e me ne accorgo quando lo sguardo di Luisa si sofferma proprio sul bozzo ed il suo sorriso si accentua: non capisco se per compiacimento o derisione. Sono in lieve disagio.
Viene subito fuori la vera ragione. L'espansiva Nunzia racconta anche al marito e ad Alberto quello che è accaduto in camera e Luisa mostra di esserne già a conoscenza, deve essere stata già informata mentre erano di sopra. Tutti ridono, divertiti, ma ho la sensazione che l'oggetto del divertimento sono io. Non gradisco molto ovviamente ma sopporto.
Altra interruzione.
Rientrano i tre della stanza al secondo piano, quelli andati a cena dai loro conoscenti. Sono bagnati anche loro nonostante gli ombrelli ed i pochi metri percorsi dalla macchina alla porta.
Mentre loro si lamentano dell'intemperia prima e si avviano alle scale dopo, per risalire nella loro camera, io sospendo questo primo capitolo, ma la serata continua, e continua bene. Vedrete, anzi: leggerete (se vorrete farlo) sul secondo capitolo già on line
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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