Racconti Erotici > trans > LA PUTTANA DELLE MONTAGNE - REWIND
trans

LA PUTTANA DELLE MONTAGNE - REWIND


di Strapps
02.03.2025    |    22    |    0 6.0
"La differenza fra me e loro era data dal fatto che io ero la vera puttana di Sugar, era di sua proprietà in pratica, gli altri 3 invece erano in una sorta di..."
(facciamo un passo indietro e torniamo ad una giornata normale nella vita di una puttana, me e della sua Pappona, Sugar. Siamo tornati dalla montagna da mesi e adesso batto per strada nella città piena di transex e di pericoli)

UNA GIORNATA IN CITTÀ



Da quando eravamo tornati in città le cose erano cambiate: passati i primi mesi di assestamento, al routine aveva preso il sopravvento. La mattina mi svegliavo verso le dieci-undici, uscivo a comprare i giornali per Sugar: il TransexWorld e il Gamestoday che era quello delle varie scommesse, cavalli, corse dei cani, concorsi del giornale stesso, Lei era molto brava, andava spesso alle corse dei cani, perdeva, ma non troppo, vinceva ma non troppo, sapeva il fatto suo in quel campo insomma. Dopo preparavo la colazione per entrambi, io me la mangiavo in piedi in cucina e dopo, alle 11 e trentacinque, quando Sugar voleva essere svegliata, portavo la sua su un vassoio in camera da letto, aprivo le finestre e la svegliavo. Il rituale della sveglia prevedeva che le baciassi i piedi e le sussurrassi qualche parola dolce all’orecchio una volta che avesse aperto gli occhi per la luce e i bacetti alle sue estremità. Mi piaceva quel rituale, perché era molto intimo e dolce. “Buongiorno Padrona…le auguro una bella giornata, siete bellissima e profumata” dicevo. “...ummm...buongiorno puttanella” rispondeva lei se era di buon umore, altrimenti grugniva qualcosa, certe volte mi sputava addosso gli umori della notte o dei troppi sigari, entrambe le cose mi piacevano, sia quando era gentile, sia quando mi sputava, perché era comunque un gesto intimo. Ero proprio innamorato della mia pappa. La prima cosa che faceva una volta tiratasi su da letto era pisciare: ai piedi del letto c’era un grosso catino, spesso vuoto, qualche volta già con tracce della sua piscia se si era alzata di notte per urinare. Io lo prendevo mi inginocchiavo davanti a lei che si sporgeva fuori dal letto con le gambe, mettevo il catino sulle mie ginocchia, lo tenevo con una mano e con l’altra afferravo il suo uccellone nero e aspettavo che pisciasse nella bacinella: la guardavo e sorridevo e poi osservavo ipnotizzato il suo cazzo che pisciava tenendolo con la mano, attendevo che finisse, davo qualche colpetto leggero affinché espellesse tutta la piscia e poi attendevo indicazioni. Certe volte mi faceva un segno che potevo alzarmi e gettare tutto nel cesso, altre volte, se era arrabbiata, mi prendeva la faccia e me la ficcava nel catino ordinandomi di bere il contenuto. Dopo faceva colazione a letto mentre io stavo in ginocchio di fronte a lei. Quindi l’aiutavo a vestirsi e truccarsi come una brava serva da camera. Quando avevamo finito, era il mio turno: sceglieva il mio completo della giornata per andare a battere: pantaloni, camicia o maglietta, soprabito o pelliccetta leggera, se indossare una parrucca oppure no, insomma mi agghindava come fossi la sua bambolina e si divertiva molto nel farlo, quindi controllava la mia borsetta: i soldi che mi sarei portato dietro quel giorno, il fischietto per attirare l’attenzione in caso di problemi, i fazzoletti, il coltellino e i miei documenti in fotocopia(gli originali ovviamente li aveva lei). A quel punto si era fatta l’ora per il lavoro. Certe volte mi accompagnava lei in auto al mio blocco e marciapiede, altre volte invece restava in casa oppure era diretta dalla parte opposta della città e uscivo da solo. I primi mesi mi accompagnava sempre, restava in zona oppure tornava spesso a cercarmi o controllarmi, ma dopo aveva preso a fidarsi di me e i soldi che le portavo le andavano bene. Certo sapeva che ogni tanto mi imboscavo qualche credito per qualche mio sfizio, per l’erba, per comprarmi un vestitino o per farle qualche regalo e la cosa le andava bene, si fidava ed io pensavo che il fatto che tollerasse qualche furtarello sulle mie marchette fosse un segnale che mi voleva bene. Sapevo certo che io non ero la sua sola puttana e che il grosso delle sue entrate in questo settore era di tre tipi che stavano in bordelli fuori zona, mi aveva portato da loro un paio di volte: uno era in posto molto fuori città, in un quartiere vicino al mare dove stava una grossa base navale transex, un altro era in città invece, ma in una zona malfamata, un posto orribile, sporco e povero che mi aveva messo veramente paura, era pieno soprattutto di uomini che lavoravano nelle industrie pesanti della carta; infine, l’ultimo viveva in un bordello di quelli di livello migliore di quello di Mammie, verso il centro città, dove abitavano i transex più ricchi, i burocrati del Governo cittadino e i poliziotti di Classe A e B. la differenza fra me e loro era data dal fatto che io ero la vera puttana di Sugar, era di sua proprietà in pratica, gli altri 3 invece erano in una sorta di affitto condiviso con altri pappa oppure con i proprietari del bordello, in pratica il culo delle altre puttane di Sugar era diviso con altre transex, quello che guadagnavano con esso andava spartito con altri. Non conoscevo le percentuali, perché ovviamente Lei non parlava di queste cose con me, ma mi aveva spiegato a sommi capi la situazione. Durante la settimana andava a trovare i tre, ma non lo faceva spesso, in centro non era ben visto perché una pappa in tunica e auto da pappa attirava le attenzioni della polizia e non erano poliziotti che prendevano le bustarelle dai pappa di strada, ma agenti di classe A e B con stipendi alti e potere; quello vicino al mare era troppo distante e quello in periferia stava in una zona poco sicura anche per una pappa armata come Sugar; una volta al mese faceva il giro per riscuotere la sua parte. Così io mi sentivo doppiamente sicuro: ero la sua unica puttanella di proprietà e poi vivevo con lei ogni giorno. Appena arrivavo al mio marciapiede fiutavo l’aria in giro, di solito le prime ore del pomeriggio erano loffe, i transex o le donne che erano i miei clienti erano a lavoro, così mi infilavo nella Tavola calda di Joely dove ormai ero di casa e mi conoscevano tutti. Era piena di clienti che mangiavano robuste porzioni di cibo semplice a prezzo ragionevole, di poliziotti transex che prendevano le bustarelle per non rompere le scatole a noi puttane di strada e poi c’eravamo noi e qualche pappa a controllare la mercanzia o che non era impegnata a giocare nelle bische, o all’ippodromo o alle corse dei cani. Noi puttane eravamo però la maggioranza: uomini vestiti dalle loro pappa a seconda dei casi: da marinai, da troie vistose, da tipi normali, donne(ma non più di tre)che passavamo il tempo lì a bere soda o frullati col latte e vitamine, mangiare qualche boccone, parlare fra noi quando fuori era brutto tempo e sul marciapiede non passava nessuno. Oltre che con i camerieri, due donne, Nancy e Susan e Rive, uno spilungone zoppo avevo fatto amicizia con Joely che era alla cassa o dava una mano in cucina e con i due cuochi: Serafine, una donna grassissima e simpatica e Tommer, un tipo basso e tarchiato che preparava ottimi panini. Ovviamente passavo molto tempo con le altre puttane perché ci capivamo al volo e vivevamo situazioni simili: troie di strada che quando staccavano tornavano a casa dalle loro pappa. Avevo legato molto con Miledy, una donna rossina che proveniva da Lesboland, posto dal quale era fuggita perché aveva quasi ucciso una sua ex, un politico molto importante. Prima viveva in una casa a due piani con 4 uomini-schiavi a servizio, ora faceva la troia di strada per transex che ogni tanto preferivano farsi una donna anziché un uomo o delle donne con lavoro nel Territorio transex. Ma se fosse rimasta a Lesboland sarebbe finita in galera di sicuro e questo l’aveva spinta a fuggire. Con Miledy ci nascondevamo nei cessi della Tavola calda di di Joely a fumare erba e parlare prima di andare a battere in strada. Era una tipa molto simpatica e con la quale ero entrato in confidenza, le raccontavo un sacco di cose di me e lei faceva altrettanto.
“Amo Sugar: mi piace quando mi scopa, è una forza della natura, mi sbatte alla grande e amo il suo cazzone in bocca, quando mi riempie di sborra calda…
“Chissà quanti se ne fa ogni giorno di tipi come te…
“Sì, magari è così, non lo so, non credo poi troppi: si diverte più alle corse dei cani o a giocare a carte con altri pappa come lei, quando torna a casa sa che trova una bocca calda e un culetto bianco ad aspettarlo se vuole sfogarsi…
“Che troia che sei…
“E tu no?”
“Oramai sono una vera troia anche io, non siamo diverse in fondo noi due, cioè a me piacciono le donne e qui devo fare un sacco di giochetti coi transex per portare i soldi alla mia pappa, ma almeno ogni tanto con certe clienti abituali me la godo proprio...tu godi coi clienti?”
“Sì, qualche volta, certi sono proprio bravi, ma non voglio coinvolgimenti, sto sempre sulla difensiva, ogni tanto qualcuno prova a fregarti, a rubare, quando ero nel bordello era più sicuro, ma in montagna qui per strada ho imparato a tenere gli occhi aperti, voglio che facciano alla svelta, scopare nei vicoli è scomodo e quando uno ti sbatte contro un muro sei sempre nella posizione sbagliata, magari tira fuori un coltello o chissà cosa…
“Ti è capitato spesso?”
“Per fortuna non spesso: ma un paio di volte me la sono vista brutta, una mi punzecchiò qua – e le mostro una cicatrice su una gamba – un’altra ubriaca che non riusciva a scoparmi mi riempì di botte, dovetti restare a casa due settimane da come mi aveva conciato la faccia, ma so che Sugar e una sua amica poliziotta l’hanno beccata e l’ha riempita di calci da non farla alzare da letto per un mese…”
Fumavamo erba nel cesso con confidenze e battute, col tempo eravamo diventate molto amiche e ci scambiavamo anche qualche bacetto in bocca per divertirci un po’. Il primo pomeriggio passava spesso a quel modo: quando eravamo belle stonate di erba con Miledy uscivamo in coppia a cercare clienti battendo il marciapiede. Entrambe avevamo alcuni clienti fissi, transex o donne che passavano almeno un paio di volte alla settimana oppure almeno una volta al mese, con alcuni eravamo diventati anche amici, certe transex si fermavano solo per fare due chiacchiere e poi ci davano due o tre crediti di mancia senza aver fatto niente, alcuni clienti ci pagavano il caffè o i frullati con le vitamine da Joely o i panini, la zona dove battevamo era buona perché c’erano vari uffici di secondo livello, pieni di transex e donne che svolgevano mansioni noiose e avevano tempo per annoiarsi e quando erano in pausa prendeva loro la voglia di una sveltina o di un pompino veloce; non troppo distante c’era anche una piccola guarnigione militare che fungeva da centro di smistamento: soldati e reclute transitavano lì per qualche giorno prima di essere collocati o su in montagna(dove avevo fatto la troia con Sugar) o alla base navale. Il via-vai di giovani transex era continuo ed erano buoni clienti, perché i transex giovani erano sempre arrapati e dovevano venire almeno 3 volte al giorno per non impazzire tanta era la loro libido eccitata, il Governo stanziava fondi speciali per soddisfare queste esigenze(era il famosa Comma S-9bis, chiamato in gergo anche il fottitroia, in pratica quando uscivano dalle caserme i soldati transex ricevevano 50 crediti da spendere per cibo, bevute o quant'altro, era risaputo che metà se non oltre veniva speso in puttane come me, così quando vedevamo passare qualche giovane soldatino per strada subito noi troie ci facevamo sotto perché sapevamo che aveva in tasca dei soldi. Certo la concorrenza non mancava, fra le puttane per strada e i bordelli, quei giovani avevano ampia scelta su dove scaricare le loro palle sempre piene di sborra, ma erano prede buone: di solito venivano veloci e alcuni tornavano dopo qualche ora se si erano trovati bene. Certo alcuni, specie se ubriachi o troppo eccitati potevano provare a fregarti o essere violenti, ma per questo avevamo tutte, noi troie, fischietti e coltelli nelle borsette(alcune anche piccole pistole). Dopo più di un anno sui marciapiedi avevo fatto esperienza e spesso riconoscevo i pericoli quando arrivano. Con alcuni clienti lavoravo in coppia con Miledy: erano le situazioni migliori, perché in due eravamo più al sicuro entrambi e perché con lei ero in confidenza anche fisica e ci divertivamo. Di solito erano le donne a richiedere la coppia; andavamo da Loretta’s, un motel su Verdigy street, una traversa malfamata, dove gran parte di noi puttane avevano una stanza pronta, non dovevamo neppure registrarci, Loretta, una vecchia ex tenutaria di bordello, una nera più grossa di Mammie con una massa di capelli ricci e folti ci dava una la chiave e registrava che eravamo entrati, la camera costava 13 crediti extra al cliente, dieci andavano a Loretta, il resto alla puttana, il vantaggio di lavorare in camera non stava certo nei 3 crediti(se eravamo in due, ci veniva in tasca appena 1 credito e mezzo, sufficiente appena per un frullato con le vitamine da Joely)ma per la comodità(il letto invece che il vicolo, un posto caldo in inverno, climatizzato in estate, anche se quando arrivavamo la stanza era un forno e il ventilatore al soffitto non era certo il massimo)e perché significava che con quella marchetta ci avrei rimediato bei soldarelli: di solito per andare in stanza chiedevo almeno 30 crediti anche se avremmo fatto solo un lavoro di bocca, ma su un letto, con più calma e tutto, alla fine rimediavo pure la mancia, dipendeva dalla mia abilità di troia a quel punto. Certo il cliente quando realizzava che avrebbe speso quasi 50 crediti per una puttana di strada e che le conveniva un bordello, spesso ci ripensava e andava via, per questo quando proponevo una stanza(o lo faceva il cliente)contava molto la rapidità d’azione, condurlo subito da Loretta’s e poi giocarmela. Certe volte andava bene, certe volte andava male e il cliente se ne andava. Tutte noi troie di strada speravamo sempre nel BigOne, il lavoro in stanza ben pagato con la mancia che ti consentiva di andare dal pappa, mollare un bel gruzzolo di soldi e chiedere di poter tornare a casa a fare una doccia calda e tornare a battere solo il giorno dopo. I BigOne erano rari certo, ma ogni tanto capitavano. Con Miledy era capitato ben due volte, due donne che avevano pagato ben 250 crediti per lavoretti spesso facili facili: vedere noi due che ci baciavamo o ballavamo sexy per loro mentre la cliente si masturbava oppure Miledy le leccava la figa mentre io la leccavo a lei o le infilavo un dito nel culo. Se il cliente era un transex spesso voleva scoparci entrambi, uno, una biondona alta quasi due metri con un cazzo enorme mi fece stendere sul letto a gambe aperte, quindi sulla schiena fece mettere Miledy, con la sua testa che poggiava sulla mia nuca e poi ci scopò entrambi passando dal mio culo alla figa di lei, per fortuna Miledy era piuttosto magra e riuscii a sostenere la foga di quella transex.
Certi giorni, quando c’era cattivo tempo o spesso il lunedì dopo i bagordi del weekend, il lavoro era veramente poco e rimediare un pompino e qualche credito era un’impresa. Nei fine settimana c’era più giro, ma il problema era che i transex o le donne rimediavano compagnia con i loro simili e non avevano bisogno di scopare con le puttane, insomma fare marchette non era mai semplice e quando ero da Mammie non dovevo sbattermela a quel modo, stavo nella mia cameretta e i clienti venivano da me, per strada dovevo impegnarmi molto di più. Però da Mammie subivo le angherie e le umiliazioni dalle puttane di classe A o B e da quella stronza di Mammie che preferiva sempre le donne a me, per strada era più dura, ma la sera tornavo dal mio Sugar ed ero felice perché lo amavo. Di solito verso le dieci staccavo. Qualche volta passava Lei a prendermi dal marciapiede, altre rientravo da solo. A casa le preparavo la cena, mi occupavo un poco della casa e poi attendevo i suoi ordini: farle compagnia alla tv, farle un massaggio ai piedi o farle un bagno nella vasca, farle un pompino o scopare quando era in vena; altre volte usciva per andare alle bische o con altre pappa a divertirsi ed io avevo la tv tutta per me, ma spesso finiva che andavo a letto stanco per la giornata in strada. Sugar era contento di me, me lo ripeteva spesso o me lo dimostrava: almeno una volta alla settimana, di solito dopo cena o dopo il massaggio ai piedi, mi prendeva per i capelli e mi diceva: “Serviti il pasto caldo puttanella...voglio la tu boccuccia sul mio cazzo!” e mi concedeva di farle un pompino; altre volte mi portava a cena fuori come una vera coppia, frequentavamo piccoli locali di soulfood che piacevano a lei, dove lei mangiava un sacco, beveva tanto e mi trattava come la sua principessina: ero felicissimo, baci, carezze, risate e di solito una volta rientrati a casa mi scopava pure, affondando il suo cazzone nel mio culo con forza e passione e poi mi concedeva di dormire rannicchiato fra le sue braccia come in montagna. Quelle serate erano fantastiche e mi facevano essere felice, mi convincevo che anche lei mi amava e poi essere posseduto dal cazzone di Sugar era sempre il massimo: venivo senza toccarmi, avevo orgasmi anali multipli e godevo con lei quando mi riempiva il culo. Certo non era sempre così, alcune volte passavano giorni interi che ci vedevamo solo la mattina prima che andassi a lavoro e per la colazione e certe volte stava via anche interi weekend: mi controllava chiamando a casa la sera oppure alla tavola calda, inoltre era in contatto con le altre pappa che a loro volta mi controllavano per riferire poi a Sugar, ma Lei sapeva che io non avrei sgarrato, sarei andato al lavoro e di certo non sarei scappato, questo era sicuro: ero innamorato di Sugar e oramai sapevo fare un solo mestiere quello della troia ed era meglio che continuassi a farlo protetto da Sugar piuttosto che cercare fortuna da altre parti.
Ogni tanto Lei mi ricordava chi comandava: certe volte piombava all’improvviso alla tavola calda e mi beccava a bere o mangiare o nei cessi a fumare con Miledy: si infuriava un po’ perché era una posa da pappana vecchio stile: le troie devono stare per strada a battere e non potevano prendersela comoda, un po’ perché sapeva che a me piaceva essere rimessa in riga da lei. Veniva da me, mi rifilava un paio di schiaffi davanti a tutti, quindi mi afferrava per un orecchio e mi trascinava fuori: VAI A BATTERE TROIA! E STASERA A CASA PRENDERAI IL RESTO mi urlava mentre io correvo via a cercare clienti. E la sera me ne dava ancora: schiaffi, sputi, calci nel culo per ricordarmi che ero solo la sua puttana e che comandava lei. Le botte facevano male, perché aveva le mani pesanti e colpiva duro, ma mi piaceva essere trattato a quel modo, sentivo di meritarmelo e sentivo che era anche il modo con quale lei mi dimostrava di tenere a me. Infatti dopo gli schiaffi, le umiliazioni, i miei pianti, dopo avermi trattato male per ore, mi metteva legato col collare ai suoi piedi e mi concedeva di baciarli, era una sorta di gioco, dopo che li avevo baciati infatti potevo risalire con la mia bocca lungo le gambe e poi arrivare fino al suo sesso. Allora lei mi faceva fermare, mi prendeva la faccia ancora segnata di rosso dalle sue botte, gli occhi gonfi di lacrime e mi sorrideva: “La mia troietta preferita...la mia puttanella bianca...lo sai che lo faccio per te, vero?”
Annuivo
“...e so bene che ti piace…”
Annuiva ancora.
“Ok, adesso puoi farmi un pompino…”
Mi faceva aprire la bocca, ci sputava bene dentro e poi mi affondava la faccia nel suo sesso. Io ringraziavo e poi iniziavo a lavorarmi il suo cazzone. Picchiarmi e umiliarmi lo eccitava e il suo affare grosso mi dava gioia mentre lo succhiavo e poi finiva che mi riempiva la gola del suo sperma denso e caldo.



Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Votazione dei Lettori: 6.0
Ti è piaciuto??? SI NO


Commenti per LA PUTTANA DELLE MONTAGNE - REWIND:

Altri Racconti Erotici in trans:



Sex Extra


® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni