tradimenti
Amore in prova 2

05.04.2025 |
361 |
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"— Stai bene?
Domandò Lino, con una dolcezza che la fece quasi cedere alle lacrime..."
La pista da ballo era uno spettacolo magnetico e caotico, ma lei non poteva nemmeno immaginare di dover ballare da sola.Lino era li vicino, solo e si avvicinò al loro tavolo con la sicurezza di chi conosce bene quell’ambiente.
Si chinò leggermente verso Marco per farsi sentire sopra il fragore della musica.
— Le piace questa musica?
Urlò con un sorriso aperto, indicando con un gesto ampio la pista da ballo.
Marco, colto di sorpresa dall’approccio, lo guardò per un istante prima di rispondere, alzando un po’ la voce per farsi sentire:
— Non è proprio il mio genere, ma mi adatto.
Lino rise, un suono breve ma genuino, e si appoggiò al tavolo con una familiarità che tuttavia non risultava invadente:
— Capisco. Nemmeno il mio, a dire il vero, ma ha un suo fascino... soprattutto quando si vede qualcuno divertirsi.
Spostò leggermente lo sguardo verso la pista, lasciando intendere che si riferiva a Iole.
Marco seguì il suo sguardo per un istante, poi scrollò le spalle;
— Io non ballo.
Confessò con noncuranza, facendo roteare il bicchiere tra le mani:
— Ma immagino che ci sia chi lo faccia meglio di me.
Lino colse l’occasione, mantenendo un tono leggero ma rispettoso:
. — Allora, se mi permette, potrei far ballare io la sua dama. Prometto che gliela restituirò sana e salva.
Marco lo squadrò per un momento, valutandolo con attenzione.
Poi, con un sorriso ironico e una nota di divertimento nella voce, annuì:
— Se lei è d’accordo, da parte mia non ci sono problemi.
Iole, che aveva sentito il loro scambio, rispose subito, quasi con entusiasmo:
— Certo che si! Mi piacerebbe molto!
Lino si distinse immediatamente per il suo modo di fare. Non era arrogante né ostentava sicurezza come molti altri; il suo fascino stava nella semplicità. Era un uomo che sapeva parlare senza prevaricare, che osservava senza giudicare. La sua determinazione era sottile, nascosta nei gesti e nelle parole che sembravano dire: “Io ti vedo.”
A differenza di Marco e degli altri uomini che orbitavano intorno alla vita di Iole, Lino non sembrava interessato a mostrarle il proprio potere o a competere per la sua attenzione. Era autentico, genuino, capace di esprimere vulnerabilità senza paura di essere percepito come debole. Questo, più di tutto, colpì Iole. Perché era nuovo, diverso, e in qualche modo, in quel momento, rappresentava ciò che lei desiderava: una libertà che non riusciva nemmeno a concepire.
Durante la danza, il modo in cui la guidava sulla pista era delicato ma deciso, rispettoso della sua persona. Non si trattava solo di un ballo; era un linguaggio, una comunicazione che per Iole significava molto più di ciò che aveva vissuto fino a quel momento. Lino sembrava capire che dietro il sorriso entusiasta c’era un peso, e che ogni passo sul pavimento vibrante della discoteca era per lei una piccola sfida personale.
Alla fine del ballo, le rivolse uno sguardo che andava oltre l’attrazione superficiale. Era uno sguardo di curiosità e interesse, un segno che voleva conoscere la donna dietro la maschera. Per Iole, quel momento si rivelò destabilizzante ma anche rivelatore: per la prima volta, si sentì vista, non solo usata o ammirata.
Il caos continuava senza tregua, un turbine di movimento e suoni che sembrava non avere mai fine.
Lino, però, con un gesto gentile, le offrì la mano e fece strada fino al bar.
Ordinò due bibite e domandò in prestito al banconiere una matita ed un qualsiasi foglio di carta.
Ne approfittò per vergare su uno di essi il suo numero di cellulare; Iole fece la medesima cosa scrivendo il suo e scambiando i due biglietti col suo cavaliere.
— Ti andrebbe di rivederci?
Domandò Lino n po’ timido;
— Magari un caffè … o qualsiasi cosa ti piaccia.
Iole sorrise, sollevata dalla spontaneità della domanda.
Ma fu la seconda osservazione di Lino a strapparle una risata inaspettata.
— Marco…
Continuò Lino, un po’ imbarazzato:
— Tuo padre, non so se approverebbe, mi sembra un tipo severo. Puoi disimpegnarti?
Iole scoppiò a ridere, un suono sincero e liberatorio:
— Marco? Non è mio padre, tranquillo!
Rispose divertita, scuotendo la testa;.
— È solo … beh, diciamo che non è chi tu pensi. Io sono una donna assolutamente libera che cerca il suo principe azzurro.
Lino si rilassò, contagiato dalla sua risata, e fece un cenno al barman per ordinare un altro drink
— Ecco. Ma il posto per il caffè lo scegliamo insieme, chiaro? Niente posti troppo rumorosi o noiosi.
Iole gli rese uno sguardo carico di sottointesi:
Certamente un bel caffè domani all’uscita dal lavoro: voglio sapere tutto di te!
Quindi si congedò dandogli un leggero bacio sulla guancia..
Dopo alcune uscite leggere e senza impegno, Iole si ritrovò a trascorrere una serata diversa con Lino.
Non c’erano discoteche, né caos, né rumore.
Solo loro due, seduti su una panchina in un parco tranquillo, con il cielo stellato sopra di loro e una brezza leggera che sembrava voler sussurrare qualcosa di importante.
Lino parlava con la sua solita calma, raccontandole frammenti della sua vita, dei suoi sogni e delle sue paure.
Non cercava di impressionarla, né di nascondere le sue fragilità.
Era autentico, e questo disarmava Iole.
Per la prima volta dopo tanto tempo, si sentiva vista ed ascoltata ma non giudicata.
Quando Lino le prese la mano, il gesto fu così naturale che Iole non si tirò indietro.
Non era un atto di possesso, ma di connessione.
In quel momento, il muro che aveva costruito intorno a sé sembrò incrinarsi.
Avvertì nel suo cuore un calore che non aveva mai provato prima, un senso di appartenenza che la spaventava e la confortava allo stesso tempo.
Ma subito dopo, quando Lino le rivolse uno sguardo che sembrava voler scavare ancora più a fondo, Iole si sentì vulnerabile.
Era come se tutte le sue difese fossero crollate, lasciandola esposta.
Un’ondata di rimorso la travolse, non per ciò che stava vivendo con Lino, ma per tutto ciò che aveva evitato di sentire fino a quel momento.
Il vuoto che aveva caratterizzato la sua vita le apparve in tutta la sua crudezza, e per un attimo si sentì sopraffatta.
— Stai bene?
Domandò Lino, con una dolcezza che la fece quasi cedere alle lacrime.
Iole annuì, cercando di mascherare il tumulto dentro di sé:
— Sì, sto bene.
Rispose, ma la sua voce tradiva un’emozione che non riusciva a controllare.
Quella sera, mentre tornava a casa ed al letto di Marco, Iole si rese conto che qualcosa era cambiato.
Lino non era solo un uomo che le piaceva; era qualcuno che le aveva mostrato una parte di sé stessa che aveva sempre ignorato.
E questo, più di tutto, la spaventava.
Il centro commerciale dove si erano recati era un vortice di suoni e colori.
La gente si muoveva freneticamente tra i negozi, i bambini correvano ridendo, e gli annunci pubblicitari rimbombavano dagli altoparlanti.
In mezzo a quel caos, Iole e Lino camminavano fianco a fianco, come se fossero in un mondo a parte.
Lino si fermò davanti a una vetrina, indicando un oggetto con un sorriso.:
— Guarda,
Disse, alzando la voce per sovrastare il rumore:
— Non ti sembra assurdo che qualcuno possa spendere tanto per una cosa del genere?
Iole rise, un suono che sembrava quasi fuori luogo in quell’ambiente frenetico:
— Forse è il fascino del superfluo,
Rispose, con un tono che tradiva una leggerezza che raramente si concedeva.
Continuarono a camminare fino a raggiungere un piccolo caffè al centro della galleria.
Nonostante la ressa, Lino trovò un tavolo appartato, abbastanza lontano dal flusso principale di persone.
Si sedettero, e per un momento, il rumore sembrò attenuarsi.
— Sai?
Iniziò Lino, guardandola con un’espressione seria ma gentile.:
— È strano, ma in mezzo a tutta questa confusione, mi sembra di poterti ascoltare meglio.
Iole lo fissò, sorpresa dalla sincerità nelle sue parole:
— Davvero?
Domandò, con un sorriso che tradiva un pizzico di incredulità.
Lino annuì:
— Sì. È come se tutto il resto sparisse. Sei tu colei che fa la differenza.
Quelle parole colpirono Iole più di quanto volesse ammettere. In mezzo alla ressa, si sentì vista, come se Lino fosse capace di isolare il loro momento dal caos circostante.
Era una sensazione nuova, che la spaventava e la affascinava allo stesso tempo.
Quando Iole tornò a casa quella sera, le sembrava che un turbine di emozioni la stesse trascinando via.
Si sedette sul divano senza nemmeno togliersi il cappotto, fissando il vuoto davanti a sé.
Ripensava ai gesti di Lino, alla sua voce calma, al modo in cui era riuscito a farla sentire davvero vista.
Ma contemporaneamente a quel calore che ancora le pulsava dentro ed un altro sentimento che cresceva: un peso, un tumulto che faticava a definire.
Era il rimorso, non per ciò che aveva vissuto, ma per tutto ciò che non aveva fatto fino ad allora.
Ogni momento che aveva sprecato a costruire una facciata perfetta, che nascondesse la sua autenticità; ogni occasione in cui aveva rinunciato a essere leu stessa e che ora pesava come un macigno sul suo cuore.
Fu in quel momento che Marco entrò nella stanza,colla sua presenza immediatamente invadente.
Aveva quello sguardo freddo e distaccato che le era sempre sembrato rassicurante, come un'ancora in un mare di caos e che l’aveva sempre spinta a concedersi.
Ma non quella sera.
Ora Iole si sentiva diversa.
— Hai l’aria sconvolta.
Osservò Marco, avvicinandosi al divano:
— Non mi dirai che è stato quel tizio... come si chiama... Lino? A mandarti in crisi!
Iole sollevò lo sguardo, e per la prima volta sentì di non temere la sua presenza:
— Non è una crisi, Marco
Ribatté con voce più ferma di quanto lei stessa si aspettasse:
— È una presa di coscienza.
Marco rise, un suono breve e tagliente:
— Sì, certo. E immagino che ora tu stia per farmi un discorso su come cambierai la tua vita, giusto?
Iole si alzò in piedi, saggiando una forza che non aveva mai provato prima:
— Forse sì. Forse per la prima volta sto capendo cosa voglio davvero. E sai una cosa, Marco? Tu non ne fai parte.
La freddezza nello sguardo di Marco vacillò per un istante, e fu lì che Iole capì di aver detto qualcosa di irreversibile.
Non urlò, non si giustificò.
Rimase semplicemente lì, in piedi, con una risolutezza nuova che non ammetteva replica.
Quella sera, quando Marco se ne andò senza aggiungere altro, , Iole si ritrovò sola nel silenzio della sua stanza.
Ma non era più lo stesso silenzio di prima.
Era il silenzio di una pagina bianca, pronta per essere scritta.
Iole si alzò, decisa a non lasciarsi sopraffare dal vuoto che avvertiva.
Era stanca di rimuginare, di restare intrappolata in un circolo di pensieri che non portavano da nessuna parte.
Quella sera, in quel silenzio che per la prima volta le sembrava pieno di possibilità, prese una decisione concreta: doveva prendersi del tempo per sé stessa, lontana da tutto ciò che le era familiare, ma che ormai considerava soffocante.
Aprì un cassetto del suo studio e tirò fuori un vecchio quaderno dalla copertina rigida.
Era lì da anni, intonso, comprato in un momento di entusiasmo creativo che poi non aveva mai avuto il coraggio di seguire.
Quella sera, decise che sarebbe stato il punto di partenza per il suo cambiamento.
Scrisse solo poche parole, ma per lei significavano tutto: “Chi sono io? Chi voglio diventare?”
Il mattino seguente, Iole avvertì Marco che si prendeva un congedo dal lavoro.
Non si giustificò e non diede spiegazioni.
Fu un gesto che la fece sentire libera, anche se sapeva che avrebbe comportato domande e giudizi.
Si sentiva pronta ad affrontarli.
Presa una borsa iniziò a riempirla con pochi oggetti essenziali.
Non era un addio, ma una pausa necessaria.
Una fuga, forse, ma una fuga verso qualcosa, non più da qualcosa.
Mentre chiudeva la porta dell’appartamento, si voltò per un istante, osservando lo spazio che per anni era stato il teatro delle sue incertezze.
Iole chiuse la porta dell’appartamento di Marco con un gesto deciso, senza voltarsi indietro.
Era un momento simbolico, quasi rituale.
Non portava molto con sé: solo una borsa con pochi vestiti e il suo quaderno, dove aveva iniziato a scrivere frammenti di pensieri e domande che sembravano più grandi di lei.
Il viaggio verso la casa di Lino fu breve ma intenso.
Ogni chilometro che si lasciava alle spalle sembrava liberarla un po’ di più, come se stesse finalmente spezzando un legame che l’aveva tenuta prigioniera troppo tempo.
Quando arrivò, Lino la accolse con un sorriso caldo, senza domande né esitazioni.
Era semplicemente felice di vederla.
La casa di Lino, con la sua semplicità e autenticità, era tutto ciò che Iole non aveva mai avuto.
Niente lusso ostentato, niente perfezione artificiale.
Solo spazi vissuti e dettagli che raccontavano una storia.
Fu lì che Iole decise di fermarsi, almeno per una settimana.
Non era una fuga, ma un punto di pausa, un’occasione per ritrovare sé stessa.
Durante il giorno, mentre Lino era al lavoro, Iole si concedeva il lusso di esplorare la città.
Ogni luogo le sembrava un frammento di un puzzle che aveva ignorato per troppo tempo.
Si fermava spesso a scrivere, catturando pensieri che non aveva mai osato affrontare.
Passeggiava per le strade, osservando i piccoli negozi, le librerie polverose e i mercati vivaci.
Durante i suoi vagabondaggi si era imbattuta in una agenzia immobiliare che esponeva in vetrina le locandine di alcuni appartamenti in vendita fin da subito
Entrata si era fatta mostrare alcuni immobili.
Si era innamorata di un appartamento incantevole, un vero gioiello nascosto tra le vie di un quartiere tranquillo, ma a pochi passi dal cuore pulsante della città.
Situato al secondo piano di una palazzina storica recentemente ristrutturata, l’appartamento aveva un fascino discreto che catturava immediatamente lo sguardo.
Le ampie finestre lasciavano entrare una cascata di luce naturale, illuminando ogni angolo della zona giorno.
Senza por tempo in mezzo lo aveva acquistato nonostante lo stupore del titolare dell’agenzia, non abituato ad acquisti tanto rapidi e lo aveva completamente arredato,
Si era quindi recata a casa di Marco ed aveva ritirato tutti i suoi averi,
Per lei una nuova vita era iniziata,
Era un processo lento, ma ogni parola sembrava portarla più vicino a quella parte di sé che aveva sempre ignorato.
Le serate, invece, erano dedicate a Lino.
Cucinavano insieme, parlavano di tutto e di niente, condividendo momenti che per Iole erano incredibilmente nuovi.
La semplicità di quelle cene, il calore delle loro conversazioni, e il silenzio che spesso si creava tra di loro, tutto contribuiva a creare un senso di intimità che Iole non aveva mai sperimentato.
Quella settimana, per Iole, fu un piccolo miracolo.
Non solo si sentiva vicina a Lino, ma per la prima volta si sentiva vicina a sé stessa.
Era come se ogni gesto, ogni parola, e ogni luogo che esplorava la aiutassero a costruire un ponte verso un futuro che voleva davvero vivere.
Non provò nostalgia, solo una strana sensazione di sollievo.
Era il primo passo verso un domani che non conosceva, ma che, per la prima volta, voleva davvero esplorare.
Quella sera, mentre erano seduti insieme sul divano, Iole si alzò con un’espressione seria ma dolce.
Prese dalla sua borsa un piccolo astuccio, elegante e semplice.
Lo osservò per un istante, come a raccogliere il coraggio, e poi lo porse a Lino.
— Voglio darti qualcosa.
Affermò colla voce calma ma carica di significato.
— È importante per me.
Lino la guardò, sorpreso, ma accettò l’astuccio senza fare domande.
Quando lo aprì, rimase colpito: un orologio prezioso, dal design classico e raffinato.
Lo prese tra le mani, sentendo il metallo freddo contro la pelle, e alzò lo sguardo verso di lei.
— È bellissimo,
Disse, quasi senza fiato:
— Ma perché?
Iole si sedette accanto a lui, prendendogli le mani tra le sue:
— Perché voglio che tu ricordi sempre il valore del tempo che trascorriamo assieme. Sei una persona che rende migliore la vita degli altri, e vorrei che questo ti ricordasse quanto sei importante... almeno per me.
Lino rimase in silenzio per un momento, colpito dalle sue parole. Poi sorrise, un sorriso genuino che faceva brillare i suoi occhi:
— Grazie, Iole. Significa molto per me.
Quella notte, l’orologio non fu solo un oggetto; divenne un simbolo della connessione tra loro, un gesto che racchiudeva tutto ciò che Iole non riusciva a esprimere a parole.
Per Lino, era un dono che avrebbe sempre portato con sé, non solo al polso, ma nel cuore:
— È bellissimo,
Ripeté, la voce quasi pari ad un sussurro
Dopo qualche giorno trascorso a riflettere e prendersi tempo per sé stessa, Iole decise di tornare in ufficio.
Era stato bello dormire abbracciata a Lino respirando il suo respiro, ma la società aveva rigide regole che non potevano essere infrante
Il suo congedo, seppur breve, le aveva dato un po' di respiro, ma non aveva ancora chiarito del tutto le emozioni che si agitavano dentro di lei.
Varcando le porte dell’azienda, si ritrovò nuovamente immersa nel familiare frastuono delle chiamate, dei passi affrettati e delle conversazioni sussurrate.
Tutto sembrava immutato, ma per lei qualcosa era cambiato.
Non passò molto prima che Marco la convocasse nel suo ufficio.
La richiesta le arrivò tramite la segretaria, accompagnata dal solito tono impersonale:
—"Marco desidera vederti, appena possibile.
Iole prese un respiro profondo, si aggiustò la giacca e salì al piano superiore.
L’ufficio di Marco era come sempre impeccabile, riflesso del suo carattere controllato e ambizioso.
Lui la accolse con un sorriso che non riusciva ad apparire del tutto sincero, una maschera che Iole ormai conosceva bene.
— Ho un incarico per te,
Iniziò Marco senza esitazioni
— È importante, e voglio che tu lo gestisca personalmente.
Iole non perse tempo.
Una sera, desiderosa di esplorare il quartiere e di respirare un po’ d’aria fresca, Iole decise di fare una passeggiata nel parco vicino al suo nuovo appartamento.
La primavera stava cominciando, e il parco era animato da famiglie, jogger e coppie che si godevano il calore del tramonto.
Seduta su una panchina in una zona tranquilla, avvertì una presenza familiare alle sue spalle.
Girandosi, notò Lino con il suo solito sorriso sereno.
— Non pensavo di trovarti qui,
Gli disse Iole, sorpresa ma felice.
— Dovrei essere io a dirlo,
Rispose Lino con un sorriso, sedendosi accanto a lei.
— Hai trovato il tuo posto, finalmente.
Segue (solo a richiesta)....
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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