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Lui & Lei

Vittorio, l'antennista delle tardone pt 1a


di boschettomagico
01.04.2025    |    27    |    1 8.0
"L’unico momento in cui ho provato un briciolo di eccitazione è stato quando si è tolta il reggiseno e ho potuto ammirare due tettone molto sviluppate e ancora..."
Mi chiamo Vittorio, ho 30 anni, sono single convinto e faccio l’antennista. Sono stato per 10 anni alle dipendenze della ditta “L’antenna d’oro”; un lavoro generico ma appagante, che mi piaceva e che mi garantiva uno stipendio dignitoso che poteva soddisfare le mie modeste pretese di vita. Poi è successo un nefasto evento che ha scombussolato il mio tran tran esistenziale, in un incidente automobilistico ha perso la vita Carlo uno dei due fratelli titolari della ditta per cui lavoravo. Dieci giorni dopo il funerale, Guerrino, l’altro fratello, ha convocato nel proprio ufficio me e gli altri tre dipendenti che aveva alle sue dipendenze: Riccardo, Flavio e Sergio. Il suo tono di voce era roco, commosso, rassegnato. – Ragazzi miei devo purtroppo darvi notizie poco allegre, voi sapete che Carlo era la vera anima pulsante di questa ditta e con la sua dipartita sono obbligato purtroppo a ridimensionare il nostro organico. Ho dovuto prendere delle decisioni che mai avrei voluto fare e le mie scelte sono state fatte in base alla vostra anzianità di lavoro, a tempo pieno posso tenere solo Riccardo e Flavio che sono i decani della ditta; purtroppo per Sergio che è l’ultimo arrivato non ho nessuna possibilità di mantenergli il posto. A Vittorio invece voglio fare una proposta… aprire una ditta e io nei mesi di lavoro intenso chiederei la tua collaborazione da esterno e per non mollarti completamente in brache di tela potrei darti qualche condominio su cui farai tu l’assistenza. Riflettici sopra con calma ma fra una decina settimana dimmi qualcosa, perché se tu rifiutassi quella possibilità la girerei allora a Sergio. Nella settimana seguente mi sono dato da fare cercando all’inizio una nuova possibilità di impiego, ma gli unici sbocchi richiedevano un trasferimento fisso a Milano che non mi sentivo di affrontare, per cui ho deciso di aprire una ditta mia con un piccolo negozietto trovato per caso in centro. Quando l’ho comunicato a Guerrino questi era molto contento della mia scelta - Domani vai da Ferdinanda la nostra commercialista che come promesso ti darà qualche condominio, cerca di arruffianartela un po’ che se vuole potrebbe esserti d’aiuto. Il mattino dopo all’apertura ero già nello studio della commercialista, l’avevo vista solo un paio di volte e non mi era mai stata particolarmente simpatica; una donna oltre la sessantina, capelli grigi corti che sembravano sempre unti, piuttosto formosa e con un’aria da professoressa severa ed esigente. Quando le ho spiegato il motivo della mia visita mi ha fissato a lungo con uno sguardo indagatore, mi osservava in silenzio ma sicuramente era al corrente della mia situazione; ha aperto diverse cartelline sbirciando distrattamente all’interno, poi dopo avermi fissato di nuovo con insistenza ha scritto un indirizzo su un biglietto dicendomi – Oggi vedrò cosa potrò fare per lei, stasera venga a questo indirizzo alle 21, è casa mia e le dirò qualcosa di più concreto…spero non abbia impegni… -Non mancherò…sarò puntuale. Ha allungato la mano per salutarmi e me l’ha stretta soffermandosi più del necessario, continuando quel suo sguardo indagatore che mi metteva in soggezione; uscito dallo studio mi sentivo turbato e particolarmente nervoso. Alle 21 in punto suonavo alla sua porta, è venuta ad aprirmi accogliendomi per la prima volta con un sorriso; mi ha fatto accomodare in uno studiolo ben arredato, sulla scrivania c’erano cinque cartelline di cartone, ne ha prese tre e sfogliandole distrattamente come al mattino mi ha detto passando improvvisamente dal lei che mi dava al mattino al tu – Ho analizzato la tua situazione, al momento posso cominciare assegnandoti tre condomini in cui dare assistenza, uno piccolo di 12 alloggi, un medio di 20 alloggi, uno grande di 40 alloggi; la cosa più interessante è che nel più grande è stata già approvata la sostituzione dell’antenna per cui potrai fare delle verifiche agli alloggi e presentarmi un preventivo. Mi ha allungato una planimetria del condominio e dandomela mi ha accarezzato volutamente la mano come già aveva fatto nel mattino, senza mai staccarla mi ha chiesto con voce suadente “Sei sposato Vittorio?”. Al mio diniego, ha risposto con un “Bene!” che non riuscivo definire; lei però lo sapeva e ha attaccato decisa - Il condominio è già in possesso di due preventivi, se stasera saprai essere gentile con me…potrei in via del tutto eccezionale farti dare una sbirciatina a modo che potrai presentarmi un preventivo leggermente più basso e accaparrarti il lavoro cominciando nel migliore dei modi la tua nuova attività. Mi sono sentito avvampare con intensità…cazzo quello scorfano era più vecchia di mia madre, poteva quasi essere mia nonna e mi si offriva impunemente senza un minimo senso di vergogna; non sapevo cosa rispondere e ho cercato di prendere tempo, balbettando le ho chiesto - Cosa intende sul fatto di essere gentile? Ha sorriso, ma senza bonarietà e con un ghigno quasi scocciato mi ha risposto - Vittorio hai trent’anni, ma dove vivi nel mondo delle favole? Sei un bel ragazzo, mi piaci molto e non sei impegnato, allora divertiamoci qualche ora insieme e prenditi sto appalto. Avessi avuto la mente libera le avrei urlato “Ti sei guardata allo specchio…ma come puoi pretendere che io mi infili nel tuo letto…” ma ero invece in una situazione di estrema precarietà e ho saputo solo dirle… -Va bene signora… - Ma che signora…chiamami Ferdinanda… si è alzata e prendendomi per mano ha continuato “Su bel ragazzone andiamo divertirci a letto… non sono una bellezza rara ma so come far divertire un uomo…specie se bello e attraente come te”. Come siamo entrati nella camera da letto Ferdinanda ha cominciato immediatamente a spogliarsi, non ero minimamente eccitato e man mano che si spogliava la mia eccitazione diminuiva ancora di più, la cosa che più mi indisponeva era il fatto che si atteggiava come fosse una gran figa e mi concedesse grandi grazie, quando in realtà invece era solo una banale tardona maggiorata. In genere quando andavo con una donna la sua nudità era sempre un goloso aperitivo, qui l’effetto era invece contrario; a tenermi amorfo era anche il fatto che mi sentivo usato e che mi stavo togliendo le mutande solo perché ero costretto. L’unico momento in cui ho provato un briciolo di eccitazione è stato quando si è tolta il reggiseno e ho potuto ammirare due tettone molto sviluppate e ancora piuttosto sode; ho capito che dovevo concentrarmi su quelle e sono salito a sul letto puntando quella visione. Lei invece nell’ammirare il mio corpo era un autentico vulcano e ha cominciato ad accarezzarmi con estrema passione; mi ha preso l’uccello in mano e ha cominciato a massaggiarmelo sensualmente. Si è stesa sul letto, era poco pelosa e la mia delusione aumentava, per mantenere quel minimo di erezione che avevo mi concentravo allora sul lavoro che avrei ottenuto se fossi riuscito a farla godere, era l’unico modo per mantenere il mio cazzo sull’attenti. Ha allargato le cosce per invitarmi a leccargliela, la sua figa spelacchiata odorava di sudore, proprio non me la sentivo, lei l’ha percepito e ha cercato di aumentare il suo ricatto. – Fammi sentire se sei bravo con la lingua… dai che se mi fai bagnare a dovere ti do un altro condominio in assistenza… Brutta puttana…si sentiva poco desiderata ma aveva tanta voglia di cazzo che stava facendo di tutto per coinvolgermi; a quel punto però ho capito che non potevo ciccare la mia prestazione e che se sapevo fare bene la mia parte potevo avere un buon riscontro lavorativo…ho chiuso gli occhi, ho chiuso mentalmente il naso e ho tuffato la faccia in mezzo a quella patacca puzzolente. Come ha sentito la mia lingua la porcona ha cominciato a smaniare, probabilmente era una che scopava molto poco, nonostante facessi solo il minimo indispensabile ha cominciato ben presto a godere, io con la mano mi sfioravo l’uccello perché non si afflosciasse, ogni tanto alzavo lo sguardo per scoprire se il suo volto era eccitato e potessi portarla a un orgasmo, lì ho visto che con le sue mani era impegnata ad accarezzarsi i seni in modo spasmodico e con pollice e indice si stava letteralmente martoriando i capezzoli; è stata la cosa che mi ha eccitato e ho sentito finalmente pulsare il mio uccello. Mi sono tirato su col corpo e le ho infilato il cazzo; ha accolto la mia penetrazione con un autentico urlo pieno di soddisfazione e ha avuto un orgasmo immediato, aveva proprio fame di cazzo arretrata - Pompami…pompami… su bel giovanottone fai godere la Nanda che ha tanta voglia di te… In realtà la sua voglia era proprio tanta perché ha cominciato a tirare fuori una serie continua di orgasmi, a testimonianza che la sua astinenza dal cazzo doveva essere di lunga data. Ad ogni orgasmo tirava fuori la lingua e con la bocca cercava di baciarmi; per me era troppo, anche il suo alito era nauseante e cercavo di evitare la cosa limitandomi e slinguargli il collo, cosa che fortunatamente l’appagava ugualmente. -Vittorio adesso riempimi…fammi sentire che anche tu mi desideravi…sborrami dentro!!! Avevo vinto con il minimo sforzo e dopo una accelerata le sono venuto dentro…lei mi sentiva e ad ogni innaffiata rispondeva con un grande gemito…fino a che mi sono tolto da sopra e mi sono steso al suo fianco, ho cercato di mordicchiargli il seno per evitare che lei cercasse ancora di baciarmi in bocca. Respirava a fatica, con la sua mole si era stancata facilmente…meno male…la mia tortura era stata breve… Mi ha accarezzato per una decina di minuti, poi siamo andati in bagno a ripulirci, e prima di andarmene ha mantenuto la sua promessa dandomi i preventivi delle altre ditte e una quarta cartellina di un altro piccolo condominio di periferia; sorridendomi ha detto - Ogni promessa è un debito… se una volta alla settimana verrai a trovarmi per giocare come stasera cercherò di darti del lavoro ulteriore… Mentre tornavo a casa ero un misto di euforia e di delusione…gioioso per aver inaugurato nel migliore dei modi la mia nuova attività individuale, triste perché sentivo che in realtà per ottenere quello avevo dovuto prostituirmi e ora ogni settimana avrei dovuto timbrare quel poco simpatico cartellino. Da quel giorno ho dovuto frequentare Ferdinanda con una certa regolarità, di positivo c’era che il nostro rapporto era fortunatamente solo di sesso e che in cambio continuavo ad avere delle buone contropartite sul piano lavorativo, ma interiormente quella situazione mi metteva a disagio con me stesso; così che quando ho raggiunto una certa indipendenza economica ho cercato pian piano di ridurre le mie visite a casa sua.
Naturalmente l’arpia non l’ha presa bene e sono cominciate a nascere diverse discussioni molto antipatiche, lei era convinta che io avessi un’altra ma la realtà era diversa, semplicemente fare sesso con quella donna lo sopportavo sempre meno. Ferdinanda rivelava però la sua cattiveria, così che cominciava a togliermi delle assistenze a condomini da lei amministrati. Nei tempi di maggior fulgore ero arrivato a quattordici condomini, ora dopo un paio di anni ero pian piano tornato ai quattro iniziali e sul piano economico la cosa cominciava a farsi sentire; il suo scopo era quello di riportarmi pian piano nel suo letto come un tempo, ma invece quel nuovo ricatto non faceva altro che aumentare in me l’avversione nei suoi confronti e la mia apatia ai sempre più rari nostri incontri sessuali. Una sera dopo una scopata quasi insignificante è scoppiata la sua ira. - Sei solo un ingrato, ti sei dimenticato troppo in fretta di quando elemosinavi il lavoro e avevi le pezze al culo, ebbene mi hai stancata; Sergio si è finalmente deciso anche lui ad aprire una sua attività in proprio e si infila nel mio letto con molto più entusiasmo di te; ebbene ti tolgo altri due condomini e li do a lui… non accusarmi di cinismo, se fossi veramente cattiva ti toglierei tutto; te ne lascio due solo perché mi fai pena. - E’ vero io elemosinavo il lavoro per necessità, tu invece sai elemosinare solo un cazzo che ti tolga i bollenti spiriti…quando anche Sergio si stancherà di te come farai ad appagare la tua sete di uccello!!! Me ne sono andato da quella casa pieno di preoccupazioni, ma finalmente con lo spirito libero che mi mancava dopo due anni di frustrazioni e sensi di colpa. Naturalmente sul piano economico diventava ora per me problematico far quadrare i conti e pian piano, finito il mio tesoretto, la mia società ha cominciato a tribolare sul livello finanziario. Ormai dovevo cavarmela solo con i due condomini rimastomi e con i lavoretti occasionali che raramente mi si presentavano; dopo sei mesi la situazione era precipitata, cominciavo ad essere in arretrato sul pagamento di due mesi dell’affitto del negozio, insomma marcava molto male, lavoravo anche il sabato ma anche questo non mi bastava e cominciavo a temere di dover chiudere i battenti. Un venerdì ero in negozio che stavo controllando il mio scarso bilancio, quando il telefono è suonato improvvisamente e mi ha fatto fare un salto di sorpresa, ho risposto, era una donna - Scusi ma volevo sapere se potrebbe venire a collegarmi un televisore nuovo che i miei figli mi hanno regalato per il mio sessantacinquesimo compleanno, me l’hanno consegnato stamattina ma io sinceramente non sono in grado e mio figlio e fuori città per una settimana. - Certo, sono trentamila lire come diritto di chiamata e poi trentamila all’ora per il lavoro. - Mi va bene, può venire già oggi, senza televisore mi sento persa. - Se è a casa anche subito, mi dia l’indirizzo. La donna si chiamava Mafalda, abitava in un piccolo condominio vicino alla stazione, il televisore era un Grundig 28”, un buon apparecchio; il lavoro è stato veloce, per protrarlo fino a un’ora completa ho cercato di tirarla lunga -Signora se si ricorda i numeri dei programmi del suo vecchio apparecchio glieli sintonizzo sulla stessa sequenza così non perderà tempo. Uscito dalla casa ero felice, con quelle 60.000 Lire potevo andare a fare un po’ di spesa… Il sabato mattina ero in negozio che cambiavo un condensatore a un vecchio Telefunken quando il telefono è suonato di nuovo, era ancora Mafalda - Vittorio mi scusi, ieri sera ho cercato di collegare il videoregistratore ma non sono stata capace…lo so che è sabato ma se nel pomeriggio ha tempo per passare mi farebbe una cortesia, naturalmente le pago ancora il diritto di chiamata… Alle 15 ero da lei, il videoregistratore aveva gli spinotti vecchi e necessitava di una nuova presa - Non riusciva collegarlo perché il suo nuovo televisore ha una nuova tecnologia e necessita di una presa Scart, vado a comprargliela e glielo collego… una volta risolto il problema ho chiesto alla signora - Se mi dà una cassetta la provo e vedrà che tutto sarà a posto. A quella richiesta Mafalda è arrossita all’inverosimile, quasi tremava e ha balbettato - Ma no…non ce n’è bisogno…sarà tutto a posto no? Non capivo quella sua strana reazione, volevo però sistemare definitivamente la questione - Guardi che se poi ha un altro problema domani è domenica e non lavoro… non vorrà mica richiamarmi e ripagare di nuovo il diritto di chiamata, proviamo una cassetta su. La donna è avvampata ancora di più, a testa china ha aperto un cassetto del portatelevisore e ha tirato fuori una scatola delle scarpe che conteneva delle cassette, ne ha presa una e me l’ha data con la mano tremante - Io ho solo queste cassette… All’improvviso si spiegava il mistero della sua reazione, la cassetta che mi aveva dato era un porno, intitolato “Sesso all’ospizio”; in copertina c’era una vecchietta arzilla che vestiva solo autoreggenti a rete, seduta su una sedia a rotelle che teneva in mano gli uccelloni superdotati di due fusti vestiti solo di un camice da dottore con lo stetoscopio al collo. Ora Mafalda era cianotica, aveva abbassato lo sguardo e non osava guardarmi negli occhi - Chissà cosa penserà di me ora…sono vedova da cinque anni e a volte ho ancora delle voglie… e siccome voglio rimanere fedele al mio povero marito mi limito a dei piaceri solitari… - Mafalda ognuna è libera di fare ciò che vuole, se lei ha ancora degli stimoli è giusto che se li tolga, il sesso in fin dei conti non ha età, mi creda non sono scandalizzato da questa cosa, non ci sono problemi… A quella risposta la donna si è leggermente ripresa calmandosi, ho infilato la cassetta e schiacciato il tasto “Play”; la visione era nitida e sullo schermo è apparsa la vecchietta stesa su un letto che si stava facendo pompare da uno dei dottori, mentre con la bocca sbocchinava il secondo medico che era inginocchiato davanti a lei…Mafalda è di nuovo arrossita - lo spenga, si vede bene lo spenga… Io volevo stemperare però la tensione e ho cercato di non farle pesare il suo stato d’animo… - Ma no perché… non deve vergognarsi di nulla…guardi che anch’io a volte guardo certi film - Vittorio lei è un bravo ragazzo, le faccio un caffè lo vuole? - Grazie è proprio l’ora giusta… Mentre mi preparava il caffè al fornello la osservavo, più o meno aveva la stessa età di Ferdinanda ma era sinceramente più simpatica e più affabile; fisicamente era l’opposto, era piuttosto magra, di viso non gran che ma una donna accettabile. Mi ero seduto sul divano davanti al televisore e lanciavo anche qualche sguardo allo schermo, l’attrice principale non era poi tanto meglio di Mafalda eppure a letto era una belva scatenata. La guardavo mentre adesso le stavano sborrando addosso entrambi i medici e sentivo un certo pizzicorio al cazzo, in fin dei conti erano giorni che non scopavo e quasi quasi… Mafalda è arrivata con il caffè, il suo viso era ancora rosso ma non più avvampato come prima, preso il caffè ci siamo immobilizzati davanti allo schermo, ero titubante ma le scene mi arrapavano e volevo buttarmi… - Mafalda hai vergogna di quello che potrei pensare di te ma sto film fa un certo effetto anche a me sai… e dicendo così ho cominciato ad accarezzarmi la patta dei pantaloni; la donna fingeva di ignorare la cosa ma sbirciava il pantalone che pian piano si stava gonfiando, ed ha ricominciato ad avvampare in viso, ero carico - Sul serio in cinque anni di vedovanza non hai più avuto nessun’altro uomo? - Si lo giuro… - Sei stata ammirevole ma io penso che il tuo vincolo lo hai rispettato e ora potresti lasciarti andare. - Non frequento nessun uomo, vedo solo qualche amica… Le ho preso la mano e gliel’ho portata alla patta dei miei pantaloni facendogli sentire la mia erezione - Ora però ci sono qui io… Per un attimo ha allentato la presa ma senza mai allontanare la mano, io allora gliel’ho spinta ad impugnare la mia verga, nel sentire le mie pulsazioni ha abbozzato un grande “Ohhh” di meraviglia; mi sono abbassato la cerniera e ho tirato fuori l’uccello, come il mio cazzo si è librato nell’aria lei lo ha prontamente preso in mano e lo ha stretto, sempre più forte, fino a quasi farmi male; lo ha stretto per parecchi secondi poi si è portata la mano al viso e l’ha annusato, di colpo ha abbandonato la sua ritrosia - Quanto tempo che non sentivo questo odore di uccello. Poi dopo avere annusato il palmo per parecchi secondi è tornata ad impugnarmelo… Con Ferdinanda non ero mai stato così eccitato, ormai non potevo più trattenermi, l’ho presa per mano facendola alzare dal divano e le ho detto - Dove hai la camera da letto…ti voglio!!! Mi ha condotto al letto con aria molto stupita, ha aspettato che io fossi mezzo nudo prima di cominciare a svestirsi anche lei, man mano che si denudava emergevano i segni della sua età; la pelle rugosa e poco levigata, i seni piuttosto flaccidi, le braccia scarne, ma quando si è tolta le mutande e ha fatto apparire una figa pelosissima dai peli ramati scuri il mio uccello ha ripreso a vibrare. Per me amante del pelo quella marmotta pelosa era uno sballo, nulla a che vedere con quella patata spelacchiata di Ferdinanda; l’ho fatta stendere sul letto, le ho fatto allargare le cosce e ho tuffato il viso in quella montagna di pelo. Anche la sua passera sapeva di sudore, certo non poteva aspettarsi di infilarsi nel lettone con il sottoscritto, ma se il sudore di Ferdinanda mi aveva immediatamente nauseato il suo mi ha invece attratto; come ha sentito la mia lingua perlustrarle la figa, Mafalda ha cominciato ad ansimare. Sospiri accentuati e gemiti portentosi che andavano ad intensificarsi in modo inarrestabile, la sua voglia era talmente accentuata che dopo nemmeno un minuto mi è venuta in faccia; mentre veniva sapeva solo ripetere all’infinito una sola parola “Godo!!!” I suoi umori erano dolciastri e densi, io mi nutrivo come un neonato affamato; il cazzo mi stava scoppiando per cui le sono salito sopra e l’ho penetrata. Mi ha ricevuto con un lungo sospiro e sotto i miei attacchi è tornata immediatamente a godere, ora non urlava più “Godo” ma ripeteva a ogni mio affondo “Che cazzo!!!”. Scopare quella donna mi piaceva e imitandola sono venuto anch’io a tempo i record…ho cominciato a sborrarle dentro con intensità mentre lei ad ogni mio schizzo ripeteva “Ti sento…ti sento…è bellissimo.” In due anni di sesso con Ferdinanda non l’avevo mai baciata, ora mentre le venivo dentro ho cominciato a slinguarla come un forsennato…e come le piaceva. Penso che quella sia stata la sborrata più copiosa di tutta la mia vita, quando mi sono tolto da sopra lei, mi sono sdraiato al suo fianco e le ho preso la mano, tremavamo entrambi… lei con sguardo estasiato fissava il lampadario e diceva - Per cinque anni mi sono soddisfatta con cetrioli, zucchine e grosse carote, nulla a che vedere però con i piaceri che dà un cazzo vero. Quella sera ho mangiato da lei, mi ha raccontato della sua vita, della sua solitudine, io delle disavventure della mia nuova attività; dopo cena abbiamo scopato ancora alla pecorina e la notte ho dormito con lei. Al mattino me ne sono andato, lei andava a pranzo con i suoi figli a festeggiare il suo compleanno, mentre mi rivestivo mi ha chiesto -Quanto ti devo per il tuo lavoro? Mi sono sentito in imbarazzo, le ho risposto “Nulla!!!”. -Nulla è troppo poco, specie dopo che mi hai raccontato della tua situazione, e poi mi hai pure comprato la presa…ti prego non mettermi in imbarazzo. -In tutto sarebbero ottantamila, ma dammene solo cinquanta…non voglio il diritto di chiamata… Mi ha allungato un biglietto da centomila Lire, mentre cercavo il resto che non avevo lei mi ha detto -Va bene così…sei un bravo ragazzo…dimmi solo se ci vedremo ancora…a me è piaciuto molto -Penso proprio di sì anche a me è piaciuto. Ho passato tutta la domenica pomeriggio a riflettere: il fatto era strano, pur essendo coetanee, con Mafalda provavo l’eccitazione che con Ferdinanda non avevo mai provato, non riuscendo capire se la differenza stava nella loro fisicità o nel loro modo comportamentale; ma al di là di quello anche nel rapporto con Mafalda c’era poi sempre uno sfondo economico…altrimenti non avrei accettato quel denaro al di là dei miei seri problemi finanziari. La cosa più importante era che però finalmente avevo i soldi per comprarmi un pacchetto di sigarette o bermi una birra. Il mercoledì Mafalda si è rifatta viva - Non è che stasera hai voglia di venire da me per una regolatina al televisore… Ho accettato volentieri, anche se la regolatina gliel’ho data solo in mezzo alle gambe… dopo averla scopata per un paio d’ore la donna era sfinita ma entusiasta e mentre mi vestivo per andarmene mi ha allungato un biglietto da cinquantamila, io volevo rifiutarlo ma lei ha insistito - Mio marito lavorava in banca e mi ha lasciato una buona pensione, c’è chi va al cinema, chi a ballare, io non ho particolari vizi, gioco ogni lunedì a burraco con le mie amiche e adesso scopo con te, niente d’altro. Forse ti senti in colpa perché sai che io potrei pensare che mi scopi solo per quei quattro soldi, ebbene non lo penso assolutamente ma fosse anche vero non me ne fregherebbe più di tanto, perché mi stai regalando momenti particolari che non ho forse mai provato prima. Così la scopata del mercoledì è diventata un’abitudine e per vari mesi la situazione è filata liscia, certo non erano quelle duecentomila lire al mese che risolvevano i miei problemi ma quella cifra era l’esatto importo dell’affitto del negozio e togliermi quel fastidio era per me già importante. Una sera dopo aver scopato, Mafalda mi ha fatto un discorso molto strano - Ti ho detto che una volta la settimana giochiamo a burraco, siamo in quattro, amiche da quando eravamo ragazze che amano trovarsi con una certa regolarità a ricordare i nostri tempi felici. Egle è la mia socia, delle tre l’amica più fidata, l’amica del cuore che da ragazza era la mia confidente. Non è mai stata sposata e l’unica storia che ha avuto è stata segnata da una lunga relazione che è finita per un tradimento ignobile che le ha segnato la sua esistenza, ora è sola come me…e come me ha ancora delle voglie che si toglie da sola; le ho raccontato di noi, era strafelice per me ma il suo sguardo mi faceva capire che mi invidiava: ebbene voglio che la scopi…tra me e te tanto ci sarà sicuramente solo sesso e passare qualche ora con lei vi farà bene ad entrambi; lei perché si toglierà la fame di uccello, tu perché raddrizzerai ulteriormente il tuo bilancio…le ho detto che il tuo cachet da antennista è di 50.000 lire. - Stai scherzando o parli sul serio? Mi fai passare per un gigolò da strapazzo… - Mai stata più seria… il tuo cazzo mi sta facendo stare bene, le vere amiche si vedono nel momento del bisogno…farà bene anche a Egle; vorrei darti il suo indirizzo ma so che la metteresti a disagio, mercoledì prossimo la invito qui…mi raccomando, non mancare. Il mercoledì dopo Mafalda è stata di parola e dieci minuti dopo che sono arrivato da lei è suonato il campanello ed è entrata in casa sua Egle: 62 anni, capelli corti biondi, grassoccia al punto giusto ma soprattutto tipo solare e sempre sorridente; il suo sguardo non mi mollava, sicuramente anch’io le avevo fatto una buona impressione e sicuramente si convinceva che i racconti della sua amica erano realtà e non fantasie di come certamente aveva dubitato. Mafalda aveva aperto una bottiglia di limoncello fatto da lei, una squisitezza…la soluzione perfetta che scaldare l’ambiente e cacciare via la tensione da quella casa. Al terzo bicchierino ridevamo tutti tre di gusto e Mafalda ha rotto il ghiaccio - Egle allora cosa ne dici di sto bel ragazzone? Non esageravo quando te lo raccontavo vero? L’amica è arrossita, limitandosi ad annuire…Mafalda ha continuato a battere il chiodo - Su… la camera da letto sapete dov’è, ho cambiato pure le lenzuola, andate e buon divertimento. Sono rimasto sorpreso e ho ribadito “E tu?” - Io starò qui ad ascoltare i vostri gemiti…ma state tranquilli non verrò a sbirciare… A quel punto i limoncelli cominciavano a fare effetto e mi sono opposto, mi sentivo il fuoco addosso e una smania interiore che mi portava a spingere per soddisfare un mio vecchio desiderio mai realizzato… - E no cara mia, vieni anche tu di là con noi…stasera si gioca in tre!!! Egle e Mafalda mi hanno guardato incredule…ma il liquore aveva caricato anche loro e io ho allora insistito - Mi avete voluto qui…stasera le regole le faccio io. Ho versato il quarto limoncello, le ho costrette a bere, ho preso entrambe per mano e le ho portate nella camera da letto; erano immobili, capivo che il burattinaio dovevo essere io, mi sono spogliato completamente, nel vedere gli occhi meravigliati di Egle che fissavano con ammirazione il mio cazzo in erezione ho preso coraggio, mi sono avvicinato a loro le ho preso la mano e gliel’ho fatto impugnare. Quel contatto ha allontanato ogni remora alle due donne che dopo avermelo palpato per qualche secondo hanno cominciato a spogliarsi; nel vedere Egle nuda la mia eccitazione è salita ai sette cieli: aveva una bella passera pelosa molto scura, senza un pelo bianco, e due tettone che parevano due mongolfiere che per la sua età erano ancora floride e sode. Mi sono sdraiato al centro del letto e le ho invitate a stendersi ai miei fianchi, come hanno obbedito gli ho preso di nuovo le mani e le ho invitate a continuare a palparmi il cazzo che ormai pulsava a mille…le due donne cominciavano ad apprezzare i miei suggerimenti e l’atmosfera si stava scaldando, ho preso coraggio - Vedo che il mio uccello vi piace…perché non gli date qualche bacino… Hanno obbedito e hanno cominciato: all’inizio con baci leggeri e poi a percorrermelo con la punta della lingua dalle palle alla cappella, non so se ero comandato dall’emozione o dall’alcool ingurgitato ma ormai ero al massimo dell’eccitazione e con l’arguzia di un regista hard ho messo la quarta - Vi piace eh brutte porcelle il sapore del cazzo, su assaggiatelo. Le due porche sono partite allora in quarta e si alternavano a leccarmelo con avidità, ma non mi bastava - Mentre me lo slinguate unite le vostre lingue, baciatevi, su che mi fate eccitare e poi vi scopo entrambe. A quel punto le due donne hanno avuto un rallentamento improvviso, di certo non si aspettavano una richiesta del genere, Egle però che era la più eccitata dalle due ha aspettato che l’amica cominciasse il suo passaggio di lingua per affiancarsi questa volta a lei e procedere insieme fino alla cappella, come hanno raggiunto la punta invece di tornare alla base ha allungato la lingua e l’ha infilata in bocca a Mafalda che dopo un attimo di indecisione ha risposto al bacio. Non capivo se era frutto solo della loro libidine o del tasso alcoolico che alterava il loro volere, so solo che l’uccello mi stava scoppiando e ora non desideravo altro che infilarlo in una figa. Erano prese da quel bacio che le appassionava, talmente prese che si erano quasi dimenticate di me e la cosa mi scocciava, ho allora urlato - Ma come, il protagonista di questo film non dovevo essere io? Ebbene il mio cazzo pretende adesso una figa! Le due donne si sono come destate e finalmente hanno ripreso a fissare il mio palo che era ritto come un obelisco, Egle con gli occhi stralunati mi ha chiesto - Cosa dobbiamo fare? - Tu accucciati su di me, infilati l’uccello dentro e poi comincia cavalcarmi come un cow boys, tu invece Mafalda sbattimi la passera in faccia, che mentre Egle mi scopa io te la slinguo fino a farti sborrare. Dopo qualche secondo eravamo tutti tre in azione, la bionda intenta a pomparmi selvaggiamente spingendo come una indemoniata nonostante la sua notevole mole sulle caviglie, io a perlustrare con la lingua quel cespuglio fradicio nutrendomi degli umori che cominciavano a colare e Mafalda a spingermi la figa in faccia fino a farmi quasi soffocare; eravamo tutti tre in estasi, io da sotto riuscivo vedere i loro volti estasiati e memore delle emozioni vissute qualche minuto prima le ho istigate - Su limonate come prima, ho visto che vi piaceva…e farlo ora mentre godete vi piacerà ancora di più… Hanno subito risposto alla mia richiesta e in rapida sequenza siamo arrivati tutti tre all’orgasmo; prima Egle, sicuramente la più affamata, poi Mafalda che mi ha inondato come se mi stesse pisciando in faccia, infine io che inarcandomi ho dato una serie di colpi alla maggiorata bionda che esausta si era ormai bloccata e stava rimanendo immobile a gustarsi le contrazioni di piacere del suo utero. Era stata una scopata coi fiocchi e le due donne una volta ripresesi dallo sforzo mi hanno ringraziato ripulendomi l’uccello dalle ultime gocce che fuoriuscivano, per poi scambiarsi i miei sapori con le loro lingue. Il mercoledì era diventato così un appuntamento fisso a tre, un triangolo perfetto con le mie partner che continuavano a migliorare nel lesbicare; il numero preferito da noi era la mia scopata alla pecorina con una di loro, che mentre si faceva prendere leccava la passera all’amica stesa oscenamente a gambe spalancate. Siamo andati avanti felicemente per mesi, io ero strafelice, ma altre novità erano in arrivo… Mafalda e Egle mi hanno organizzato incontri anche con le due altre amiche di carte del lunedì, così che sono arrivato a scoparmele tutte quattro. Prima mi sono fatto Giovanna, una cinquantottenne che conviveva con una lesbica ma che si proclamava bisex e non disdegnando anche il cazzo veniva a gustarselo a casa mia; infine Adele, 68 anni, la più vecchia del gruppo, come Mafalda vedova in cerca di rivivere momenti di piacere. A volte mi stupivo di quella lenta progressione che mi aveva portato a fottere tutto il gruppo di “giocatrici del burraco”; solitamente tra amiche c’è sempre invidia e riservatezza nel frequentare un uomo a insaputa delle altre, qui invece era il contrario e non riuscivo a capire il loro scopo. La cosa comunque a me andava bene, sia perché la tariffa “antenna” delle ultime arrivate era arrivata a 100.000 lire, sia perché speravo che magari il tutto potesse culminare con una maxi orgia con quattro vecchiarde in contemporanea a contendersi il mio cazzo. Certo non immaginavo che invece, dopo un torneo di burraco disputato a Milano, le porcone avevano fatto girare la voce e nel mese seguente erano arrivate altre richieste di prestazioni da antennista specializzato, così che alla fine dell’anno mi scopavo ben otto porcelle affamate di carne giovane; e potevo quasi infischiarmene del lavoro che stava continuando a diminuire per la vendetta dell’infame Ferdinanda. A Pasqua c’era stato un importante torneo a Lugano, dopo una settimana ricevetti una strana telefonata - Sono la contessa Isabel, mi hanno riferito che lei è un ottimo antennista e io avrei bisogno di un suo intervento, so che per lei non è il massimo della comodità venire da me, ma ho un problema urgente e sono disposta a pagare tutte le spese di trasferta oltre alla sua opera. Le lascio il mio indirizzo e il mio numero di telefono, se decide di accettare mi contatti. Sono rimasto dubbioso per giorni, Lugano non era dietro l’angolo, possibile che in quella città non c’era un antennista, o la contessa ascoltando dei resoconti dalle altre giocatrici voleva assaggiare il mio manico? La mia curiosità ha vinto e un sabato di inizio maggio, son partito presto in una giornata che sapeva già di estate, alle dieci del mattino sono arrivato nella dimora della contessa. Era una villa da sogno, tutta bianca come il marmo, direttamente affacciata sul lago appena fuori dalla città, contornata da un prato verde inglese appena tagliato dove spiccava l’acqua azzurra di una piscina. La contessa nel vedere che cercavo di scaricare degli attrezzi da lavoro è scoppiata a ridere, era a bordo piscina in costume da bagno, bellissima, non sapevo darle la giusta età, sicuramente era sulla linea delle altre mie clienti, ma ne dimostrava molti meno, frutto sicuramente di massaggi in centri estetici di lusso. Mi è venuta incontro con un passo da modella, spingendo in fuori un seno da sballo e stando attenta a capire se io glielo stavo fissando; era piuttosto alta e aveva in capelli corti bianchi ossigenati con due striscioline colorate, una rosa e una viola…insomma…una gran bella donna, di una classe completamente diversa dal resto delle tardone che mi scopavo; mi si è presentata allungandomi la mano con un sorriso e con un italiano perfetto ma con una cadenza vagamente tedesca - E così tu saresti il famoso Vittorio…sei fedele alle descrizioni che avevo ricevuto anche se ti pensavo più giovane; accetta un calice di champagne che brindiamo al nostro incontro… Abbiamo bevuto la coppa insieme, poi io che mi sentivo in imbarazzo ho rotto stupidamente il ghiaccio con una battuta del tutto infelice - L’antenna che devo controllare è quella là sul tetto? Isabel ha accompagnato la mia domanda con una seconda risata ancora più sonora di quella precedente. - Vittorio…ma alle mie amiche che frequenti hai mai sistemato sul serio un’antenna? Quindici giorni fa sei stato a Milano da mia cugina Donatella, mi ha riferito che la tua abilità fa parte di un altro settore… e nel dire così ha aperto la mano e mi ha dolcemente accarezzato il petto. - Vuoi fare un tuffo in piscina per rinfrescarti o vuoi subito mettere in mostra le tue qualità amatorie? Ero sconcertato da così tanta franchezza, per cui le ho dato la mano dicendole “La seguo…” - Non posso scopare con uno che mi dà del lei…oggi io sono donna non contessa… Mi ha portato in una camera da letto enorme, tutta bianca, sicuramente quel colore era molto amato da Isabel, senza dirmi nulla d’altro si è tolta il costume, nuda era ancora più bella ed affascinante, i seni erano ancora sodi, la passera poco pelosa lasciava intravvedere delle grandi labbra molto sporgenti, si è stesa sul letto e sorridendo mi ha invitato a spogliarmi, i suoi occhi si accendevano di libidine man mano che toglievo i miei capi di abbigliamento, rimasto nudo si è limitata a dirmi - Però…non male!!! Vieni nel mio letto e amami…sono tutta tua!!! Mi sono sdraiato sopra di lei e ho cominciato a leccarle i seni, dopo due passate di lingua i suoi capezzoli erano già gonfi e turgidi, il suo corpo emanava un profumo intenso particolarmente fruttato che mi piaceva e mi estasiava, il mio cazzo era già in piena erezione, lei con le cosce lo ha sentito e mi ha sussurrato -Sento che ti piaccio… la cosa mi adula…scopami… Dicendo così ha allargato le cosce così che io sono sprofondato contro il suo corpo, avrei voluto leccarle la figa ma sentire il fruscio dei suoi peli sul mio uccello mi hanno messo addosso una incredibile frenesia per cui ho appoggiato la cappella nella sua calda fessura e l’ho penetrata; mentre ho cominciato a ondeggiare dentro di lei, ha cominciato a sospirare - Si…si..Donatella aveva ragione, sei un ottimo antennista. I suoi complimenti mi adulavano e mi sono ripromesso di dare il meglio di me stesso, avrei desiderato infilarle la lingua in bocca ma era un azzardo, non sapevo se lo avrebbe gradito, per cui stavo sulle mie limitandomi ad obbedire ai suoi comandi che erano poi solo due parole “ Rallenta” o “Accelera”; più la scopavo, più quella donna mi piaceva, dovevo allora controllarmi per non venire in fretta, ogni volta che sentivo l’eccitazione prendere il sopravvento per portarmi ad eiaculare pensavo allora a Ferdinanda, alla sua cellulite, al suo nauseante odore al suo alito pesante così che i bollenti spiriti si placavano e potevo ricominciare la salita verso il piacere. Isabel invece aveva cominciato a godere, il suo respiro si era intensificato e stava viaggiando verso l’orgasmo, ha spalancato le cosce al massimo e ha cominciato ad urlare all’infinito una parola “Wunderbar”! La ripeteva in continuazione e con un tono di voce sempre più prorompente, era bagnata come una fontana, le mie palle erano ora fradice per i suoi umori che colavano continui, lei pur placandosi sussurrava - Ti prego…non fermarti…continua…continua piano…così…ora accelera, accelera, più forte; ed è arrivato il suo secondo orgasmo; mi ha allora avvinghiato al suo corpo attorcigliandomi le gambe sulla schiena fino quasi a farmi male, con gli occhi che vagavano estasiati sul soffitto della stanza ha ripreso forza - Portami in paradiso ancora una volta, ma questa volta devi riempirmi, voglio sentire il tuo sperma caldo. Non ci è voluto tanto e il suo terzo orgasmo è stato il più potente, a quel punto ho obbedito e ho aperto anch’io il rubinetto, mentre le schizzavo dentro lei continuava a ripetere “Ti sento…ti sento…ti sento!!!” A quel punto mentre io mi stavo vuotando completamente le palle è stata lei a infilarmi la lingua in bocca e farmi realizzare quel desiderio che covava in me da oltre un’ora. - Donatella aveva ragione. Sai usare il cazzo veramente bene… Tu sai scopare!!! Ti va uno spuntino ora? Al mio assenso ha preso il telefono e ha chiamato la cucina - Portatemi in piscina ostriche, champagne e i gamberi rossi di Sanremo che sono arrivati questa mattina. Poi abbassata la cornetta mi ha detto “Ci diamo una rinfrescatina in piscina?” Dopo dieci minuti nuotavamo nudi a rigenerare il fisico; dopo aver mangiato mi ha chiesto se avevo bagaglio, al mio diniego mi ha guardato delusa, - Oggi ti porto a fare shopping, stasera andiamo a cena al “Badalucci Taste of Art”, uno dei ristoranti più in di Lugano…tutti dovranno ammirarci e invidiarci. Mezz’ora dopo ero al suo fianco in una Mercedes naturalmente bianca con tanto di autista in direzione centro città, Isabel ha visto che ero sovrappensiero, mi ha letto dentro e mi ha tranquillizzato - Non preoccuparti i capi te li regalo io… l’unico problema che io non ho è quello economico… Quella donna cominciava a piacermi sempre più, probabilmente sapeva che ero anche un mezzo sfigato senza una lira in tasca; siamo scesi davanti a una sartoria di lusso e siamo entrati: si è seduta su una poltrona e ha voluto essere servita dal proprietario che la consigliava su ogni acquisto; io sfilavo poi davanti a lei come un modello e lei annuiva e guardando il principale diceva “Lo prendiamo!!!” in sequenza mi ha preso un completo gessato blu per la serata, tre camice, tre cravatte e altri due paia di pantaloni, per chiudere con un cardigan e una serie di completi intimi. Ad ogni sì che diceva dopo che avevo provato qualcosa io fissavo il cartellino con il prezzo e mi sentivo tremare le gambe; all’uscita siamo andati in un negozio di scarpe e anche lì non ha fatto parsimonia: un paio di scarpe uno di sandali e un mocassino di camoscio. La sera all’ingresso al ristorante ero un vero e proprio damerino, Isabel non era da meno, in un abito griffato naturalmente bianco, come desiderava al nostro passaggio tutta la sala si è girata ad ammirarci, era quello che voleva, quando si è seduta al tavolo era l’immagine della beatitudine, mi ha sorriso - Adoro essere ammirata in pubblico, mi sento euforica, sono bagnata in mezzo alle gambe come quando stamattina mi gustavo il tuo uccello…forse di più!!! La cena è stata perfetta, quando è arrivato il conto sono sobbalzato…io con quella cifra mangiavo comodamente due mesi, risaliti in auto l’autista è ripartito a lenta andatura, Isabel mi ha chiesto - Spero tu abbia gradito la cena - Vorrei vedere… - Sei un amore… e mi ha schiaffato la lingua in bocca. Il bacio è subito decollato, intenso…erotico…libidinoso…la contessa mi ha palpato l’uccello che subito si è rizzato, ha staccato la bocca dalla mia e mi ha ordinato -Scopami!!! Sono rimasto allibito “ma dove…qui???” – Non avrai paura del mio autista, quello è come la scimmia del “Io non vedo…io non sento…io non parlo!” Mi ha allontanato da lei, si è tirata su il vestito e si è tolta le mutandine poi mi ha guardato intensamente - Calati le braghe e infilamelo!!! Ho chiuso gli occhi per non guardare l’autista ma ho obbedito, mi sono inginocchiato davanti a lei e ho cominciato a scoparla…mi sentivo come Robert De Niro in “C’era una volta in America”; è stata una scopata velocissima, velocissima ma estremamente intensa, in pochi minuti siamo venuti entrambi… Isabel incurante dell’autista mentre veniva urlava in continuazione “Godo! Godo! Godo!”, quando mi sono staccato da lei mi ha sospirato “Wunderbar…stai attento a non sporcarti i pantaloni! Hai il vestito nuovo!” Giunti alla villa mi ha chiesto se volevo dormire con lei, al mio assenso che ha particolarmente gradito ci siamo tuffati nel letto, lei si è spogliata si è sdraiata dicendomi -Ti va di leccarmela, oggi non l’hai ancora fatto e voglio vedere se sei bravo anche con la lingua… - Certo!!! - Però voglio che me la lecchi così come sono, senza lavarmela e con la tua sborra che sta ancora dentro… Con minor entusiasmo di prima ho ugualmente accettato ”Non ho problemi” Quando Isabel è esplosa nell’ennesimo orgasmo, ha urlato alla notte il suo solito “Wunderbar”. Ci siamo svegliati alle dieci, ci siamo tuffati in piscina, mentre facevamo il bagno mi ha chiesto - Vuoi fare colazione o resisti fino a mezzogiorno, ti voglio invitare a pranzo in un ristorantino sul lago. - Vada per il ristorantino. Il pranzo è stato anche questa volta ottimo, mentre mangiavamo Isabel mi ha detto - Vittorio tu mi piaci… vorrei conoscerti meglio…il 19 maggio io devo partire per una crociera ai Caraibi di 12 giorni, potresti accompagnarmi, ti vorrei offrire questa vacanza e credimi è una gran bella vacanza…l’ho già fatta tre anni fa e ne vale veramente la pena…non devi darmi una risposta immediata, controlla i tuoi impegni ma quattro giorni prima della partenza mi dovrai dire se accetti per prenotare la tua presenza. I
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