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Lui & Lei

Pausa Pranzo a Bufalotta


di IlVeroGringo
25.03.2025    |    2.377    |    3 9.9
"“Sì, ancora, spaccalo!” grida lei..."
Metto un last minute su Annunci69: “Chi vuole divertirsi in pausa pranzo, zona Bufalotta? Uomo deciso, pronto a farti godere.” Non sono uno da poesie sdolcinate, ma le mie foto – torso nudo, jeans aderenti, e cazzo ben in vista – e la descrizione devono averla colpita. Mi scrive subito: “Ci sto,” e mi manda un messaggio che mi stuzzica: “Vediamo se sai farmi divertire.” Guardo il suo profilo: una BBW come piace a me, morbida e soda, tette enormi che spuntano da una scollatura, culo tondo che sembra implorare di essere toccato. Ci diamo appuntamento in un centro commerciale vicino, il sangue già mi ribolle.

Arrivo al bar del centro commerciale. Lei è lì, seduta con un caffè in mano. È uno spettacolo: capelli castani sciolti sulle spalle, trucco che le fa risaltare gli occhi azzurri, un sorriso porco che mi fotte il cervello. Indossa una gonna aderente che le fascia i fianchi larghi e una maglia leggera che lascia poco all’immaginazione, i capezzoli appena accennati sotto il tessuto. Mi siedo, ordino un espresso. Mi colpisce subito: si tocca i capelli, li arrotola intorno a un dito, mi fissa con quegli occhi che sembrano spogliarmi.

“Pausa corta, eh?” dice, sfiorandosi il labbro inferiore con la lingua, un gesto lento che mi fa indurire nei jeans.
“Dipende da quanto ci metti a convincermi,” rispondo, e lei ride, una risata roca che mi vibra dentro.
Finisco il caffè in un sorso. “Saliamo ai bagni di sopra,” le dico, a voce bassa. Sorride, si alza, il culo che ondeggia mentre cammina. La seguo poco dopo, il cuore che martella.

Entro nei bagni delle donne, l’odore di lei nell’aria. Apre appena la porta di uno dei bagni interni, la vedo lì, appoggiata al muro, che mi aspetta. Entro, chiudo a chiave, la spingo contro la parete fredda. La bacio subito, un bacio profondo, la lingua nella sua bocca, calda e bagnata, un sapore di caffè e qualcosa di dolce. Le mie mani volano sui suoi fianchi morbidi, li stringo forte, poi salgono sulle tette, enormi, i capezzoli duri che premono contro la maglia. Le strizzo, lei ansima nella mia bocca, mi morde il labbro inferiore fino a farmi quasi male.

“Mi fai già bagnare,” sussurra, a voce spezzata.
Le infilo una mano sotto la gonna, gli slip sono così stretti che le entrano nella figa, il cotone incastrato tra le labbra gonfie, zuppo di vagina. Lo tiro di lato, le dita scivolano sulla carne calda e liscia, la strofino piano, poi più forte.
“Cazzo, sei fradicia,” dico, e lei geme, spingendosi contro la mia mano.
Le sue dita mi afferrano il culo, lo strizzano, poi vanno davanti, palpandomi il cazzo sopra i jeans. “Duro da morire,” mugola, strofinandomi le palle con le unghie. La respiro, il suo profumo di vaniglia mischiato a sudore mi stordisce.
“Non qui,” dico, ansimando, “casa tua?”
“Sì, libera,” risponde, con occhi che brillano di voglia.
Usciamo, ed io ho il cazzo che mi tira nei pantaloni.

Arriviamo da lei in cinque minuti, un palazzo anonimo a Bufalotta. Saliamo le scale, io dietro, le palpo il culo, morbido e tondo sotto la gonna. “Non ce la faccio ad aspettare,” le sussurro, infilandole una mano tra le cosce da dietro, sentendo il calore che emana. Lei ride, un suono porco, apre la porta. Casa sua è accogliente, curata, foto e quadri alle pareti, un mix di arte e calore. Mi porta in camera, davanti a un armadio con specchi che riflette ogni angolo.

Ci spogliamo a vicenda, io le strappo quasi la maglia, lei mi slaccia i jeans con mani tremanti. Quando è nuda, la vedo: tatuaggi che le corrono sui fianchi, sotto le tette, fino alla schiena, linee nere che mi fanno impazzire. Tette enormi, morbide, capezzoli rosa che implorano la mia bocca, figa rasata che luccica di voglia.

La butto sul letto, le bacio il collo, succhio la pelle fino a lasciarle un segno rosso, scendo sulle tette. Le lecco i capezzoli, li mordo piano, poi forte.
“Cazzo, sì, come lecchi bene!” urla lei.
Ha un piercing sulla lingua, lo sento quando mi bacia, una sferetta dura che mi sfrega il palato e mi manda fuori di testa. Le apro le gambe, la figa rasata davanti a me, rosa e bagnata. Ci passo la lingua, lenta, dal basso fino al clitoride, succhio forte.
“Adoro la tua lingua, non fermarti!” geme, mentre si incanta.
La lecco finché non trema, le cosce che mi stringono la testa, il suo sapore dolce e salato che mi ubriaca.

Mi sale sopra, mi tocca il cazzo: “Quanto è duro, non troppo lungo ma perfetto.” Si muove dolce ma decisa, lo fa entrare tutto, profondo, le tette che ballano davanti alla mia faccia. Le strizzo, le succhio, lei urla più forte, il letto che scricchiola sotto i colpi.
“Scopami, scopami,” continua a urlare, provocandomi con voce forte.
La giro, la prendo da dietro, il culo morbido che sbatte contro di me. Ci vediamo negli specchi: i tatuaggi che si piegano a ogni spinta, la sua bocca spalancata che geme, le tette che oscillano pesanti. Le mie palle che sbattono contro la figa sembrano applaudire. Le schiaffeggio il culo, la pelle che diventa rossa.
“Sì, ancora, spaccalo!” grida lei.
Mi stringe forte con la figa, calda e bagnata, la scopo più forte. Poi la metto di lato, una gamba alzata, entro ancora, le tocco il clitoride mentre spingo.
“Sto venendo, cazzo!” urla, e si contorce, il corpo che trema sotto di me.

Mi stacco dopo i suoi gemiti. Si gira, si mette in ginocchio: “Dammelo in bocca.” La guardo negli occhi azzurri mentre me lo prende, la lingua con quel piercing che gira intorno, succhia forte.
“Quanto mi piace il tuo cazzo,” mugola, e vengo, schizzi caldi che le riempiono la bocca. Ingoia tutto, lecca fino all’ultima goccia, la lingua che mi pulisce. Crolliamo sul letto, sudati, il respiro corto.

“Era tanto che volevo uno deciso e affascinante come te,” dice, accarezzandomi il petto. Passiamo dieci minuti abbondanti a baciarci, la lingua che sa di me, le mie mani ancora sulle sue tette, sul culo, ovunque.

Mi rivesto, devo tornare in ufficio. “Spero di rivederti presto,” dico. Scambiamo i contatti su Telegram.
“Sarà bello,” risponde, “ma ho famiglia, è dura trovare il tempo.”
“Anch’io, solo mattina e pranzo,” dico.
Ci salutiamo con un ultimo bacio, la sua bocca morbida contro la mia.

Torno al lavoro, il suo sapore, il suo odore, i suoi gemiti ancora in testa, sperando di rifarlo presto.
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