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Prime Esperienze

Io e Claudia cap.7° (storia vera)


di Membro VIP di Annunci69.it cazzobonsai69
30.03.2025    |    306    |    2 9.3
"Mi avvicino, leccando le sue labbra della figa, con delicatezza, sentendo il sapore salato della sua pelle..."
Questo è il sesto capitolo della storia mia e di claudia.
Consiglio vivamente di leggerli in ordine.

Prefazione: avevo smesso da tempo di guardare in cam gli incontri di yoga tra mia moglie Valentina e Claudia. Rivedendo tutto dopo diverse settimane non mi levavo il piacere della sorpresa.
Come tutti i giovedì, l'appuntamento mio a casa di Claudia era ormai fisso.

Capitolo 7° " Il peccato del giovedì."



Il sole del giovedì mattina filtrava attraverso le tende leggere dell'appartamento di Claudia, illuminando la stanza con una luce calda e accogliente.
Ormai da diverse settimane, il giovedì mattina era il nostro appuntamento fisso per scopare. Io portavo il bimbo all'asilo, lei si faceva cambiare il turno in ospedale e suo figlio dormiva dai nonni. Il marito di Claudia, Luca, il giovedi era gia in Francia per lavoro e sarebbe rientrava soloil venerdi pomeriggio. Dimenticavo, mia moglie Valentina il giovedì aveva il corso di tecniche yoga e tantra a Firenze. Tutto organizzato alla perfezione.
Ero appena entrato nell'appartamento.
Il cuore mi batteva forte. Un misto di eccitazione e colpa, ma la vista di Claudia mi fece dimenticare ogni rimorso.

Lei era lì, in piedi davanti alla porta finestra, il suo corpo sinuoso avvolto in una vestaglia sexy bianca che lasciava intravedere le curve prosperose e i fianchi larghi che io adoravo. I suoi occhi marroni mi fissarono con un'intensità che mi fece sbavare.

"Ecco, il mio maiale," sussurrò lei con un sorriso malizioso, avvicinandosi a me. Le sue mani mi raggiunsero immediatamente, afferrando il mio cazzo molle attraverso i pantaloni. "Hai già voglia di me, vero bonsai?"

Deglutiì, sentendo il calore delle sue dita attraverso il tessuto dei miei pantaloni.
"Sempre, troia. Non riesco a pensare ad altro che a te."
Claudia rise, un suono basso e sensuale che fece vibrare ogni fibra del corpo del mio. "Allora, cosa aspettiamo?"
In un attimo, le nostre labbra si incontrarono in un bacio appassionato, pieno di desiderio represso.
Le sue mani si mossero rapidamente, slacciandomi la cintura e facendo scivolare i pantaloni lungo le mie gambe.
Feci lo stesso con la sua vestaglia, rivelando il corpo nudo e perfetto che mi faceva impazzire.
"Mi vuoi davvero, Marco?" chiese Claudia, afferrando il mio cazzo molle tra due sue dita e iniziando a strofinarlo delicatamente. "Dimmi quanto mi vuoi."
"Ti voglio più di qualsiasi altra cosa,"dissi, sentendo il mio membro iniziare a riempirsi sotto il tocco esperto di Claudia. "Sei la mia troia, la mia ossessione."
Claudia sorrise, soddisfatta, e si abbassò sulle ginocchia davanti al mio cazzettino.
Con un movimento lento e deliberato, iniziò a leccare la punta del mio cazzo, facendomi rabbrividire. "Allora goditi questo, maiale," sussurrò, prendendolo tutto' in bocca.
Chiusi gli occhi, perdendomi nella sensazione di calore e umidità che avvolgeva il mio cazzo. Le mani di Claudia si muovevano sul mio membro, spingendolo più profondamente nella sua bocca e lo succhiava con un'intensità che mi faceva impazzire.
"Così... così bene," le sussurai, afferrandola per i capelli e spingendola ancora più giù. "Non smettere, per favore."
Claudia obbedì, aumentando il ritmo e aspirando il mio cazzo con una voracità che mi fece tremare. Le sue mani si mossero verso il mio culo, afferrandolo e massaggiandolo mentre continuava a succhiarlo.
"Sei così porco, Marco," disse Claudia, sollevandosi per fissarmi negli occhi. "Mi piace sentirti gemere come un maiale."
"Allora fammi gemere ancora," risposi, spingendola di nuovo giù sul mio cazzo.
Claudia rise, riprendendo il suo lavoro con rinnovato entusiasmo. Le sue labbra si muovevano su di lui, le sue mani accarezzavano il mio culo, e io sentivo che stavo per esplodere.
"Sto per venire," la avvertì, sentendo l'onda del piacere avvicinarsi.
Claudia si sollevò di nuovo, lasciandolo vuoto e desideroso. "Non ancora, maiale. Voglio che tu mi scopi nel culo."
Deglutì, sentendo l'eccitazione salire ancora di più e le chiesi,”Davanti alla finestra?"
"Esattamente," rispose lei, girandosi e appoggiandosi contro il vetro. "Mostra a tutti quanti che sono la tua troia."
Non persi tempo, posizionandomi dietro di lei e sputando sul suo culo per lubrificarla.
Con un movimento lento e deliberato, spinsi il mio cazzo dentro di lei, sentendolo avvolgere dal calore e dalla stretta del suo culo.
"Così... così stretto," esclamai soddisfato, iniziando a muovermi dentro di lei. "Mi stai facendo impazzire."
Claudia gemeva, spingendosi indietro contro di me e afferrando la maniglia della finestra per sostenersi. "Scopami, Marco. Scopami come il maiale che sei."
Obbedì, aumentando il ritmo e spingendolo sempre più profondamente dentro di lei.
Le sue mani afferrarono i miei fianchi, tirandomi più vicino a sé mentre la scopavo con un'intensità che ci faceva ad entrambi godere.
"Ti piace essere la mia troia?" chiesi, sentendo l'orgasmo avvicinarsi.
"Adoro essere la tua troia," rispose Claudia, guardandomi sopra la spalla con occhi pieni di desiderio. "Scopami, Marco. Fammi venire."
Non ebbi bisogno di ulteriori incoraggiamenti, spingendomi dentro di lei con tutta la forza che avevo. Sentì l'onda del piacere avvicinarsi, e con un gemito profondo, esplose dentro di lei, riempiendola di ogni goccia della mia calda sborra.
Claudia godeva, sentendo il suo culo contrarsi intorno al mio cazzo, mentre raggiungeva l'orgasmo insieme a me. Le nostre voci si mescolavano nella stanza, piene di desiderio e passione, mentre io continuavo a muovermi dentro di lei, con il cazzettino umido di sborra e quasi moscio,estendendo il sup piacere il più a lungo possibile.
Finalmente, ritirai il mio cazzo da lei, afferrandola per un ultimo bacio appassionato. "Sei incredibile," sussurrai, guardandola negli occhi.
Claudia sorrise, accarezzandomi il viso. "E tu sei il mio bonsai," rispose, baciandomi di nuovo.
Sorrisi, sentendo la pace che seguiva sempre i nostri incontri.
Ma sapevo ormai che non sarebbe durata. La colpa sarebbe tornata, insieme alla paura di essere scoperto. Ma per ora, ero felice di essere lì, con la mia troia, il mio cazzo bonsai, e la passione che ci univa.
Tra gli edifici in costruzione di fronte, i lavoratori alzarono lo sguardo, ma lontano, distratti dal rombo dei macchinari. Nessuno avrebbe potuto immaginare cosa stesse accadendo dietro quella finestra e sinceramente avrei voluto mantenerlo così.
Claudia si alza lentamente dal pavimento, il suo corpo ancora tremante per il piacere. Mi guarda con quegli occhi marroni che sembrano sempre sapere esattamente cosa voglio.
"Aspetta, Marco," dice, con un sorriso malizioso che mi fa venire i brividi. "Ho una sorpresa per te."
La osservo mentre si dirige verso la camera da letto, nuda, i fianchi larghi che oscillano con ogni passo. Il ciuffo di peli scuri sulla sua figa rasata mi fa impazzire. Rimango nudo, con il mio cazzettino ancora mollo e coperto di sborra, seduto sul pavimento, mentre osservo distrattamente gli operai nel palazzo di fronte. Ma non mi preoccupo di loro. La mia mente è completamente occupata da Claudia, da come l'ho inculata, da quanto sia stato bello sentirla gemere sotto di me.
"Quanto è bello incularla," pensai, mentre la aspettavo. Il mio cazzo è ancora flaccido, ma il solo pensiero di quello che sta per succedere mi fa già venire voglia di avere un’erezione.
Poi sento aprire la porta della camera da letto. Mi giro e la vedo in piedi, nuda, con un reggiseno che a fatica riesce a contenere le sue grandi tette. I suoi fianchi larghi, la figa con quel ciuffo nero di pelo, e soprattutto… uno strapon. Un cazzo di 16 cm attaccato a un’imbracatura che indossa intorno ai fianchi.
“Oh, Dio," escono le parole dalla mia bocca prima che possa fermarle.
Claudia sorride, con quell’aria da dominatrice che mi fa sentire completamente alla sua mercé. Si avvicina lentamente, il cazzo finto che ondeggia con ogni passo.
"Ora è il mio turno," dice, con una voce bassa e sensuale che mi fa venire i brividi. "Sei pronto, Marco? Ora sei tu la mia troia."
Mi sento il cuore accelerare, mentre la guardo avvicinarsi. "Cazzo, Claudia," sussurro, mentre il mio cazzo inizia a risvegliarsi. "Cosa stai facendo?"
Lei si ferma davanti a me, il cazzo finto che punta direttamente verso il mio viso. Mi prende il mento con una mano, costringendomi a guardarla negli occhi.
"Ti piace, vero?" sussurra, con quella voce che sa sempre come farmi sentire completamente vulnerabile. "Lo so che ti piace. Sei il mio maiale, Marco. Il mio cazzo bonsai. E ora è il mio turno di scoparti."
"Claudia," non riesco a fare altro che sussurrare il suo nome, mentre lei mi spinge lentamente indietro, costringendomi a sdraiarmi sul pavimento.
"Sdraiati," ordina, con quella voce che mi fa sentire completamente sottomesso. "Ora sei la mia puttana, Marco. E io intendo scoparti bene.Mettiti a pecorina!“
Non posso fare altro che obbedire. Mi sdraio sul pavimento, il mio cazzo che inizia a riprendersi lentamente, mentre lei si posiziona tra le mie gambe. La sua mano scivola lungo il mio addome, verso il mio cazzo, che inizia a irrigidirsi sotto il suo tocco.
"Oh, Marco," sussurra, mentre le sue dita iniziano a massaggiarmi delicatamente il mio buco del culo.
"Ti piace, vero? Ti piace essere la mia puttana?"
"Sì," escono le parole dalla mia bocca prima che possa fermarle. "Mi piace, Claudia. Scopami, per favore."
Lei sorride, con quell’aria da dominatrice che mi fa sentire completamente pazzo di lei.
Poi sento la punta fredda del cazzo finto premere contro il mio buco del culo.
"Oh, Dio," gemo, mentre sento che il cazzo finto iniziare a penetrarmi lentamente. "Claudia, cazzo, ti prego."
"Rilassati, Marco," sussurra, mentre continua a spingersi dentro di me. "Sei la mia troia ora. Devi solo rilassarti e godertelo."
"Cazzo, Claudia," esclamo a fatica, mentre sento il cazzo finto penetrarmi completamente.
"Sei una dea, cazzo. Scopami, per favore."
Lei inizia a muoversi lentamente, con il cazzo finto che mi penetra con un ritmo regolare. Ogni movimento mi fa gemere,mentre sento il piacere che inizia a diffondersi in tutto il mio corpo.
"Ti piace, vero?" sussurra, mentre continua a scoparmi. "Ti piace essere la mia puttana, Marco?"
Mi fa godere e sussurro “Cazzo, Claudia, ti prego. Scopami, scopami forte."
Lei accelera il ritmo, il cazzo finto che mi penetra con una forza che mi fa urlare di piacere. Ogni movimento mi fa sentire sempre più sottomesso, sempre più in balia delle sue perversioni.
"Oh, Dio," gemo, mentre il piacere inizia a raggiungere il culmine. "Claudia, cazzo, ti prego. Voglio venire, ti prego."
"Vieni, Bonsai," sussurra, mentre continua a scoparmi con una forza che mi fa urlare di piacere. "Vieni per la tua troia."
"Claudia," urlo, mentre il mio cazzo inizia a pulsare, e sborro in tutto il mio corpo. "Cazzo, Claudia, ti amo."
Lei continua a scoparmi, il cazzo finto che mi penetra con una forza che mi fa urlare di piacere, mentre il mio cazzo inizia a svuotarsi, la sborra che schizza ovunque.
Lei sorride, con quell’aria da dominatrice che mi fa sentire completamente la sua cagna. Poi si piega verso di me, le sue labbra che si posano sulle mie.
"Sei stato bravo, Marco," sussurra, mentre i nostri corpi si intrecciano. "Ora sei davvero la mia troia."
"Claudia," sussurro, mentre le mie braccia la stringono. "Ti amo, davvero."
Lei sorride, con quell’aria da dominatrice che mi fa sentire completamente alla sua mercé. Poi si alza, il cazzo finto ancora attaccato ai suoi fianchi, e si dirige verso il bagno.
"Aspetta, Marco," dice, con un sorriso malizioso. "Non abbiamo ancora finito."
"Cosa?" chiedo, mentre lei si china a prendere qualcosa dal pavimento.
"Ora è il mio turno," dice, con un sorriso che mi fa venire i brividi. "E questa volta, intendo scoparti finché non urli. “
“Sdraiati di nuovo, troietta,” mi ordina Claudia, la voce bassa e carica di autorità. Obbedisco senza esitare, sentendo ancora il calore del suo strapon che mi ha appena riempito. Mi stendo sul letto, il cuore che batte all’impazzata, mentre lei si sistema di fianco a me in posizione 69. I suoi lunghi capelli castani cadono morbidi sul cuscino, e per un attimo i suoi occhi marroni fissano i miei. Quel sorriso, quel sorriso che sa di potere e di sottomissione, mi fa tremare.
Lei si sistema sopra di me, il cazzo finto ancora lucido e bagnato, mentre io sento il calore del suo sesso rasato, quel ciuffetto nero che fa capolino proprio sopra la sua figa. Lei prende il mio cazzo, così piccolo, così indifeso, e lo porta alla sua bocca. Il calore della sua lingua mi fa quasi urlare.
“Apri quella bocca, che devo insegnarti come si fa,” dice lei con la voce che è un misto di dolcezza e crudezza. Io apro la bocca, sentendo la punta del suo strapon sfiorare le mie labbra. È plastica, ma sembra così reale. Lei inizia a muovere i fianchi, lentamente all’inizio, poi sempre più veloce. Il cazzo finto scivola dentro e fuori dalla mia bocca, mentre io cerco di non soffocare, di seguire il ritmo.
“Così, brava troia,” sussurra lei.
I suoi capelli si muovono con lei, e io vedo i suoi fianchi larghi, potenti, che si muovono con una precisione che mi fa impazzire. Lei succhia il mio cazzo con una voracità che mi fa perdere completamente il controllo. Sento il piacere salire, ma so che non posso, non senza il suo permesso.
“Che ne dici di cambiare scena?” mi chiede improvvisamente, interrompendo il ritmo. Non aspetto nemmeno di rispondere. Lei si alza, il cazzo finto ancora legato ai suoi fianchi, e mi prende per mano.
“Adesso vieni con me puttana,” dice, portandomi in bagno. La doccia è già accesa, il vapore che riempie l’aria. Lei mi fa inginocchiare sul pavimento freddo, il cazzo finto che pende davanti alla mia faccia. È ancora bagnato, ancora caldo.
“Apri quella bocca,” ordina di nuovo e io obbedisco.
Questa volta, però, non è il cazzo che entra. Sento il calore del suo corpo avvicinarsi e poi… il flusso caldo e intenso della sua pisciata che riempie la mia bocca.
Non riesco a muovermi, non riesco a pensare. Lei ha il controllo totale e io sono solo la sua troia.
“Bevi tutto, puttanella,” dice lei con la voce decisa.
Io inghiotto, sentendo il sapore amaro e salato che mi invade.
Lei sorride, soddisfatta, e poi mi fa alzare.
“Ora tocca a te farmi un pompino,” dice, prendendo il cazzo finto e iniziando a masturbarlo lentamente. I suoi occhi mi fissano, e io non posso fare altro che seguire il movimento delle sue mani.
“Sei pronta per il prossimo round?” mi chiede.
Il sorriso le torna a illuminare il viso. Io annuisco, senza parole, sapendo che non c’è scampo, né voglia di fuggire.
“Allora muoviti, troia, che non ho tutto il giorno,” dice lei con la voce che si incupisce. Lei mi spinge gentilmente verso il muro, il cazzo finto che preme contro il mio corpo. Sembra tutto reale.
“Dì che sei mia,” sussurra lei, la voce roca e piena di desiderio. Io apro la bocca per rispondere, ma lei mi ferma con un dito sulle labbra.
Prendo lo strapon e inizio un pompino. Con il cazzo finto in bocca riuscii a dirle con fatica, “Claudia così mi farai godere nuovamente”.
“Aspetta, non ancora,” con un sorriso malizioso.
“Adesso voglio sentirti urlare,” dice lei, la voce che si fa più dura, più autoritaria. Io chiudo gli occhi.
Claudia mi afferra per un braccio, la sua presa ferma e decisa. “Alzati, troietta,” sibila, trascinandomi verso la porta finestra. I miei piedi strisciano sul pavimento.
Il mio corpo è ancora tremante per i colpi che mi ha appena inflitto. Con un gesto rapido, apre le tende. La luce del mattino si riversa nella stanza, accecandomi per un momento.
Guardo fuori, il cuore che batte all’impazzata. La strada è affollata di macchine, il rumore del traffico che riempie l’aria. Qualcuno potrebbe vederci, penso, ma Claudia sembra non preoccuparsene affatto. Lei è il mio padrone, io sono la sua vacca. Niente conta, se non il suo piacere.
“Mettiti a pecorina, adesso,” ordina, la voce bassa e carica di autorità. Obbedisco senza esitazione, inginocchiandomi sul tappeto davanti alla finestra. Sento il calore del suo corpo dietro di me, le sue mani che si posano sui miei fianchi. “Sei pronta per essere di nuovo inculata, troia?” sussurra e la voce mi fa impazzire.
Non rispondo, perché so che non è una vera domanda. Claudia non aspetta una risposta. Sento il rumore del silicone che sfrega contro il mio culo, il cazzo finto già bagnato di saliva e lubrificante. “Apri bene il culo per me,” dice, e io allargo le gambe, offrendomi completamente a lei.
Con un movimento fluido, spinge dentro di me, il cazzo finto che si infila nuovamente nel mio buco stretto. Un gemito mi sfugge dalle labbra, ma Claudia non si ferma. “Tienilo stretto, troia,” sibila, afferrando i miei fianchi e iniziando a pompare dentro di me. Ogni colpo mi fa tremare, ogni spinta mi riempie di una strana miscela di dolore e piacere.
Guardo il riflesso nella finestra e vedo Claudia nuda, i suoi fianchi che si muovono con forza, il suo corpo che si piega sopra di me. “Guarda come ti inculo,” dice con la voce piena di sadico piacere. “Voglio che tu lo veda, che tu veda quanto sei la mia puttana.”
Le sue mani scendono sui miei glutei, iniziando a sculacciarmi con forza. Ogni schiaffo mi fa urlare, il dolore che si mescola al piacere. “Sei la mia troia,” sibila, la voce che si fa più dura, più indiavolata. “La mia puttana da sfogare.”
Io chiudo gli occhi, lasciandomi andare alla sensazione, al dominio che esercita su di me. Claudia non si ferma, i suoi colpi che diventano sempre più veloci, più profondi. “Dimmi che sei mia,” urla, la voce che risuona nella stanza.
“Sono tua,” riesco a dire, la voce tremante, spezzata. “Sono la tua troia.” Claudia ride, un suono profondo e soddisfatto che mi fa rabbrividire. Poi, con un ultimo colpo potente, si ferma, lasciando il cazzo finto dentro di me.
“Bene,” sussurra, accarezzandomi la schiena. “Adesso voglio che mi sditalini.” Si sposta davanti a me, sedendosi sul tappeto e aprendo le gambe. Sento il profumo della sua figa, il mio cazzo minuscolo che si indurisce ancora di più.
Mi avvicino, leccando le sue labbra della figa, con delicatezza, sentendo il sapore salato della sua pelle. Claudia geme, le sue mani che si posano sulla mia testa, spingendomi più vicino. “Più forte,” sussurra, la voce piena di desiderio. Obbedisco, le mie dita che iniziano a muoversi dentro di lei, sentendo il calore del suo corpo che mi avvolge.
“Fammi sborrare,” ordina, la mano che afferra il mio cazzo minuscolo e inizia a masturbarmi. Ogni tocco di lei mi fa gemere.
Il piacere si accumula rapidamente e mi ordina,“Voglio che tu sborri nella mia bocca, troia.”
Non resisto a lungo, il mio corpo che scoppia in un orgasmo intenso. Claudia ride, aprendo la bocca e raccogliendo ogni goccia della mia sborra. “Guarda quanto sei eccitato,” sussurra, la voce piena di soddisfazione. Poi, senza preavviso, sputa tutto sul cazzo finto, il liquido che cola lungo il silicone.
“Adesso leccalo,” mi ordina, posando lo strapon davanti a me. Obbedisco, leccando la sborra e la saliva che ricoprono il cazzo finto. Il sapore è salato, amaro, ma non mi fermo. Sono la sua troia e il mio compito è quello di ubbidire.
Claudia mi guarda, i suoi occhi marroni pieni di desiderio e controllo. “Bene,” dice, accarezzandomi i capelli. “Ora voglio che tu mi faccia un altro regalo.” Mi prende per mano, portandomi sotto la doccia. L’acqua calda inizia a scorrere, bagnando i nostri corpi.
“Inginocchiati,” ordina, e io obbedisco, sentendo l’acqua che scorre sulla mia schiena. “Devi bere la mia pipi,” dice, la voce che si fa più dolce, più intima. “Apri la bocca.”
Io apro la bocca, sentendo l’acqua che inizia a riempirla, il sapore che mi inonda. Claudia ride, le sue mani che si posano sulla mia testa, guidandomi. “Bevi tutto, troia,” sussurra, con la voce piena di controllo. Obbedisco, lasciando che mi riempia completamente e il liquido che scorre giù per la mia gola.
“Sei la mia troia,” dice, accarezzandomi i capelli. “La mia puttana da comandare.” Io chiudo gli occhi, lasciandomi andare alla sensazione, al dominio che esercita su di me. @@@#
Uscimmo dalla doccia, il vapore ancora appiccicato ai vetri, mentre Claudia prendeva un asciugamano soffice e mi asciugava con movimenti lenti, quasi materni. Le sue mani scivolavano sulla mia pelle, togliendo l’umidità e lasciando un calore che mi faceva rabbrividire. Poi fu il mio turno, e io la asciugai con la stessa cura, passando l’asciugamano sui suoi fianchi larghi, sulla sua schiena scolpita, sui suoi seni pieni. Lei sorrise, i capelli castani ancora umidi che le scendevano sulle spalle, e mi prese per mano, guidandomi verso la porta finestra.
Ci sedemmo sul parquet, io dietro di lei con le mie gambe aperte a contenere il suo corpo.
Il culo mi faceva male. Un dolore sordo che non riuscivo a ignorare, ma quando Claudia si appoggiò a me, il suo peso caldo contro il mio petto, tutto il resto sembrò scomparire.
Il mio cazzettino, molle e flaccido, premeva contro la sua schiena, mentre io la abbracciavo, le mani che si muovevano lentamente sui suoi fianchi. Ogni tanto le spostavo i capelli, esponendo il suo collo, e le lasciavo un bacio gentile, sentendo il profumo del suo shampoo mescolato a quello della sua pelle.
Guardavamo fuori dalla finestra, il panorama della città illuminata da un sole stupendo,che si stendeva davanti a noi.
Non c’erano parole, solo il silenzio e il suono del nostro respiro che si fondeva in un tutt'uno.
Ma poi lei con voce bassa, quasi con un sussurro “Ti fa ancora male il culo?” chiese, senza voltarsi, con tono di voce che tradisceva un’attenzione insolita quadi tenera e in conflitto con il tono autoritario di poco tempo prima.
Io annuii, anche se sapevo che non poteva vedermi. “Un po’,” ammisi, sentendo il calore salire alle guance. Claudia si alzò. Il suo corpo si staccò dal mio e si diresse verso il bagno. Tornò con un tubetto di crema in mano, il suo viso serio, professionale, come se stesse per fare una medicazione.
“Sdraiati,” ordinò, e io obbedii, sentendo il legno freddo del parquet sotto la mia pelle. Claudia si inginocchiò dietro di me, le sue mani spalmarono la crema con movimenti delicati, ma decisi. Il gel freddo mi fece trattenere il fiato, ma poi il dolore iniziò a svanire, sostituito da una sensazione di sollievo.

“Sei stato bravo,” sussurrò, continuando a massaggiarmi. “ Quella crema che ti ho messo nel sedere è la stessa che io spalmo dentro alla mia figa quando mio marito mi penetra con il suo enorme cazzo.Sei stato una brava troia oggi.”
Io chiusi gli occhi, lasciandomi andare alle sue mani, al modo in cui mi stava curando e ora coccolando.
Eppure continuava a farmi sentire il suo dominio.
Poi, quasi fosse un pensiero improvviso, le chiesi: “Perché hai deciso di incularmi con lo strapon?” La mia voce era tremula, piena di curiosità e di una strana vulnerabilità.
Claudia smise di coccolarmi per un attimo, e io sentii il suo respiro diventare più profondo. Poi parlò, la sua voce calma e con un sottofondo di malizia. “Perché tua moglie, Valentina, mi ha detto che ti piaceva,” disse, riprendendo a coccolarmi.
“Mi ha detto che quando vi scopate, ti piaceva avere un dito in culo. Così ho pensato… perché non esagerare un po’?”
Io rimasi in silenzio, le sue parole che rimbalzavano nella mia mente. Mia moglie aveva parlato di questo con lei? Mi sentivo esposto, ma anche eccitato, come se qualcosa di proibito fosse stato scoperto.
“E… ti è piaciuto?” chiese Claudia, la voce che si fece più bassa, più intima.
“Sì,” risposi, la voce che mi uscì come un sussurro. “Mi è piaciuto molto.”
Lei sorrise, le sue mani che si fermarono. “Allora forse dovremmo farlo più spesso,” disse.
Il tono della sua voce prometteva un futuro pieno di possibili nuove esperienze.
Claudia si alzò, posando il tubetto di crema sul tavolino accanto a noi. Poi tornò a sedersi tra le mie gambe, il suo corpo si appoggiò di nuovo al mio. “Sei la mia troia,” sussurrò, i capelli che le cadevano sui fianchi mentre si girava per guardarmi negli occhi. “E io non ho intenzione di smettere di usarti.”
Io la guardai, la mia bocca secca, il mio cuore che batteva forte nel petto. “Grazie, padrona,” sussurrai, sentendo le parole che mi uscivano quasi da sole.
Lei sorrise, i suoi occhi marroni che brillavano di soddisfazione. Poi si voltò di nuovo, guardando fuori dalla finestra, mentre io la abbracciavo, sentendo il suo calore, il suo potere su di me. Il silenzio tornò, ma questa volta era diverso, carico di promesse, di desideri che non erano ancora stati soddisfatti.

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