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Io e Claudia 4°cap.(storia vera)


di Membro VIP di Annunci69.it cazzobonsai69
27.03.2025    |    587    |    1 9.0
"” Si mise a cavalcioni, prendendo il mio cazzo e guidandolo dentro di lei, iniziando a muoversi su e giù con un ritmo che mi fece perdere il controllo..."
Questo è il quarto capitolo della storia tra me e Claudia.
Vi suggerisco di leggere tutte le storie dal primo capitolo a seguire.
Erano diverse settimane che cercavo di evitarla,ma poi un giorno......

Capitolo Quarto " successe davvero."

La pioggia iniziava a cadere leggera, ma insistente, quando mi accorsi di lei.
Claudia.
Stava parlando con una delle maestre.
Il suo impermeabile color crema era aperto e lasciava intravedere la maglia aderente che sottolineava le sue forme generose.
Mi sentii il cuore in gola.
Era da settimane che evitavo di incontrarla.
Dal giorno in cui, mentre mi medicava le ferite dell’incidente, aveva visto il mio cazzettino flaccido.
Ma oggi non avevo scelta.
Valentina era al lavoro e toccava a me portare il piccolo Federico alla scuola materna.
Cercai di passare inosservato, chinandomi per sistemare il cappottino di mio figlio.
“Marco!” La sua voce mi raggiunse come un fulmine.
Mi voltai, e le fecci un sorriso forzato.
“Ciao, Claudia,” dissi, cercando di mantenere un tono neutro.
Lei si avvicinò a me con i suoi occhi marroni pieni di calore.
Indossava un profumo dolce, avvolgente.
Era sexy e mi fece pensare subito a quella volta in cui l’avevo vista in cam, mentre parlava con mia moglie in salotto.
“È un po’ che non ti vedo,” disse, inclinando la testa, con i capelli castani che sfioravano le spalle.
“Come stai?”
“Occupato,” risposi in fretta, cercando di evitare il suo sguardo.
“Sai, lavoro, famiglia…”
Lei annuì, ma quel sorriso sapeva di qualcosa di più.
“Lo so, lo so. Anche io sono sempre di corsa. Ma…”
Guardò verso il cielo, che si stava oscurando sempre di più.
“Pioverà a catinelle presto. Hai tempo per una colazione insieme? Mi sembri un po’ teso e mi piacerebbe parlare un pò con te.”
Mi sentii arrossire.
“Beh… sì, credo di sì.”
Balbettai, senza sapere bene come rifiutare.
“Fantastico,” disse,tirando fuori dalla sua borsa le chiavi del suo SUV nero. “Saliamo, ti riaccompagno dopo io alla tua macchina.”
Mi guardai intorno, come se qualcuno potesse leggere i miei pensieri e poi seguii Claudia verso la sua macchina.
La pioggia aveva iniziato a cadere più forte, e il suono delle gocce sul tetto del SUV mi fece sentire stranamente isolato dal mondo.
Mentre ci dirigevamo verso la pasticceria, lei parlava dei nostri figli, del lavoro, di quanto le piacesse mia moglie Valentina.
“È così simpatica,” diceva, con un sorriso che mi fece sentire ancora più a disagio.
“E divertente. Vi trovate bene, vero?”
“Sì, sì,” risposi in fretta, guardando fuori dal finestrino.
Ma la mia mente era altrove.
Ripensavo a quando mi aveva medicato, alle sue mani delicate che mi avevano toccato il mio inguine e a quella volta che l’avevo vista in cam, con la scollatura che lasciava intravedere il suo seno prosperoso.
Arrivammo alla pasticceria e prendemmo un tavolino isolato in un angolo della sala.
Claudia ordinò un cappuccino e una fetta di torta, io optai per un tè.
Troppo nervoso per pensare al cibo.
“Marco,” disse improvvisamente, posando la tazza sul tavolo, “Perché eviti di guardarmi?”
Mi sentii congelare. “Io… non ti evito.” ma mentii spudoratamente mentre guardavo fisso le mie mani.
Lei sorrise.
Un sorriso che sapeva di complicità. “Lo so che non è vero. E so anche perché.”
Il mio cuore accelerò.
“Cosa vuoi dire?” gli dissi guardandola negli occhi.
Quel giorno,” iniziò, abbassando la voce. “Quando ti ho medicato! Hai paura che io ti abbia giudicato?”
Mi sentii arrossire fino alle orecchie. “Non so di cosa stai parlando,” dissi, cercando di mantenere un tono fermo, ma la mia voce tremava.
Lei allungò una mano e la posò sulla mia.
“Non devi avere paura, Marco. Non sono qui per giudicarti. Anzi…”.
Fece una pausa. I suoi occhi mi scrutavano intensamente.
“Penso che tu sia un uomo molto interessante.”
Il mio cuore batteva così forte che quasi non riuscivo a sentire il rumore della pioggia fuori.
Lei mi guardava, aspettando una risposta, ma io non sapevo cosa dirle.
La pioggia batteva con insistenza sui vetri della pasticceria, creando una melodia rilassante che si mescolava al profumo invitante di brioche appena sfornate. Ma io mi sentivo in trappola con lei.
Ero seduto di fronte a Claudia.
Lei, con i suoi capelli castani, i fianchi larghi e il seno prosperoso che sorseggiava il cappuccino con una grazia che mi lasciava senza fiato.
Ogni volta che i suoi occhi marroni si posavano su di me, sentivo un mix di imbarazzo ed eccitazione.
Lei mi aveva medicato.
Lo sapeva.
Lo sapeva davvero cosa nascondevo.
Il mio segreto più profondo, quello che mi faceva arrossire ogni volta che ci pensavo, era lì, tra di noi, come un elefante nella stanza.
“Marco, se hai finito possiamo tornare alla macchina? Possiamo andare?” chiese, rompendo il silenzio.
Annuii, incapace di formulare parole, e ci alzammo per uscire.
La pioggia era fitta ci colse di sorpresa appena varcammo la soglia della pasticceria.
Le gocce fredde ci bagnarono rapidamente, ma Claudia rise, facendo oscillare i suoi capelli.
“Dai, andiamo alla macchina!” disse, correndo verso il parcheggio.
La seguii, cin il cuore che mi batteva all’impazzata.
Mentre salivamo in macchina, mi chiese, con una voce che sembrava quasi un sussurro: “Marco, posso chiederti un favore? Sta piovendo e ho lasciato i vestiti sul balcone. Potremmo passare da casa mia a prenderli e a posarli sullasciugatrice?”
Casa sua. Il pensiero mi fece fremere.
Ero imbarazzato, ma allo stesso tempo, una parte di me era elettrizzata.
“Certo,” risposi, cercando di nascondere la tensione nella mia voce.
Il SUV si fermò davanti a un palazzo elegante.
L’appartamento di Claudia era al terzo piano ed era un luogo che conoscevo bene, perché accompagnavo spesso Federico a giocare con Matteo, suo figlio, ma mai ero salito in casa sua.
Ma ora mi sembrava carico di nuove possibilità.
Il marito di Claudia era all’estero per lavoro, e quella immagine del suo cazzo enorme che avevo visto sotto la doccia nello spogliatoio della piscina,mi tornò alla mente.
Salimmo con l’ascensore e per tutta la risalita stammo n silenzio.
Claudia aprì la porta e mi fece entrare.
L’appartamento era bellissimo, arredato con gusto, ma la mia attenzione era tutta su di lei.
“Aspettami un attimo,” disse, uscendo sul balcone per prendere i vestiti.
La pioggia scendeva ancora più forte ora.
Quando rientrò, era tutta bagnata.
La sua camicetta bianca, ormai trasparente, aderiva al suo corpo in modo irresistibile. Era tremendamente sexy tutta bagnata dalla pioggia.
I suoi seni prosperosi si intravedevano sotto il tessuto, e il mio sguardo vi si posò involontariamente.
“Marco, non devi essere imbarazzato.” disse, notando il mio sguardo.
“Ti ho visto nudo in ospedale, ricordi? Dunque non mi imbarazzo a mostrarti il mio seno e non devi farlo neppure te! ”.
Sorrise, e io arrossii ancora di più.
Claudia si avvicinò a me, e il suo profumo mi avvolse.
“Mi aiuti a togliere il reggiseno?” chiese, dandomi le spalle.
Le mie mani tremavano mentre impacciato le slacciavo il reggiseno e poi, lei lo lasciò cadere a terra con disinvoltura.
All’improvviso, si girò e mi baciò.
Le nostre lingue si intrecciarono, avvolte in un abbraccio di fuoco.
La spinsi sul divano, e le mie mani iniziarono a esplorare il suo corpo.
Mi ricordai subito della conversazione che avevo spiato tra lei e Valentina.
Delle fantasie e dei desideri che aveva confessato a mia moglie e del suo desiderio di fare sesso anale.
Ormai lei era nella mia mente.
Mi chiedevo il perché.
Pensai “ non è bellissima, ha i fianchi larghi, ma ha un seno stupendo e occhi favolosi. Sarà per il suo fascino? Oppure sarà che ha visto il mio cazzetto e questo mi ha imbarazzato da morire, ma allo stesso tempo eccitato? Sará per la sfida inconscia che ho con suo marito e il cazzo enorme che ha?“. Questi erano i miei turbamenti.
Senza dirle nulla, le strappai il perizoma e la posizionai a pecorina.
La afferrai per i suoi larghi fianchi e la penetrai nel culo.
La penetrai senza nemmeno lubrificarla.
Claudia emise un gemito profondo, impazzendo di piacere.
Era bella, con il suo buco stretto, i fianchi larghi e il ciuffetto di peli sopra la figa.
“Cazzo, Marco! Così, sì, così!” gridò, spingendosi contro di me.
Le nostre parole si mescolavano, volgari e piene di dominanza.
Ogni colpo era un’esplosione di piacere.
Ogni gemito una conferma che stavamo varcando un limite proibito, ma bellissimo.
La pioggia continuava a cadere fuori, ma noi eravamo in un mondo tutto nostro, dove ogni inibizione era stata spazzata via.
Le mie mani afferrarono i larghi fianchi con forza, guidando ogni movimento, mentre lei mi implorava di non fermarmi.
“Più forte, Marco! Voglio sentirti tutto dentro di me!” urlò e io obbedii, spingendo più profondamente, più velocemente il mio cazzo.
Il suono dei nostri corpi che si scontravano, si fondeva con il rumore della pioggia, creando una sinfonia di desiderio e passione.
Lei gemette e io sentii che stavo per raggiungere l’apice.
“Sto per venire, Claudia!” sussurrai, e lei mi guardò con occhi pieni di desiderio.
“Fallo, Marco. Riempimi il culo della tua sborra. Fottimi forte!” gridò e io esplosi, perdendomi in un orgasmo che sembrava non finire mai.
La riempii tutta. Gli avevo appena riempito il culo della mia calda sborra.
“Cazzo, Marco, sei stupendo."
Mormorò, mentre cadevo sopra di lei, esausto ma soddisfatto.
Restammo lì, sul divano, con il rumore della pioggia che ci cullava, consapevoli di aver appena vissuto qualcosa di proibito, ma indimenticabile.
La pioggia continuava a cadere. Lei si girò verso di me, con un sorriso malizioso. “E adesso?” chiese, accarezzandomi il petto.
“Adesso,” risposi...
Adesso,” le dissi, guardandola negli occhi con un misto di desiderio e dominio. “Puliscimi il mio cazzettino.”
Claudia mi fissò per un attimo, un sorriso malizioso che si dipinse sulle sue labbra.
Si girò lentamente, posizionandosi tra le mie gambe e si avvicinò al mio membro ancora umido e contratto dopo l’orgasmo.
Lo osservò con curiosità, quasi come se stesse studiando un oggetto raro.
“Così piccolo,” mormorò, prendendolo delicatamente con due dita.
“Ma così diverso. Così caldo ed eccitante.”
La sensazione delle sue dita fredde sulla mia pelle mi fece rabbrividire.
Lei lo strofinò con delicatezza, poi inclinò la testa e iniziò a leccarlo, lentamente, come se volesse assaporare tutti i pochi centimetri del mio cazzo e raccogliere fino all'ultima goccia del mio sperma.
La sua lingua era calda, umida e io gemetti, sentendo un’ondata di piacere che mi attraversava tutto il corpo.
“Mmm,” fece, sollevando gli occhi verso di me. “È strano. Non ne ho mai visto uno così piccolo.È come un bonsai… piccolo, ma largo.”
Le sue parole mi fecero arrossire, ma non potevo negare l’eccitazione che provavo nel sentire la sua ammirazione.
“Ti piace?” chiesi, con la voce un po’ rauca.
Claudia sorrise con le labbra ancora vicine al mio cazzo.
“Sì. È diverso. Non è come quelli enormi che vedi nei porno o… beh, come quello di mio marito.”
Si fermò un attimo, come se stesse riflettendo, poi aggiunse: “Ma è proprio questo che lo rende interessante. È unico.”
Mi guardò con un’intensità che mi fece vacillare.
Poi, senza preavviso, lo afferrò di nuovo con due dita e iniziò a scappellarlo lentamente.
La sua lingua si muoveva in cerchio sulla punta.
Sentivo il calore della sua bocca, la pressione delle sue dita e ogni mio pensiero si dissolveva in un mare di piacere.
“Lo vedi?” disse, mentre continuava a leccarlo.
“È piccolo, ma è stato durriso mentre l'avevo nel mio culo.Lo sento, Marco. Lo sento quando mi penetri. Non importa quanto sia grande… quello che conta è come lo usi per penetrare.”
Le sue parole mi spinsero oltre il limite.
Gemetti, afferrandole i capelli con una mano, mentre l’altra stringeva il bracciolo del divano. “Claudia… troia ...sto per... per avere una nuova erezione.”
Lei lo prese in bocca e non si fermò. Al contrario, aumentò il ritmo.
La sua bocca si muoveva su e giù con una determinazione che mi fece perdere il controllo.
Sapeva farci a fare i pompini.
Poi esplosi.
Un orgasmo che sembrava venire da tutte le parti del mio corpo, concentrato in quel minuscolo punto di piacere.
Quando finalmente mi rilassai, Claudia si allontanò, guardando il mio membro che si contraeva ancora, diventando ancora più piccolo dei suoi abituali 6 centimetri.
Lo prese di nuovo con due dita, osservandolo con curiosità.
“Guarda che è proprio carino,” disse, ridacchiando. “Si è rimpicciolito ancora di più."
Poi aggiunse,"Mi piace quando mi chiami troia, puttana o vacca. Mio marito usa solo parole dolci come bimba,amore,angioletto. Anche quando trombiamo, lui usa queste parole. Ma io voglio esser una vacca....una troia”.
Mi sentii imbarazzato, ma anche stranamente orgoglioso.
“È… normale,” dissi, cercando di trovare le parole.
Claudia scosse la testa, sorridendo. “Non preoccuparti, Marco. Mi piaci così. Sei adorabile.”
Poi, con un gesto inaspettato, lo portò alle sue labbra nuovamente e lo baciò delicatamente.
“E poi,” aggiunse, guardandomi negli occhi, “mi piace scopare con te. Mi piace essere la tua troia. Mi piace come mi fai sentire vacca.”
Mi sentii scaldare il cuore, nonostante la situazione.
Lei posò la testa sul mio ventre, accarezzandomi delicatamente la coscia.
“Sai,” iniziò con voce un po’ sognante, “ho sempre pensato che il sesso fosse solo una questione di dimensioni. Ma con te… è diverso. È più intimo, più vero.”
Mi guardò con i suoi occhi marroni, che sembravano penetrarmi fino all’anima.
“E poi,” continuò, “c’è qualcosa di eccitante nel sapere che è così piccolo. Mi fa sentire… in controllo. Come se potessi fare di te quello che voglio.”
Le sue parole mi fecero pensare e le chiesi, “E cosa vuoi fare di me?” le chiesi con voce un po’ tremante.
Claudia sorrise.
Un sorriso che prometteva molto di più di quello che aveva già fatto.
“Oh, Marco,” sussurrò, avvicinandosi di nuovo al mio orecchio. “Abbiamo solo iniziato.”
Mi baciò.
Le sue labbra si muovevano sulle mie con una passione che mi fece dimenticare tutto il resto.
Le sue mani iniziarono a esplorare il mio corpo, scendendo lungo il petto, l’addome, fino a raggiungere di nuovo il mio cazzetto, che, nonostante tutto, iniziò a riprendere un po’ di vigore.
“Vedi?” disse, accarezzandolo delicatamente. “Anche lui vuole continuare.”
Io gemetti, sentendo il desiderio tornare più forte che mai.
“Claudia… cosa stai facendo?”
Lei sorrise nuovamente con lo sguardo pieno di malizia. “Sto solo giocando,” disse, posizionandosi sopra di me. “Ma se vuoi, possiamo fare qualcosa di più serio.”
Sentii un brivido di eccitazione attraversarmi la schiena.
“Cosa intendi?”
Claudia mi guardò negli occhi.
Il suo sguardo era ancor piu intenso e penetrante.
“Voglio che tu mi scopi di nuovo,” sussurrò con la voce piena di desiderio.
“Ma questa volta… voglio che lo facciamo davanti alla porta finestra.”
Mi sentii il cuore battere forte. “Claudia… è troppo rischioso.
Nel palazzo di fronte ci sono molti operai che stanno lavorando."
Lei scosse la testa, sorridendo.
“E allora? Non ti eccita l’idea che qualcuno potrebbe vederci?”
Le sue parole mi fecero vacillare.
Sì, l’idea mi eccitava… ma era anche pericolosa.
“E se ci vedessero?”
Claudia ridacchiò, accarezzandomi il petto.
“E allora? Lascia che guardino. Lascia che vedano come mi fotti, come mi prendi nel culo. Lascia che vedano chi comanda qui. Lascia che vedano quanto sei porco e io troia.”
Mi guardò.
Ormai era una sfida. “Sei troppo un fifone Marco? O vuoi dimostrarmi che sei un vero uomo?”
Le sue parole mi fecero scattare.
“Va bene,” dissi con la mia voce piena di determinazione.
“Facciamolo!”
Claudia sorrise, soddisfatta. “Ecco il mio ragazzo."
Si alzò dal divano, tendendomi la mano.
“Vieni. È un ordine!"
La seguii con il cuore che batteva forte nel petto.
Ci dirigemmo verso la finestra, dove la pioggia continuava a cadere, creando un sottofondo romantico e inquietante allo stesso tempo. Claudia si girò verso di me, sorridendo maliziosamente.
“E adesso?” chiese, accarezzandomi il petto.
“Adesso,” dissi, afferrandola per i fianchi e spingendola contro il vetro “facciamo qualcosa che non dimenticheremo mai.”
Claudia gemette, sentendo il mio corpo premuto contro il suo. “Sì, Marco… scopami. Fottimi come un vero uomo. Sono la tua puttana.”
Claudia era appoggiata al vetro della finestra, le gambe aperte, il respiro affannoso.
La mia sborra colava lentamente dal suo buco del culo. Era una scena che mi eccitava oltre ogni immaginazione.
Prima l’avevo riempita tutta, sentendo il suo corpo tremare sotto il mio.
I suoi gemiti che si confondevano con il suono della pioggia che batteva insistente contro il vetro.
Le tende era aperte.
Non ci interessava chi poteva guardarci.
Ero pieno di eccitazione e pure lei era presa.
Mi eccitava da sempre il fatto che sapesse del mio cazzettino.
Mi eccitava e inizialmente mi imbarazzava.
Ora non più.
C'era solo eccitamento.
“Marco…” sussurrò, arcuando la schiena mentre le mordevo il collo e i suoi capelli castani, mi sfioravano il viso.
Non la facci dire nulla.
“Sei una troia,” le dissi, spostando i capelli per baciarla dietro l’orecchio. “E adesso voglio sentirti urlare.”
Lei gemeva già. Il corpo reagiva ad ogni mio movimento.
Le mani sul vetro, le dita che cercavano un appiglio, mentre io spalmavo un po’ della mia sborra che le usciva dal culo. La spalmai sul mio cazzettino, lubrificandolo per entrare nuovamente nel suo culo.
“Aspetta…” mi disse, voltandosi verso di me. I suoi occhi marroni erano pieni di desiderio, di quella stessa tensione che mi faceva impazzire.
Sputò sulla cappella del mio cazzo, poi sul suo culo, strofinando con le dita per lubrificarla ancora di più.
“Ora sono pronta! Inculami di nuovo!“
sussurrò, rimettendosi in posizione davanti alla finestra.
Il rumore della pioggia sembrava amplificare ancora di più ogni respiro, ogni gemito.
Proprio in quel momento, il cellulare di Claudia squillò. Lei si irrigidì per un attimo.
Vide il nome di chi la chiamava e poi si voltò a guardarmi.
“È Luca! Che devo fare?“.
Disse con voce tremante e un po’ impaurita.
Il mio cuore accelerò.
L’uomo dal cazzo enorme, pensai.
Io ero lì, con il mio cazzettino, a fottergli la moglie.
La stava chiamando il cornuto!
“Rispondigli,” le ordinai, avvicinandomi a lei e afferrandola per i fianchi.
Lei mi guardò, incerta, ma poi eccitata prese il telefono.
“Pronto?” disse, mentre io rientravo dentro di lei, sentendo il suo buco del culo avvolgere il mio cazzetto.
“Ciao amore.”
Sentii la voce del marito al telefono e non so perché, ma quelle parole mi eccitarono ancora di più.
“Come stai? Sai che mi manchi?” continuò lui, ignaro di ciò che stava succedendo.
Lei rispose a fatica, mentre io la scopavo nel culo.
Ogni sua parola era interrotta da un gemito.
“Il bambino sta bene?" Disse lui.
Lei imbarazzata e allo stesso tempo eccitata rispose"sì,gli manchi,” disse, con una voce che tradiva
l’eccitazione.
“Anche lui mi manca,” rispose, con tono affettuoso. “Vorrei essere lì a baciarti. Vorrei abbracciarti e darti tanti bacini. ”
Quelle parole mi fecero impazzire. Spinsi più forte, sentendo Claudia gemere e vedevo il suo corpo che si arcuava verso di me.
Dopo qualche minuto, chiuse la conversazione, posando il telefono sul davanzale.
Si voltò verso di me, sfilando il mio cazzo dal suo culo.
“Marco…” mi disse, inginocchiandosi davanti a me, “sei un porco. Un fantastico maiale e un gran bastardo.”
Le sue mani mi afferrarono il cazzetto e le sue labbra lo avvolsero con una maestria che mi faceva tremare.
“Chiama tua moglie,” mi ordinò, guardandomi con uno sguardo che non ammetteva repliche.
Presi il telefono.
Chiamai Valentina, mentre Claudia mi faceva un pompino da impazzire.
“Pronto?” rispose mia moglie.
“Ciao amore,” dissi, cercando di mantenere un tono normale.
“Tutto bene?”
“Sì, Marco. Hai portato il bambino a scuola e ora dove sei?” rispose lei.
“Bene,” dissi, mentre le mani di Claudia mi massaggiavano le palle. “Sono a scrivere delle pratiche al PC. Pensavo… potremmo invitare a cena Claudia e suo marito.
Che ti sembra come idea?”
Valentina sembrò sorpresa e contenta allo stesso tempo. “Davvero? Mi piacerebbe.
Li trovo molto simpatici e Claudia è davvero carina nei modi di fare con me.
Sai ci siamo iscritte in palestra insieme e tra qualche giorno gli insegnerò la meditazione e lo yoga.”
“Sì, chiamala ora in questo momento e chiedile se vuole venire,” dissi, sorridendo a Claudia.
Lei mi stava succhiando il cazzo con una frenesia che mi faceva impazzire.
Valentia termino la chiamata con me e chiamò subito Claudia, mentre io stavo già leccandogli la figa, sentendo il suo sapore dolce e salato.
“Pronto?” rispose Claudia sorridendomi e dicendo sottovoce che ero un vero maiale e stronzo. Cercava di mantenere un tono normale con Valentina,mentre io la stavo facevo godere.
“Ciao Claudia, sei libera domani sera per una cena da noi? Anche se tuo marito è fuori per lavoro, puoi venire a cena da noi ?“ chiese Valentina.
“Sì… certo,” rispose Claudia, ansimando. “Sto correndo sul rullo… per questo sono un po’ affannata. Vengo volentieri e poi è una vita che non vedo più Marco. Proposito come sta? Salutalo da parte mia.”
Mi sorrideva e mi faceva l'indice medio per mandarmi in culo.
Valentina rispose “sta bene ed è molto impegnato ultimamente. Sarà felice se vieni!“
Valentina terminò la chiamata per non disturbare il suo "allenamento".
Claudia chiuse la conversazione, posando il telefono e guardandomi con uno sguardo che mi faceva venire voglia di fotterla ancora.
Claudia sorrideva per la conversazione con Valentina.
“Facciamo un 69,” mi disse, spingendomi sul pavimento davanti alla porta finestra e mettendosi sopra di me.
Le nostre bocche si unirono dopo che gli avevo leccato la figa e lei il mio cazzettino.
Le nostre lingue si intrecciavano. Abbiamo iniziato a limonare, passando la mia sborra che restava nella sua bocca e la nostra saliva.
Da bocca a bocca come due veri maiali fuori controllo.
Un gesto che mi faceva sentire ancora più maiale e lei ancor più troia.
Poi ci mettemmo abbracciati, nudi, per terra, guardando la pioggia cadere fuori dalla porta finestra.
Senza parlare, solo il suono della pioggia e il nostro respiro affannoso che riempivano la stanza.
“Marco…” mi sussurrò Claudia, accarezzandomi il petto.
“Cosa?” chiesi, guardandola negli occhi.
“Sei un porco,” mi disse, con un sorriso malizioso.
“E te sei una troia,” risposi, afferrandola per i fianchi e spingendola di nuovo contro il vetro. “Adesso…”
Ma prima che potessi continuare, il telefono di Claudia squillò di nuovo. Lei mi guardò, incerta e ora davvero impaurita.
Era sempre Luca,suo marito.
“Rispondi,” le dissi, con un tono autoritario.
Lei prese il telefono e rispose.
“Pronto?” disse, con una voce che tremava.
“Ciao amore,” sentii nuovamente la voce del cornuto e questa volta non potei trattenere un sorriso.
“Avevo voglia di sentirti nuovamente.” continuò lui.
L ei rispose a fatica…
Claudia tratteneva il respiro mentre rispondeva al marito.
La sua voce era tremante, mentre io, nascosto dietro di lei, infilavo un dito nella sua figa e l’altro nel suo culo.
Sentivo il cornuto e la sua voce profonda e sicura, ignaro di quello che stavamo facendo.
“Sai che ti amo?” disse Luca, con un tono affettuoso. “Mi manchi tantissimo tesoro. Vorrei essere lì con te, a prendermi cura di te, a farti sentire amata.”
Praticamente la voleva trombare.
Claudia gemette leggermente, cercando di mascherare il piacere che le stavo procurando. “anc...anch'io ” rispose a fatica, mentre io continuavo a muovere le dita dentro di lei, sentendo il suo corpo reagire ad ogni mio movimento.
“Mi sembri strana,” disse Luca, con una preoccupazione genuina nella voce. “Stai bene? Cosa stai facendo?
Vorrei essere lì e fare l'amore con te.
Oggi ho voglia!"
Ero eccitato all’idea che lui non avesse la minima idea di quello che stava realmente succedendo.
“Sì, sto bene e anch'io avrei voglia di far l'amore ” rispose Claudia, il respiro sempre più affannato e lo sguardo sorridente rivolto a me. “Sto solo… rilassandomi.”
“Mi piacerebbe essere lì con te,” continuò Luca, la voce calda e desiderosa. “Vorrei prenderti tra le braccia, baciarti, farti sentire quanto ti desidero.”
Io non potei resistere.
Senza preavviso, iniziai a penetrarla, sentendo il suo corpo arrendersi a me, mentre continuava a parlare con il marito.
“Mmm… Luca… mi manchi tantissimo,” disse Claudia, gemendo leggermente, mentre io spingevo il mio cazzetto dentro di lei, sentendo la sua figa bagnatissima.
“Ti amo, Claudia,” disse Luca con la voce piena di emozione.
“Non vedo l’ora di tornare a casa e di stenderti sul letto, di farti sentire tutto il mio amore.”
Claudia chiuse gli occhi, cercando di concentrarsi sulla conversazione mentre io la penetravo con sempre più forza. “Anche io ti amo,” sussurrò con la voce rotta dal piacere.
“Mi sembri strana, ti sto eccitando e ti stai toccando?” ripeté Luca, con una nota di preoccupazione nella voce. “Sei sicura che va tutto bene?”
“Sì, Luca, sto bene.
Si mi stai eccitando.” rispose Claudia, cercando di mantenere il controllo. “Devo solo… devo solo chiudere la chiamata. Ho qualcosa di urgente da fare.”
“Va bene, amore,” disse Luca, con un sospiro. “Ti chiamo più tardi, ok?”
“Sì, certo,” rispose Claudia, prima di chiudere la chiamata con il respiro affannoso.
Mi ordinò di chiamare nuovamente Valentina.
Ubidi senza esitazione, cercando di mantenere il controllo mentre prendevo il telefono e componevo il numero di mia moglie.
“E adesso,” disse Claudia, alzandosi e posizionandosi sopra di me, “è il mio turno.”
Si mise a cavalcioni, prendendo il mio cazzo e guidandolo dentro di lei, iniziando a muoversi su e giù con un ritmo che mi fece perdere il controllo.
“Pronto Marco, che c'è?“ Rispose nuovamente Valentina.
“Niente, volevo sapere se poi Claudia ti ha detto se veniva?“.
“Certo che viene. Mi è sembrata molto felice di venire. Ti saluta.
Ma ora devo riattaccare perché ho molte cose da fare al lavoro. A dopo.“
Io non potei resistere.
La girai.
La afferrai per i fianchi, spingendola giù su di me con sempre più forza, sentendo il mio corpo avvicinarsi all’orgasmo.
“Sborra per me, Marco,” mi ordinò con la voce autoritaria. “Voglio sentirti dentro di me.”
E io non obiettai. Con un ultimo grido di piacere, sborrai dentro di lei, sentendo il mio corpo tremare per l’intensità dell’orgasmo.
“Adesso,” disse con la voce piena di autorità, “voglio che tu mi dica quanto mi desideri.”
“Ti desidero più di ogni altra cosa,” risposi, la voce rotta dal piacere e dalla sottomissione.
“Bene,” disse Claudia.
Restammo nudi davanti alla porta finestra, il rumore della pioggia che batteva contro i vetri riempiva il silenzio tra noi.
L’aria era densa, carica di umidità e del calore che ancora ci avvolgeva dopo l’intensità di ciò che era appena accaduto.
Le gocce scivolavano lungo il vetro, disegnando traiettorie labili che si intrecciavano come le nostre lingue poco prima.
Claudia era accanto a me, il suo respiro ancora affannato, il seno che si alzava e si abbassava lentamente. Il mio corpo era ancora scosso da piccoli brividi, il mio cazzo, piccolo e flaccido, pendeva tra le mie gambe, testimone silenzioso di ciò che era appena accaduto.
Lei si alzò senza una parola.
Il suo corpo sinuoso,si muoveva con una grazia innata.
Mi guardò con uno sguardo che non riuscivo a decifrare.
Un misto di soddisfazione e forse, solo forse, un pizzico di rimpianto. “Vieni,” disse semplicemente, la sua voce bassa e rauca, mentre mi prendeva per mano e mi conduceva verso la doccia.
La sua pelle era ancora umida,piena del mio seme, il profumo del suo sudore mischiato a quello del sesso riempiva l’aria.
Sotto il getto dell’acqua calda, Claudia iniziò a lavarmi con movimenti lenti e deliberati.
Le sue mani scivolavano sul mio petto, poi lungo le braccia, insaponandomi con cura.
Ogni tocco era un messaggio silenzioso, un ricordo di ciò che era appena accaduto.
Quando le sue dita arrivarono al mio cazzettino, mi trattenni un respiro.
Lo prese delicatamente tra le dita, con il sapone che schiumava intorno alla mia erezione appena accennata.
“È così piccolo,” sussurrò, quasi con tenerezza, “ma sai usarlo così bene. Hai sborrato molte volte.”
Mi inginocchiai davanti a lei, il desiderio che tornava a pulsare dentro di me.
Le mie mani si posarono sui suoi fianchi larghi e le mie dita affondarono nella sua carne morbida mentre mi avvicinavo alla sua figa.
Lei emise un gemito sommesso quando la mia lingua toccò il suo clitoride.
Un suono che mi fece venire voglia di farla urlare.
Iniziai a leccarla con voracità.
Le mie labbra che si muovevano intorno alla sua pelle sensibile e alla sua figa.
La mia lingua esplorava ogni piega della sua meravigliosa figa.
“Che porco che sei,” sussurrò lei.
Le dita si intrecciavano nei miei capelli e mi spingevano più vicino a lei.
“Mi stai facendo impazzire." Gemette e il suo corpo si contorceva sotto la mia bocca.
“Non fermarti, Marco.Farmi godere nuovamente come sai fare tu. Sono la tua troia,la tua vacca. La tua puttana.”
Ubbidivo e continuavo a leccarla.
La mia lingua si muoveva con un ritmo crescente e le mie dita che si infilavano dentro di lei, alternando movimenti profondi e rapidi.
Claudia iniziò a tremare e i suoi gemiti diventarono più acuti, più disperati.
“Sì, sì, sì,” ripeteva e le sue dita stringevano i miei capelli con forza. “Sto per venire, Marco. Non fermarti, per favore, non fermarti!”
E poi arrivò l’orgasmo. Un’onda che la travolse completamente.
Il suo corpo si irrigidì.
Un grido soffocato uscì dalle sue labbra mentre si abbandonava al piacere.
La leccai fino all’ultimo, gustando ogni singola goccia del suo godimento e raccolti il suo orgasmo con la mia lingua.
Quando finalmente si calmò, Claudia mi guardò con un sorriso soddisfatto.
“Sei proprio un bravo leccatore.“
La sua mano scivolava lungo la mia guancia.
“Ma adesso è il tuo turno.”
Mi alzai e il mio cazzetto era di nuovo duro, pronto per lei.
Ma Claudia non lo prese tra le sue labbra come mi aspettavo.
Invece, lo afferrò con due dita, iniziando a masturbarmi con movimenti lenti e deliberati.
Sembrava adorare il mio piccolo pene. Quasi le faceva tenerezza tenerlo solo con due dita.
“È così piccolo,” ripeté, con la sua voce piena di desiderio.
“Ma così duro. Mi piace sentirlo tra le mie dita. Poi quante volte riesci a sborrare. Impressionante!”
“Claudia,” sussurrai con la mia voce piena di bisogno. “Non fermarti, ti prego.”
Lei continuò a muovere le dita.
Il suo ritmo che aumentava man mano che mi avvicinavo all’orgasmo. “Voglio vederti venire, Marco,” “Voglio che mi sborri in faccia come una troia vera. Fallo per me.”
E io non potei resistere.
La mia sborra schizzò sulla sua faccia.
Claudia mi guardò con un’espressione di soddisfazione.
Le sue dita che si muovevano ancora delicatamente sul mio cazzo, prolungando il mio piacere.
La feci inginocchiare davanti a me.
Le ordinai di guardarmi negli occhi con la bocca aperta e all'improvviso gli pisciai in bocca.
“Bevi troia. Bevi tutto! Sei una gran puttana.“
Lei con occhi sbarrati ed eccitata, iniziò a bere tutta la mia urina.
Dopo qualche istante, ci asciugammo in silenzio.
Claudia mi guardò con uno sguardo che non riuscivo a decifrare. C’era qualcosa di tenero nei suoi occhi, qualcosa che mi faceva sentire vulnerabile. Mi vestii lentamente, ogni movimento sembrava caricato di un peso che non riuscivo a comprendere.
Uscii dall’appartamento, la pioggia che mi accarezzava il viso mentre mi dirigevo verso il suo SUV.
Sedetti accanto a lei.
Il silenzio riempiva l’abitacolo.
Non ci guardammo, non scambiammo una parola.
Guidò lentamente.
La strada era bagnata e rifletteva le luci della città.
Quando arrivammo alla mia macchina, mi voltai verso di lei, ma lei non mi guardò.
Non disse nulla.
Scesi in silenzio con il mio corpo ancora scosso da ciò che era accaduto.
Mentre mi incamminavo verso la mia auto, sentii il finestrino del suo SUV abbassarsi.
Mi voltai, e vidi Claudia che mi guardava con un sorriso malizioso.

“Ciao, cazzobonsai. Sei un vero porco.” disse in modo malizioso e dolce.
La sua voce era piena di ironia che mi fece sorridere
Poi partì, lasciandomi lì, sotto la pioggia, con un misto di desiderio e vergogna che mi bruciava dentro.
Da quel giorno per lei ero diventato "cazzobonsai".

Continua.....





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