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Cazzobonsai alla Lecciona (storia vera)


di Membro VIP di Annunci69.it cazzobonsai69
23.03.2025    |    230    |    2 8.0
"“E guarda però quanta sborra! Mai visto sborrare così tanto..."
Il sole picchiava forte sulla spiaggia della Lecciona, a Torre del Lago, ed io ero disteso su un asciugamano, completamente nudo. Gli occhiali da sole a specchio nascondevano il mio sguardo mentre osservavo le due donne di fronte a me, a malapena a due metri di distanza. La mora, Elena, aveva un seno prosperoso e un sedere invidiabile, mentre la bionda, Roberta, era più minuta, con tette piccole ma sode e un’aria più elegante. Entrambe avevano circa cinquant’anni, come me, ma sembravano molto più sicure di sé.

Io, robusto, con un po’ di pancetta, e il mio pene, minuscolo, tanto che era appena visibile tra le gambe: sei centimetri flaccido, dodici in erezione. Non mi importava. Mi piaceva prendere il sole così, libero, sentendo il calore sulla pelle. Ma quello che stava accadendo in quel momento era molto più interessante.

Le due donne parlavano tra loro, convinte che stessi ascoltando musica con le cuffie. In realtà, le cuffie erano ben in vista, ma il cellulare era spento e ogni parola che dicevano mi arrivava chiara e distinta. D'altronde, erano davanti a me a meno di tre metri.

“Guarda un po’ lui,” disse Elena, inclinando la testa nella mia direzione. La sua voce era tutt'altro che bassa e piena di un misto di divertimento e disprezzo. “Quel cazzetto minuscolo… pensi che si sia mai fatto una donna?”

Roberta rise, un suono acuto e melodioso. “Dio mio, Elena, che domanda! Ma guardalo, è così… innocente. Chissà se sa cosa farci con quello. Mamma mia, un cazzettino così piccolo non l'avevo mai visto.”

Elena si mise a ridere anche lei, una risata piena e carnale. “Non credo proprio. Sembra il tipo che si eccita solo a guardare. Guarda, si sta già agitando.”

Sentii il sangue salire al viso, ma non potevo fare a meno di seguirle con lo sguardo. Il mio mini pene iniziava a gonfiarsi lievemente, passando da quei miseri sei centimetri a qualcosa di più consistente. Dodici centimetri, pensai, non è tanto, ma è qualcosa.

“Oh mio Dio, hai visto?” esclamò Roberta, puntando il dito nella mia direzione. “Si sta eccitando! Che ridicolo.”

Elena si mise a ridere ancora di più, piegandosi leggermente in avanti. “Ma che pensa, che lo stiamo guardando perché ci piace? Guarda che cosino… sembra un dito mignolo.”

Roberta si unì alle risate, scuotendo la testa. “Immagina di fare sesso con lui. Sarebbe come… non so, come infilare un cerino in un tunnel.”

Elena rise così tanto che dovette coprirsi la bocca con una mano. “Ma che dici! Piuttosto, fammi immaginare… lui che cerca di entrare, ma non ci riesce perché è troppo piccolo. Che patetico.”

Sentii un nodo allo stomaco, ma allo stesso tempo, qualcosa dentro di me si stava accendendo. Le loro risate, le loro parole, il modo in cui mi stavano umiliando… Non potevo negare che mi stessi eccitando. Il mio pene era ormai completamente eretto, quei dodici centimetri sembravano così insignificanti a confronto delle loro fantasie.

“Potremmo fargli fare qualcosa,” suggerì Elena, con un sorriso malizioso. “Immagina se lo facessimo leccare… oh, sarebbe divertente vederlo annaspare, incapace di soddisfarci.”

Roberta sghignazzò. “Ma certo! Gli farei leccare la mia figa rasata, e mentre lo fa, gli direi quanto è inutile. 'Che ci fai con quel cosino? Non sei capace nemmeno di fare questo!' E poi, quando pensa di aver fatto qualcosa di buono, gli chiederei di fermarsi perché mi sta annoiando.”

Elena rise, scuotendo la testa. “Che crudele, Roberta! Ma mi piace. Sai cosa gli farei io? Gli farei leccare il mio culo. Tutto quel grasso, quel sudore… e lui, con quel pene minuscolo, che cerca di farmi godere. Che spettacolo sarebbe! Magari un pene così piccolo sarebbe l'ideale per il mio culo.”

Le loro parole mi facevano girare la testa. Ero eccitato, ma allo stesso tempo, mi sentivo umiliato. Eppure, non potevo fermarmi. Le guardavo, il mio misero pene era duro e pulsava leggermente, mentre le loro risate si mescolavano al rumore delle onde. Non potei fare a meno di iniziare a masturbarmi.

“Guarda, si sta masturbando!” esclamò Roberta, ridendo ancora di più. “Oh mio Dio, è troppo divertente. Guarda come si muove, come se pensasse di essere sexy. Si sta facendo una sega con due dita!”

Elena si mise a ridere anche lei, scuotendo la testa. “Che patetico. Ma sai cosa? Lasciamolo fare. Vediamo quanto dura.”

Non potevo più resistere. Le guardavo, il mio pene bonsai in mano, mentre mi masturbavo lentamente. Le loro risate, le loro parole, tutto mi eccitava in modo assurdo. Era come se il mio piacere dipendesse dalla loro derisione.

“Oh, guarda, sta per venire!” disse Elena, ridendo ancora di più. “Che spettacolo triste. Guarda come si contrae… sembra un verme. Oddio, sembra proprio un vermetto piccolo, di quelli con cui le persone vanno a pesca… ahahaha.”

Roberta si mise a ridere anche lei, coprendosi la bocca con una mano. “E guarda però quanta sborra! Mai visto sborrare così tanto. Che disastro.”

Con un ultimo gemito, eiaculai le ultime gocce di sperma. Il liquido bianco schizzò sulla mia pancia, mentre loro continuavano a ridere, guardandomi con disprezzo. Ero completamente umiliato, ma non potevo negare che fosse stato eccitante.

“Oh mio Dio, che ridicolo,” disse Elena, alzandosi e stiracchiandosi. “Andiamo in acqua, Roberta. Ho bisogno di lavarmi via la vista di quel cazzettino.”

Roberta rise, alzandosi anche lei. “Sì, andiamo. Lasciamo qui il nostro piccolo amico con la sua sborra sulla pancia.”

Le guardai mentre si allontanavano, ridendo tra loro, mentre io rimanevo lì, sotto il sole, con il mio sperma che si asciugava lentamente sulla pancia. Mi sentivo umiliato, ma allo stesso tempo, non potevo fare a meno di sorridere e pensare... che troie quelle due!

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