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Gay & Bisex

A volte ritornano... 2. Raffaello - 12 anni d


di jacdap
11.12.2024    |    63    |    2 9.0
"Mi propongono una cena in un ristorante indiano per poi ritornare in casa per concludere la serata..."
--- Anche questo racconto è un sequel. Come per quello di Alberto faccio precedere una sintesi dell'omonimo
racconto pubblicato una decina d'anni fa –


*** Antefatto.

Non si chiamava Raffaele ma proprio Raffaello. Era un artista. Indiscutibilmente bello, con una zazzera sbarazzina sempre davanti agli occhi, labbra carnose, umbro,  parlata sciolta, simpatico, estroverso... Ci eravamo conosciuti in palestra: una bella palestra, articolata in molte sezioni, aperta pressoché sempre, con anche una piccola sauna, un bagno di vapore e una zona relax. Era frequentata da sportivi, culturisti, gente comune e molti gay. Si era sparsa voce che era un ambiente in cui si potevano fare incontri interessanti il che, specie in certe fasce orarie di poco affollamento, era vero. Sauna e bagno turco erano luoghi privilegiati per fare "conoscenze". 
Pausa pranzo. Poca gente in sala pesi. Corsi di ginnastica del mattino terminati. Mi ero allenato, mangiucchiato una schifezzella ai distributori automatici e salito in zona relax che era deserta. "Ah, che meraviglia - penso - nessun rompicazzo che parla di calcio o di figa; mi faccio 10 minuti di sauna, 20 di turco e poi mezzora sdraiato a sonnecchiare". Entro in sauna, getto un mestolo d'acqua e una scaglietta di mentolo sulle pietre roventi, stendo l'asciugamano e mi ci sdraio sopra con la nuca verso la porta. Inizio mentalmente a contare fino a 500: avevo assodato che impiegavo circa 10 minuti. Sento che si apre la porta d'ingresso. "Fine pacchia" penso e resto a occhi chiusi mentre sento rumoreggiare nell'adiacente zona relax dove c'erano panche di legno a scalinata. Poi silenzio. In genere a questo punto della sauna, col sudore che comincia a scorrere e fa prurito di solito me ne esco, ma la nenia mentale dei numeri mi aveva fatto addormentare. Mi sveglia una voce:
- Jacopo ma quanto ci stai?
Sobbalzo. Non mi pareva di conoscerlo ma forse era colpa della prolungata permanenza in sauna.
- Merda, da quanto sono qua dentro?
- Io sono qui da 10 minuti ma te c'eri già, forse da un tot...
- Bè, non da moltissimo, grazie per avermi svegliato. Ma... tu chi sei che sai come mi chiamo?
- Ho sentito chiamarti e... io sono Raffaello...
- Seee e io Michelangelo...
- Bada che mi chiamo così per davvero...
- Ok... allora piacere. Io vado nel turco...
Rispetto alla sauna era quasi freddino. Si trattava di un corridoio largo sì e no due metri, fatto a L con una lampada solo sopra la porta di ingresso così che, anche per il vapore che c'era, già dopo due passi si intravvedevano solo le sagome e in fondo non si vedeva quasi nulla e niente del tutto nel braccio corto terminale della L. Lo percorro tutto per vedere che non ci sia nessuno, sciolgo l'asciugamano in vita, me lo pongo arrotolato sul collo e mi siedo sulla panca scivolosa di cemento che gira tutto attorno alla parete del bagno turco lasciando molto poco spazio per passare. Ed eccoti Raffaello che entra, mi si siede a fianco e mi mette una mano sulla coscia. Mi dà quasi noia, ma glisso e appoggio la nuca contro la parete. Raffaello interpreta questo come un incoraggiamento anche perché il mio uccello cominciava a fremere. Solleva il capo per cercare di intravvedere l'espressione del mio viso; io lo guardo "asetticamente" ma il cazzo ha un suo linguaggio che dice vai col raspone. Non era una gran pompa tutto sommato per cui mi alzo in piedi con l'uccello giusto all'altezza della sua testa. La prendo con una certa forza e la tiro contro il mio inguine.
- Calma, mi affoghi, dice tossicchiando ed inizia una pompa lenta e calibrata con ciucciatine alla cappella e leccate all'asta e alle palle. Io ho voglia di sborrare e voglio una cosa più rude, per cui di nuovo gli afferro la testa senza però conficcarglielo fino in gola, lo obbligo solo a star fermo mentre mi muovo io e lo scopo in bocca con energia. Le sue mani mi afferrano saldamente le chiappe. Vengo con un forte tremito delle gambe. Lui succhia finché i fiotti non terminano, sputa e si pulisce la lingua con il bordo della mano:
- Ma allora tu sei gay Jacopo?
- Magari un po'...
- Ma io ti piaccio Jacopo?
La conversazione e le domande dirette iniziano a infastidirmi e mi viene voglia di ferirlo:
- Certo non quanto io piaccio a te.
Abbozza un sorrisetto un poco risentito, ma continua:
- Se ti va posso fare anche altro...
- Bè non certo qui...
- Ci si può vedere a casa mia a XXX e disse un luogo a oltre 30 km.
- Mi meraviglia che non abitando qua in città ti sia iscritto in palestra qui. Non ci sono palestre a XXX?
- Sì, ma non ci sei tu.
Cazzo, penso, mi sono infognato in uno spasimante. A togliermi dall'imbarazzo entra gente vociando in zona relax. Mi cingo la vita coll'asciugamano ed esco seguito quasi subito da Raffaello. Facciamo la doccia e mi dice che deve andare ma che l'invito per casa sua è sempre valido. Sorrido e ringrazio ma non gli chiedo né indirizzo né numero di telefono. Dopo mi sono pentito della mia arroganza e supponenza. In fin dei conti era stato gentile, non invadente tutto sommato, carino insomma, e mi sono reso conto che non solo non lo avevo manco toccato in basso, ma neppure guardato. Neppure uno che non mi interessava per niente avrei trattato in modo così apertamente scostante. "Sono proprio stronzo" mi sono detto, anche perché poi in realtà si trattava di un bel ragazzo. Nella mia carriera frocesca mi ero fatto soggetti ben peggiori…

Una decina di giorni dopo la situazione si ripresenta simile, ma stavolta ero già stato in sauna e turco e mi stavo godendo un silenzioso relax sdraiato sulla cornice più alta della zona predisposta. Entra, lo guardo attraverso una sottile fessura degli occhi girando appena la testa, mi saluta, ricambio richiudendo gli occhi e risonnecchio. Lui si fa una breve sauna e una rumorosa doccia fredda dopo di che si viene a sedere, dandomi le spalle, sul gradino sottostante quello su cui sono sdraiato.
- Dormi?
- Col casino che fai, per dormire dovrei essere stato punto dalla mosca tze-tze.
- Carino come sempre Jacopo...
- Scusami, hai ragione, sono un po' nervoso per i cazzi miei.
- Ti va di parlarne?
- No, appunto, sono cazzi miei.
Silenzio e di nuovo senso di colpa da parte mia, così mi sollevo e abbasso i piedi appoggiandoli sul livello dove è seduto lui e inizio una conversazione generica del più e del meno. Scopro che non è solo apparenza, ma ha un grande spessore culturale oltre che artistico, in più un'eloquio forbito e moltissimi interessi.
Un po' esitante mi chiede:
- Ti va di rifarlo?
Aspetto un po' a rispondere e poi dico:
- Andiamo a casa tua...
Mezzora dopo eravamo già là. Come me stava anche lui in una soffitta colla differenza che quanto il mio piccolo sottotetto rabberciato e incasinato era bohemien tanto la sua era un'ampia mansarda, ricercata, luminosa e ordinata. Mi sconvolse vedere un foglio di stagnola stesso tutto attorno ai punti di fuoco sul piano di cottura. "Ho a che fare con un maniaco dell'ordine e della pulizia" ho pensato.
- Posso offrirti qualcosa? Vuoi un caffè?
- No, no, non sia mai che sporchi qualcosa, dissi additando il piano cottura.
Ci rimane male e io pure perché non mi capacitavo del perché mi riuscisse così bene fare lo stronzo.
- Scusa, scherzavo, sì fammi un caffè.
Povero cristo, invece di dirmi di andarlo a prendere al bar si gira, un po' mortificato, a preparare la caffettiera, la mette sul gas e si ferma girato a guardarla a capo chino. In quel frangente ho provato una dolente simpatia e allora mi sono alzato, gli sono andato dietro e l'ho abbracciato baciandolo sul collo.
- Devo proprio piacerti molto Raf per non avermi ancora mandato a fanculo.
Non risponde ma si allunga sotto ai miei bacetti come i gatti quando li accarezzi sotto la gola. Gira la manopola sotto al caffè che nel frattempo è salito e si volta offrendomi le labbra. Lo bacio e per la prima volta gli appoggio la mano sul pacco. Sotto la tuta ginnica pareva esserci un bel fagottino...
- Andiamo di là? - chiede additando, probabilmente, la camera da letto.
- Sono venuto apposta no?
Lo spoglio velocemente. Ha il cazzo durissimo, un cazzo molto strano stretto alla base e via via più grosso verso la cappella. Ma la cosa più strana è che è piatto, non ha una sezione più o meno circolare come quasi tutti, ma è molto ovalizzato, schiacciato specie nella parte superiore.
- Sì lo so, ho un uccello strano, dice notando la mia perplessità e per una volta sono carino con lui prendendoglielo, per risposta, tra le labbra. Lo porto colla pompa al limite dell'orgasmo e poi passo al buchetto. Raffaello si gode il rimming in modo sublime e mentre glielo faccio mi spoglio completamente. Sempre senza smettere di lappargli la rosellina, prendo dalla tasca dei calzoni un preservativo a cui avevo preventivamente rotto la custodia, me lo srotolo e lo infilo sul bigolo che appoggio al buco.
Dice: - Non a secco, non sono un habitué.
Prende dal comodino un tubetto di gel, se ne cosparge con abbondanza e me ne mette pure sul pisello che freme e che poco dopo già stantuffa il suo intestino mentre lui ansima e perde copiosamente liquidi preorgasmici.
- Voglio vederti, dico..
Estraggo il piolo, faccio ruotare Raffaello posizionando i suoi piedi di fianco alla mia testa e lo infilo con dolcezza e decisione intanto che gli succhio gli alluci. Si morde le labbra guaiendo e io, che sento di stare per venire, gli chiedo di menarselo e di dirmi quando sta per venire. Ubbidisce e pochissimo dopo dice di stare arrivando. Allora accelero le spinte e quando il suo retto si contrae spasmodicamente, io spingo a fondo restando fermo godendomi l'attesa dello scoppio del tappo di sborra che presto ha luogo. Mi accascio su di lui e rimango un po' così in silenzio.
- Il caffè sarà freddo... - mormora Raffaello.
- A me piace anche freddo. E mi tiro su. Metto il condom in un fazzoletto e con un altro mi pulisco l'uccello. Raffaello li prende e li butta nel cestino; versa il caffè e il suo lo zucchera rimanendo in piedi e mescolandolo a lungo col cucchiaino; io, seduto, lo butto giù in un unico sorso e mi sorprendo a guardarlo con un certo interesse: non aveva i muscoli definiti come me, ma era pur sempre molto tonico e ben fatto. Sorridiamo e si avvicina per prendere la mia tazzina, ma io lo tiro verso di me e gli metto la lingua in bocca. Il caffè mi piace amaro ma mi piace il sapore dolciastro, vagamente nauseabondo e un po' esilarante della bocca di chi ha appena bevuto il caffè zuccherato. Gli roteo la lingua in bocca a lungo mordendogli anche le labbra e in breve siamo entrambi eccitati di nuovo. Si accuccia e inizia di nuovo a succhiarmi il cazzo, ma decisamente la fellatio non è il suo mestiere.
- Ti incazzi se ti dico che sei uno scadente pompinaro?
- Scopami allora... non mi dirai che ne fai una sola...
Non era così, e in effetti la tenemmo lunga fino a sera. E non fu neppure l'ultima volta; ci furono diverse altre performances anche con terzi. Poi sparì. Mi aveva già detto che sarebbe andato a Londra per un po' ma pensavo ci si salutasse. Gli telefonai a Natale per fargli gli auguri ma il numero risultava inesistente. Ho poi saputo che aveva fatto strada anche a livello internazionale e che è un artista affermato e ricercato. 


*** Poco tempo fa.

Ed eccomi in giro per Londra una decina di anni dopo a cercarlo... Già... Navigando in Internet mi ero imbattuto in articoli e foto sue. Era in effetti famoso nel suo campo. Era un po' diverso: capelli lunghi, un po' cicciotto, non più bello come allora, ma volevo incontrarlo ugualmente dato che mi trovavo lì. Non è stato neppure difficile: è bastato entrare in un paio di pub gay e chiedere se lo conoscevano. Un cameriere, guarda caso italiano, dopo avermi fatto una quasi radiografia da cima a fondo, mi ha detto che passava quasi tutte le sere "col marito" a farsi un drink. Esco, vado a farmi una pizza vicino alla Victoria Station e torno più tardi. Sono in quattro a un tavolinetto e guardano distrattamente la televisione. Mi siedo al bancone di traverso, ordino un Martini ghiacciato e li guardo intensamente. Uno dei quattro mi nota e, ammiccando, lo fa presente agli altri che mi lanciano in contemporanea un'occhiata distratta e ritornano a guardare la tv. Ma poi Raffaele lentamente si torna a girare. Sorrido. Si alza lentamente con un sorriso a 32 denti e viene da me con gli occhi che gli brillano. Quando è vicino mi prende il Martini e lo trangugia, attacca la sua bocca alla mia annaspando col bicchiere in mano alla ricerca del piano d'appoggio. Mentre il barman interviene, partecipo all'effusione afferrandolo in vita e tirandolo verso di me. Ci fa staccare uno scrosciante applauso dei presenti e il cameriere ci fa altri due Martini e ce li offre. Il cosiddetto marito era uno degli altri tre: un gallese simpatico ed estroverso, una gran massa di muscoli, un rugbista macho ma molto, molto finocchio. La serata si è conclusa simpaticamente con un invito per un brunch all'indomani a casa sua, anzi loro. 
Abitavano in un appartamento piccolissimo al terzo piano senza ascensore con una bella vista parziale su Trafalgare Square. Stavano facendo gli incartamenti per regolarizzare la loro unione col che Raffaello avrebbe anche acquisito la cittadinanza britannica.
- Ti sei sistemato eh? Immagino non ti manchi l'Italia....
- Solo per il cibo.
Erano entrambi in short e polo. Gwilim, questo il nome del gallese, pareva dovesse far scoppiare le cuciture della maglietta e i bottoni dei calzoncini. Mangiamo una brodaglia strana e dell'orrendo pollo al curry dopo di che Gwilim suggerisce di metterci in libertà. Detto da uno che era già mezzo nudo era perlomeno strano, ma  evidentemente era alta la voglia di fare maialate.
È stato un pomeriggio di varie combinazioni e molteplici godute delle quali non ricordo esattamente i dettagli, solo la montagna di profilattici usati ed una particolare combinazione molto godereccia anche dal punto di vista... diciamo... psicologico: Raf trombava Gwi alla missionaria slinguazzandolo alacremente ed io dietro montavo Raffaello in posizione classica. Trovammo presto il giusto ritmo con Raf che si muoveva mentre Gwi da sotto e io da sopra stavamo fermi. Era come se io scopassi Gwilim attraverso Raffaello.
La mia posizione era difficoltosa e fui presto stanco. Io mi alzai, Raffaello si sedette e Gwilim gli si sdraiò sulle ginocchia infilando l'uccello tra le sue cosce:
- So... beat me now please.
Oh questa poi... Era bestiale vedere questa montagna di carne tornita essere sculacciata abbastanza intensamente da Raffaello. Il mio cazzo si gonfiò e Il gallese mi fece segno di avvicinarlo alla sua bocca. Pompava superbamente e io baciavo Raffaello che aveva smesso di batterlo. Afferrai le chiappe di marmo del gallese e le aprii. Raf si chinò a leccargli il buco.
Mi staccai, girai dall'altro lato, gliele allargai ulteriormente e ci appoggiai la cappella. Raf subito passò dalla serratura alla chiave leccandomi la cappella e il contorno dell'ano di suo marito. Poi si alzò facendo quasi rotolare a terra il rugbista. Alternando inglese e italiano:
- Ma quanto cazzo pesi amore mio... Jacopo sdraiati e mettiti un condom... Gwi impalatici sopra... Così... Ora vi guardo...
Io non potevo non godere anche solo guardando quei pettorali possenti che si sollevavano e si abbassavano davanti al mio sguardo... ma lo sguardo mi viene coperto dal culo di Raf che stava sedendosi sulla mia faccia... Lecco, of course, (cos'altro potevo fare?) e intanto sento di stare per venire perché il rumore di questi due maiali arrapati che si sbaciazzano sopra di me è irresistibile. Schizzo contraendomi tutto al che entrambi se lo menano forsennatamente finché entrambi mi imbrattano la pancia. Sono morto e respiro pure a fatica... mi serve un cocktail di vitamine... e magari pure qualcosa da mangiare, possibilmente non british.
Mi propongono una cena in un ristorante indiano per poi ritornare in casa per concludere la serata... c'erano ancora tante cose da fare... Mi invento un impegno inderogabile sia per la sera che per il giorno seguente. Con la promessa di rivederci al pub l'indomani. Penso: seee, col cazzo... scopare per star bene, non scopare per star male... O forse non si tratta neppure di questo... sesso sì ma fine a se stesso... un po' troppo meccanico... manca un quid... O forse non è neppure questo. Forse le cose pianificate mi fanno sentire strumentalizzato... o semplicemente con Raffaello mi è normale fare lo stronzo... come quando ci siamo conosciuti... Ovviamente non li ho mai più visti e di nuovo per Natale, quando li cercherò per far loro gli auguri, una segreteria telefonica mi dirà che il numero selezionato non esiste.
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