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tutto può succedere : le due donne


di Membro VIP di Annunci69.it Nylonlovers68
23.01.2025    |    3.299    |    3 9.7
"Il Paese delle Meraviglie è un riflesso distorto del mondo reale, che ci invita a esplorare l'inaspettato e a sfidare il convenzionale..."
Il giorno dopo, al lavoro, avevo visitato più volte il profilo di Alice. C'era una foto nuova, come se avessero voluto provocarmi: riprendeva Alice in ginocchio sul letto, ripresa dall'alto, con il suo solito chignon e le braccia allungate sulla spalliera, tenendosi con le mani perfettamente curate. Aveva le unghie rosse e indossava un body nero che le scopriva la schiena e le natiche.
Ebbi un sussulto di eccitazione: l’avevo presa così in uno dei nostri incontri, l’avevo scopata mentre si teneva al letto, gli avevo baciato la schiena e il collo prima di entrare dentro di lei. Ora lei si mostrava così, come per provocarmi. Possibile che quell’alchimia che c’era stata ancora ci attraesse? Avevo dentro una sensazione stranissima.
Come promesso a Giada, le mandai un messaggio: “Per quanto tempo è per sempre? A volte, solo un secondo. Come stai?”, glielo scrissi senza alcuna speranza di ricevere una risposta a breve, ma l’avevo promesso a Giada e per ogni suo desiderio bisognava fare in modo di esaudirlo.
Passarono alcuni giorni, e io e Giada fantasticammo sulla sua reazione nel caso in cui Alice avesse risposto al mio messaggio. La stuzzicai, provocando in lei una punta di gelosia. Giada aveva letto di me e Alice, dei nostri incontri, e aveva capito che mi aveva conquistato con il suo invito a esplorare l’inaspettato e a sfidare il convenzionale, che Alice incarnava la mia curiosità.
Passò ancora un giorno, verso le 13:00, il mio telefono si illuminò: un messaggio con accanto l’immagine del profilo di Alice, una rosa rossa. Mi affrettai ad aprirlo: “Che sorpresa! Come stai? Proprio qualche giorno fa ti abbiamo pensato, e Paolo ha voluto pubblicare una foto che sembra uscire da uno dei nostri incontri. Ne porti ancora un bel ricordo?”.
Risposi subito: “Non ho dimenticato un secondo di noi, la vita però è andata avanti ed era bello, ma non potevo rimanere prigioniero di Wonderland. Non ti ho mai dimenticata, a proposito, come sta Paolo? Chiesi”.
“Benissimo, ti saluta. Tu che fai? Sei ancora single o finalmente hai una fidanzata?”
Gli raccontai di Giada, gli raccontai che aveva letto i miei racconti e che sapeva di lei e che era curioso e desideroso di conoscerla.
“Allora, quale occasione migliore? Questo fine settimana c’è la festa più bella di Bologna in quella bella villa sui colli, perché non venite? Vi lascio i nomi in lista, così siete liberi di arrivare a qualsiasi ora. Dai, che ci tengo”.
Così chiuse la conversazione e mi mandò un cuoricino.
La sera, eccitato dalla cosa, le lessi la conversazione, ma solo la parte dell’invito. Le raccontai di quella festa, ma lei non disse nulla. Il venerdì successivo, uscii di casa di mattina presto e le lasciai accanto alla colazione un biglietto: “Oggi mi farò bella per la tua amante”. Immaginai solo una piccola parte di quello in cui mi ero ficcato. Odorai quel biglietto che sapeva di lei e lo infilai nella tasca interna della giacca, uscendo per andare al lavoro.
La sera, quando rientrai, la casa era un disastro: a terra, allineati, c'erano almeno quattro outfit, dall'intimo al vestito alle scarpe. Con Giada in mutandine e reggiseno che saltellava da un posto all’altro, mi guardò e disse: «Aiutami a scegliere, non potrò essere meno bella della tua Alice».
Per lei scelsi un abito aderente rosso, scollato sia davanti che dietro, da indossare senza reggiseno. Il vestito lasciava scoperta la schiena, il collo e il busto, coprendo solo il seno e arrivando all’ombelico: era il vestito che preferivo per Giada. Si potevano vedere tutti i suoi tatuaggi e risaltavano le sue forme perfette. Aveva inoltre uno spacco centrale che, quando camminava, lasciava intravedere le sue gambe, tatuate anche queste. Per le scarpe, scegliemmo il décolleté di Yves Saint Laurent con il tacco in metallo dorato “IVS”.
"Cazzo, così sarai più bella di Alice e di tutto il Paese delle Meraviglie", dissi. Sistemammo tutto nella valigia e andammo a dormire.
Arrivammo in albergo verso le 16:00, mentre Giada si faceva prenotare un parrucchiere, io mi rilassai un po', perché cominciavo a sentire la pressione e l’inquietudine per quello che sarebbe potuto succedere.
Alle 18:00 fui svegliato dal bussare alla porta della camera: era Giada. La guardai: era bellissima, con i capelli lunghi sciolti, lucidissimi e perfettamente mossi.
Entrò e mi disse di sbrigarmi a prepararmi perché non voleva assolutamente far tardi. Entrai nella doccia, mentre Giada aspettò che uscissi per farsi una rinfrescata, facendo attenzione a non rovinare la pettinatura. Indossai uno smoking sportivo, con la camicia senza papillon e un paio di mocassini al posto delle scarpe in vernice. Giada, invece, indossò un piccolo perizoma rosso in pizzo, si mise l'abito rosso e, per me, mise qualche goccia di Alexandria II di Xerjoff, mentre per sé Zafiro, sempre di Xerjoff: un'essenza che evoca il profumo delle strade di Roma, delle sue chiese e dei fiori dei balconi.
Guardandoci allo specchio, eravamo una bella coppia. Uscimmo, salimmo in taxi e andammo alla festa.
Come promesso, il mio nome era segnato in lista, con Giada al braccio, entrammo. L’aria si fermò, attraversammo il salone sotto lo sguardo di tutti. Fui guidato dall’istinto verso un punto preciso della villa, sapevo che l’avrei trovata lì e così fu: la vidi seduta su un divanetto, con Paolo alle spalle che rideva e conversava con qualcuno. Indossava un vestito nero, sandali gioiello e capelli biondi sciolti sulle spalle. Non era cambiata, era sempre bellissima. Incrociammo lo sguardo, mi chiese scusa, si alzò e mi venne incontro. Mi salutò porgendomi la guancia. Quando feci per baciarla, si spostò in avanti, così ebbi la bocca verso il suo orecchio e il naso tra i suoi capelli. Aveva il suo solito profumo: Ombre Nomade, questa era la sua fragranza: fiori del deserto, incenso, notti stellate.
Mi ritrassi senza indugiare troppo per presentarle Giada. Alice la guardò e ne rimase incantata: la lotta era dura, due donne bellissime l’una di fronte all’altra, come su un ring.
Il sorriso di Alice sciolse la tensione, fece strada a Giada che si accomodò accanto a lei e cominciò a conversare come se fossero amiche da sempre.
La serata fu piacevole, buon vino, cibo raffinato, le due donne più belle che avessi mai incontrato avevano fatto amicizia.
Verso mezzanotte, Alice chiese a Paolo di andar via e ci invitò a concludere la serata a casa loro, un elegante loft nel centro di Bologna, un ex officina ristrutturata in modo impeccabile.
Una volta a casa loro, Paolo aprì una bottiglia di champagne e Alice andò a mettersi comoda su un bel divano in pelle. Noi eravamo seduti intorno a un tavolo e Giada si sfilò le scarpe e rimase scalza, rilassata, a bere con noi maschietti.
Dopo qualche minuto, Alice fece la sua comparsa, scalza, indossava una vestaglia di seta nera piuttosto aperta sul davanti. Si sedette sul bracciolo accanto a Giada, la vestaglia si aprì scoprendole le gambe, che erano perfettamente lisce, ancora toniche e bianchissime, quasi luminose. Prese il bicchiere dalle mani di Giada, fece un sorso, lo posò e prese la mano di Giada, facendola seguire in un ballo improvvisato. Giada la seguì impacciata, in quanto non si aspettava quell’invito: Alice la strinse a sé, affondò il viso nel suo collo, la mano sulla sua schiena e l’altra intrecciata alla sua.
Erano bellissime, due corpi perfetti che si compenetravano in un ballo sensuale. Giada si lasciò andare: la mano dalla schiena salì alla nuca, il viso di Alice si sollevò dal collo e vidi le loro labbra sfiorarsi.
Giada, al tocco di Alice, schiuse la bocca e la fece entrare, cominciando a esplorarle la bocca con la lingua, mentre Giada ricambiava. Alice lasciò la mano di Giada per entrare nel suo spacco e cominciare a esplorare la sua intimità. La guidò verso il divano, la fece stendere e cominciò a guardarla. Esplorava quel corpo perfetto prima con la punta delle dita e poi con la bocca. Giada gemeva a quel tocco leggero. Prese la mano di Alice e la guidò fra le sue gambe, poi la strinse fra le cosce. Alice le accarezzò le labbra umide della vagina, le aprì con un dito, la estrasse lucida di umori e se la portò alla bocca per assaggiare il suo sapore. Con la mano sul suo petto, scese con la testa fra le sue gambe, fece cadere le mutandine ormai fradicia e si tuffò sulla sua vagina gonfia e vogliosa. La baciò, la leccò, la succhiò, si dissetò dei suoi umori, si cibò del suo orgasmo.
In qualche modo Giada volle ricambiare tutto quel piacere che Alice le aveva appena dato: le mise una mano tra i capelli, la strinse leggermente, la attirò a sé e la baciò profondamente. Alice aveva il suo sapore in bocca: era salato, dolce, il sapore del piacere. La fece alzare. Le aprì la vestaglia e le baciò un seno, le prese dolcemente un capezzolo tra le labbra, prima, e poi le fece sentire leggermente i denti. Aveva letto i miei racconti, sapeva cosa piaceva ad Alice. La girò e la stese sul divano, le inchiodò le spalle ai cuscini e la baciò ancora. Si insinuò tra le sue cosce, nuda sotto di lui. Le baciò l’interno coscia, le sfiorò le grandi labbra senza mai soffermarsi, come per tormentarla. Alice fremeva. Liberò una mano, le prese la testa e con decisione la strinse fra le sue gambe. La fece venire a contatto stretto della sua vagina, le permise di baciarla, leccarla, aprirla e penetrarla con la lingua. Alice ebbe un orgasmo multiplo fortissimo, mollò le cosce e liberò la testa di Giada. La attrasse a sé e la baciò, voleva sentire anche lei il suo sapore salato, il sapore del suo orgasmo.
Io e Paolo eravamo spettatori non paganti di quell’amplesso tra due donne bellissime, tanto diverse tra loro, ma che si erano unite in un solo corpo, si erano amate senza vergogna e avevano goduto senza ritegno, ignorando completamente i loro compagni.
Al rientro in albergo, senza che le chiedessi nulla, Giada mi baciò con ancora il sapore di Alice nella sua bocca.
«Fai un ripasso», mi disse.
La baciai con la stessa veemenza con cui lei aveva baciato Alice.
La buttai con decisione sul letto, le tenevo le mani per i polsi mentre la baciavo ancora.
Le baciai tutto il corpo, lasciato scoperto dal vestito.
Scesi allo spacco. Non aveva rimesso le mutandine, le baciai la vagina che si bagnò subito. Gli leccai la clitoride con tutta la lingua, sapevo che così impazziva. Non la feci venire, la girai, le sollevai il vestito, la feci mettere nella stessa posizione che aveva Alice nella fotografia e la presi da dietro. La scopai con foga mentre le trattenevo le mani per i polsi sulla spalliera del letto. Lei ribatteva colpo su colpo e più spingevo forte, più mi veniva contro. Voleva sopraffarmi in quel gioco, ma non glielo permisi. Le feci inarcare la schiena e la scopai ancora più forte. Lei godeva e mi incitava. Dopo qualche secondo di quella foga, non resistetti e gli venni copiosamente dentro. Rimanemmo fermi così per qualche secondo, ansimando. Avevo male alle cosce, ma non mi spostai. Aspettai che il mio pene uscisse da solo dalla vagina di Giada e solo allora ci sdraiammo l’uno accanto all’altra. Le presi la mano e la strinsi, e le dissi: “Ti amo”. Lei mi guardò, si girò e appoggiò la sua testa sul mio petto, e ci addormentammo così.
La conoscenza di Alice è un viaggio nell’assurdo. Alice incarna la nostra curiosità, sfidando le norme della realtà. Il Paese delle Meraviglie è un riflesso distorto del mondo reale, che ci invita a esplorare l'inaspettato e a sfidare il convenzionale.
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