Racconti Erotici > trans > Parte 5 : Il Patrigno Mancato
trans

Parte 5 : Il Patrigno Mancato


di Membro VIP di Annunci69.it Stefy_Mant
20.03.2025    |    1.347    |    4 9.8
"Entrai in aereo e, in attesa del passeggero a fianco, sfogliai le foto che ci eravamo fatti con la mia compatta..."
Era la sera prima del nostro ultimo incontro, e non riuscivo a togliermi dalla testa il desiderio di vederlo ancora. Alla fine, anche io mi ero un po’ innamorata di lui, come mia madre: dei suoi modi gentili, della sua passionalità e della sua fantasia. Inoltre, avere ancora un paio di settimane prima del mio ritorno in Italia rendeva più difficile accettare la potenziale fine del nostro rapporto. Decisi quindi di prendere in mano la situazione e scrivergli una lettera:

*Caro Giorgio,*

*Chissà come sarebbero andate le cose se mia madre avesse scelto te all’epoca? Il matrimonio durò giusto qualche anno in più, ma chi sta al suo fianco ora non mi ha mai catturato l’attenzione come te.*
*Se fossi stato tu il mio patrigno, cosa sarebbe accaduto tra noi? È proprio questo che voglio scoprire. Perciò, ti toccherà vedermi da ragazzo e poi trovarmi "per caso" in intimo. Tu, come reagiresti? Sii naturale e sincero, come sempre.*

*Un bacio,*
*tua Stefania.*

Il giorno dopo il nostro incontro, mi scrisse una serie di messaggi dicendo che quella possibilità gli era passata più volte per la testa. Quel "e se?" così probabile e il pensiero fisso che qualcosa sarebbe potuto accadere tra noi, una volta scoperta la reciproca intesa. Mi diede appuntamento per il pomeriggio stesso, e io, come da gioco, mi presentai da ragazzo.

"Ciao, papà," dissi con aria disinteressata, dirigendomi verso la camera degli ospiti. "Tra venti minuti dovrebbe passare un amico, fallo venire da me."
Lui borbottò qualcosa dalla poltrona dove stava leggendo un libro.

Io iniziai a prepararmi di corsa, e appena scoccarono i venti minuti, lui bussò alla porta ed entrò.
"Il tuo amico ha chiamato e non riesce a..." Si interruppe, ammutolito, e iniziò a fissarmi. Ero in lingerie e tacchi, intenta a dare gli ultimi ritocchi al trucco.
"Ok, papà, facciamo che non hai visto niente," dissi, rompendo il silenzio con fare nervoso.
"Lo vedo difficile... Cosa direbbe tua madre?"
"Niente, se non lo verrà a sapere," continuai, sempre più turbata.
"Non sono bravo a tenere segreti altrui, al massimo... i miei," rispose con un tono lascivo, mentre si sistemava il pacco.
"Quindi, dovrei corromperti?" chiesi.
"Beh, questo aiuterebbe," rispose, tirando fuori il suo membro dai pantaloni.

Mi misi in ginocchio e iniziai un pompino lento, tranquillo, quasi impacciato, come una ragazzina ancora inesperta. Ci mise poco a prendere le redini del gioco, afferrandomi la testa e spingendola verso di sé, facendomi entrare in bocca ben più della cappella, prima di iniziare a muoversi con decisione.

Dopo qualche colpo, mi tirai indietro, sedendomi a terra con un denso misto di saliva e dei suoi liquidi che colavano dal mio mento. Lui si gettò a terra, strappandomi via le mutandine e sollevandomi il sedere in aria. Aprì il mio buchetto e iniziò a leccarlo con cura, occasionalmente penetrandomi con la lingua e le dita. Il suo cazzo era così lungo che, da quella posizione, riuscivo comunque a raggiungerlo e a masturbarlo.

"Mi pare abbastanza," disse mentre si sdraiava a terra. "Su, mettiti sopra."
Obbedii e mi misi sopra di lui. Con uno squat, sentii ben presto la cappella sfiorare il mio buchetto, mentre lui guidava il cazzo dentro di me.
Tirai un urletto di piacere all’inizio di quella cavalcata, con le sue mani ferme sui miei fianchi a dettare il ritmo. Tenere quella posizione con i tacchi non era facilissimo, e ben presto mi lasciai andare, cadendo sulle ginocchia. Lui non perse un colpo e mi strinse a sé, continuando la penetrazione ancora più forte e più in profondità, facendomi godere visibilmente.

"Una troia come tua madre, vedo," disse soddisfatto, mentre io accennavo un sorriso in quel turbine di piacere.

Appena si sfilò dal mio buchetto, mi gettai di bocca sul suo cazzo, stavolta con il mio solito fare, lasciandolo un po’ perso nell’estasi. Ma ben presto si riprese, iniziando a sculacciarmi e a sditalinarmi.
"Mettiti sul letto e aspettami," disse, alzandosi.
Mi spostai a letto, a gambe divaricate, chiedendomi cosa avesse in mente.

Rientrò in camera con in mano un paio di manette. Io feci come per alzarmi, e lui si fiondò su di me, girandomi a pancia in giù e legandomi le mani dietro la schiena. Mi piazzò a novanta gradi, con il culo ben in alto e la testa sul letto, per poi sbattermelo di nuovo dentro con prepotenza. Io cercai di fare la spaventata, ma stavo godendo sempre di più. Adoravo questi suoi momenti rudi e mi chiedevo se anche con mia madre uscisse di tanto in tanto. Questi pensieri duravano poco, però, interrotti dal piacere che questa aggressività mi dava.

Si gettò a letto e mi prese la testa, usandola come un masturbatore. Io restavo sempre al gioco, cercando di dimenarmi, anche se stavo godendo. Dopo qualche minuto, si tirò fuori dalla mia bocca e portò il cazzo vicino alla mia faccia, segandosi, mentre io facevo la schizzinosa, guardando dal lato opposto. Ben presto, sentii il calore del suo seme sulle guance, sulle labbra e sul naso.

Mi tirò su di peso e mi portò verso la porta, liberandomi dalle manette.
"E ora corri a lavarti, che tua mamma sta tornando," disse, tirandomi una pacca sul culo.

Una volta lavata e sistemata con il cambio da ragazza che mi ero portata, andai da lui, ancora nudo e ansimante sul divano.
"Ed eccoci qua," dissi, tra l’emozionato e il felice.
"Senti, Stefania, hai ancora qualche settimana qua, giusto?" Io annuii. "Perché non lasciamo perdere questo gioco e ci frequentiamo e basta? Io ora sono in ferie e voglio rilassarmi e divertirmi. Con te faccio entrambe le cose, e mi sembra sia reciproco."
Gli saltai addosso, baciandolo appassionatamente, facendogli così capire che ero d’accordo.

Le settimane passarono in fretta, tra uscite galanti, sesso sfrenato e scampagnate piccanti. E ben presto arrivò il momento del mio ritorno a casa. Si offrì di accompagnarmi all’aeroporto, ma, giustamente, toccava a mio padre quel compito.

Entrai in aereo e, in attesa del passeggero a fianco, sfogliai le foto che ci eravamo fatti con la mia compatta. Alcune erano stupide, come quella in cui cercavo di montare una tenda, altre erano selfie post-sesso, e infine c’era una foto scattata da lui la sera prima, al ristorante dove mi aveva portata. Era la foto più bella di me che avessi mai visto, e lì mi tornò in mente la frase di un amico fotografo:
*"Nelle foto non si appare mai come si è realmente, ma come ci vede chi le scatta."*

Sentii movimento: il mio compagno di posto stava arrivando. Misi via la macchina fotografica e iniziai a vagare con la mente tra i ricordi dei momenti passati con lui.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Votazione dei Lettori: 9.8
Ti è piaciuto??? SI NO


Commenti per Parte 5 : Il Patrigno Mancato:

Altri Racconti Erotici in trans:



Sex Extra


® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni