Racconti Erotici > Prime Esperienze > Al mare 1 - La vendetta di Joele
Prime Esperienze

Al mare 1 - La vendetta di Joele


di TheSecretStoryteller
02.04.2025    |    2.107    |    1 6.0
"Ci ha spiegato: «Ora siete completamente nudi, quindi esponente al sole parti… molto sensibili..."
PREMESSA: è da parecchio che non scrivo su questo sito. Quello che segue è la prima parte di un vecchio racconto che sto riscrivendo ed ampliando. Avverto che non è molto sessuale (sopratutto se paragonato agli altri miei racconti), almeno questa prima parte, ed è più basato sul CFNM e sull'imbarazzo forzato, quindi se siete in cerca di avvincenti scene di sesso selvaggio non è esattamente quello che fa per voi. Ci tengo inoltre a precisare che tutti i personaggi coinvolti hanno diciotto anni o più. E che sono molto impegnato a livello personale per cui la pubblicazione del seguito sarà necessariamente assai discontinua. Grazie per l'attenzione e buona lettura.

Mi chiamo Federico, ma chiunque, al di fuori dei contesti formali, mi conosce come Fede, tanto che da ragazzino davo a chi me lo chiedeva quell’abbreviazione come fosse il mio nome. Ero, mio malgrado, quello che si può definire un nerd: corporatura minuta, magra e senza muscoli, e una vocina acuta da bimbo. Amavo i videogiochi e qualsiasi attività priva di sforzo fisico. Compiuti diciott’anni ero senz’altro cresciuta, a livello sia fisico che mentale, ma il mio processo di maturazione era ancora all’inizio. Gli eventi di cui vi parlerò sono stati essenziali per il mio risveglio mentale e sessuale.
Durante la mia infanzia e la prima adolescenza, gli altri ragazzi spesso mi infastidivano o mi deridevano, mentre le ragazze mi ignoravano. Per questo, passavo gran parte del mio tempo con l’altro sfigato della mia classe: Luca. A differenza mia, lui proveniva da una famiglia con una buona genetica, dove tutti avevano un bell’aspetto, ma Luca era un golosone pigro e sua madre assecondava questa sua tendenza, sicché persino il suo metabolismo favorito da Madre Natura aveva ceduto, trasformandolo in un maialino grassottello. Trascorrevamo i nostri giorni a casa mia – o, più raramente, alla sua – giocando e discutendo di videogiochi.
Non era raro, tuttavia, che la nostra conversazione deviasse su un argomento le cui dinamiche reali ci sfuggivano interamente: il sesso. La nostra istruzione in merito proveniva perlopiù dai porno, ma non li guardavamo insieme, perché sarebbe stato troppo imbarazzante. A diciotto anni, ne capivo qualcosa di più di sesso, ma il tema mi dava più ansia che altro e la mia unica esperienza consisteva in un disastroso tentativo di corteggiamento nei confronti di una mia compagna di classe, andato talmente male che, a ripensarci, mi sale ancora la vergogna.
Un bel giorno di primavera, un pezzo del muro della nostra scuola cadde a terra. Non si trattava che di calcinacci, ma l’evento suscitò una ragionevole indignazione. Studenti e famiglie scesero in piazza contro l’incuria degli edifici scolastici. La nostra scuola venne chiusa per controlli e restauri che il sindaco promise si sarebbero svolti “nel più breve tempo possibile”. Nel frattempo, avrebbero spostato noi studenti su altre sedi del nostro istituto. Tuttavia, ci siamo beccati un paio di giorni liberi, perché non c’era abbastanza spazio in queste altre sedi.
Non avevamo scuola e il clima era già parecchio buono, così abbiamo pensato di andare al mare. Erano giorni lavorativi e la stagione balneare era appena all’inizio. Quindi, con ogni probabilità, non avremmo incontrato molta gente. Non ero un grande amante del mare, ma a queste condizioni mi sarebbe dispiaciuto sprecare l’occasione. Luca si propose subito di venire con me, ma i nostri genitori lavoravano e né io né lui avevamo ancora la patente.
Luca aveva una sorella di nome Joele, che era una fregna pazzesca. Aveva da poco compiuto vent’anni e si stava prendendo una pausa post-diploma per valutare che università fare. Girava voce che avesse una sessualità assai promiscua, ma era difficile stabilire con quanti ragazzi avesse scopato perché lei era piuttosto riservata sull’argomento e giravano in merito molti pettegolezzi assurdi. Io invidiavo Luca per la fortuna di avere una tale bellezza in casa ma a lui Joele, essendo la sorella, non faceva alcun effetto, anzi i due litigavano spesso.
Joele aveva la patente ma non se la sentiva di guidare fino al mare. In quel periodo, però, stava corteggiando un ventunenne di nome Mirco, che aveva la stima sia della mia famiglia che di quella di Luca, per fama di essere un ragazzo onesto e ragionevole. A Mirco era appena scaduto un contratto a tempo determinato e ora stava cercando dell’altro, ma nel mentre era disoccupato. Quindi, era deciso: saremmo andati al mare di mercoledì – io, Luca, Joele e Mirco.
All’ultimo momento, tuttavia, una ragazza della mia classe, Sara, si è unita al gruppo. Era la figlia di un’amica di mamma e questo spiegava la sua presenza. Era una ragazza timida che non mi attraeva particolarmente, ma intrattenevo con lei una discreta amicizia. Luca, invece, sembrava piuttosto interessato a Sara, ma non c’era da prenderlo sul serio: sbavava dietro a ogni ragazza single che vedeva, ma era troppo impacciato per approcciarla davvero.
Dovete sapere che Joele aveva ragione di nutrire contro di me un certo risentimento. Qualche anno prima, era stata fidanzata con un mio compagno di classe, ma io ero venuto a sapere che lo tradiva con un altro tipo. Decisi di fare la spia. Poiché non ero il solo testimone, il fidanzato di Joele decise di lasciarla. Sul momento, la cosa suscitò un certo scalpore in giro e per la ragazza fu un periodo difficile.
Lo so, fare la spia è stata una porcata da parte mia, è vero; ma è anche vero che il povero cornuto era uno dei miei pochi amici, ed ero sicuro che Joele non mi avrebbe mai scoperto. A mia insaputa però, lui aveva fatto il mio nome durante una litigata con lei. Joele non si vendicò sul momento. Gli anni passarono e la sua ostilità verso di me, di cui non sapevo nulla, svanì. Tuttavia, la ragazza non ha dimenticato. Eravamo diventati amici, nel frattempo, ma lei stava aspettando il momento giusto per vendicarsi. Io l’avevo umiliata e le avevo fatto perdere il ragazzo. Lei non voleva farmi uno sgarro così grave, ma voleva trovare l’occasione per farmi abbassare un po’ la cresta.
Abbiamo preso la macchina di Mirco – le nostre famiglie si erano accordate per quanto riguarda la benzina – e ci siamo diretti verso il mare. Mirco conosceva un posto non troppo lontano: una spiaggia libera non affollata e abbastanza pulita. Si mise alla guida, con accanto Joele, mentre noialtri eravamo sui sedili di dietro, io in mezzo a Luca da un lato e Sara dall’altro. All’epoca, Joele aveva messo la testa a posto e voleva una relazione più seria e duratura. Tra lei e Mirco c’era di sicuro del tenero, ma si conoscevano da poco e lei era molto cauta. Per ora, era tutto incerto e i due parlavano come amici. Io ero un po’ invidioso verso Mirco perché era un così bel ragazzo e sapeva farci con le ragazze. Ho provato a distrarmi dalla mia invidia chiacchierando con Luca, che subito ha fatto deviare la conversazione sui videogiochi, mentre Sara si è messa al cellulare, senza prestarci la minima attenzione.
Arrivati, abbiamo parcheggiato l’auto e siamo scesi per le scalette che portavano alla spiaggia consigliata da Mirco: una linea di sabbia di circa cento metri, tagliata poi da ambo i lati da un rientro della costa. Visto che si trattava di una spiaggia libera non c’erano spogliatoi; quindi, avevamo già i costumi sotto i vestiti. Abbiamo steso un telone vicino al mare, ci abbiamo messo sopra le borse, ci siamo spogliati e ci siamo buttati in acqua.
Ero stregato dal corpo di Joele. Aveva una carnagione scura – non abbronzatura, ma la tonalità naturale ereditata dal padre siciliano – ed era fottutamente splendida: non troppo magra, non troppo grassa, un corpo tonico e vigoroso, ma al tempo stesso assai fine e femminile. Non aveva grosse tette, ma erano sode e ben proporzionate e il suo culo era una vista formidabile. Osservare questa brunetta mezza nuda che si faceva il bagno mi faceva impazzire gli ormoni, tanto che mi è quasi venuta un’erezione al solo guardarla. Ho provato a distrarmi giocando nell’acqua con Mirco e Luca. La mattinata è passata con un lungo bagno, poi ci siamo stesi sugli asciugamani. Mentre uscivo dall’acqua, ho visto Joele sussurrare qualcosa a Mirco, mentre entrambi mi guardavano. Non lo sapevo, ma la vendetta di Joele era appena iniziata.
Mirco mi si è avvicinato, sorridendo. Ad alta voce, cosicché tutti potessero sentire, mi ha detto: «Sai che è sbagliato fare gli spioni?» Lì per lì non ho capito e ho solo provato fastidio. Senza darmi il tempo di replicare, ha continuato: «Ho fame. Propongo di andare dal paninaro vicino al parcheggio. Fanno dei tramezzini parecchio gustosi.» Così ci siamo alzati per mettere tutto nelle borse. Mirco ha indicato il mio costume e mi ha detto: «È pieno di sabbia e tutto bagnato. Ti devi cambiare.» Ho risposto con un “ok”, pensando che l’idea fosse di appartarci un attimo, con lui che mi passava le mutande mentre ero coperto da un asciugamano.
Invece, Mirco mi è venuto dietro, ha afferrato entrambi i lembi del mio costume e, in un attimo, me lo ha calato sulle ginocchia. Ero un ragazzo timido ed ora ero completamente nudo di fronte a due ragazze e al mio migliore amico! Nel panico, ho provato a coprirmi con le mani e sono scappato via. Idea sciocca: il mio costume è caduto a terra, Mirco lo ha preso, lo ha sventolato per pulirlo dalla sabbia, e lo ha messo nella sua borsa.
Joele ridacchiava soddisfatta, mentre Sara era nel disagio più completo e Luca sorrideva imbarazzato e divertito. Nel mentre, ero andato vicino al mare, senza avere la minima intenzione di tornare indietro perché, da dove mi trovavo, potevano vedermi solo il culo. Ho urlato a Mirco di darmi le mutande. Joele ha commentato: «Chi umilia gli altri sarà umiliato!» ed è scoppiata a ridere. In quel momento, ho capito che aveva scoperto che avevo fatto la spia. Lezione imparata, vendetta accettata.
Mirco mi ha risposto: «Posso darti le mutande, ma devi venire qui e cambiartele davanti a tutti!» «Vai a fare in culo!» Tutti hanno riso. «Problema tuo. Per me, puoi restare là mentre andiamo a mangiare. Andiamo!» ha concluso Mirco, con la voce più calma del mondo. Sembravano seri: hanno messo tutto nelle borse e, nonostante qualche lamentela da parte di Luca e Sara, hanno iniziato a muoversi verso le scale. Mi stavano trattando come un ragazzino, con la mamma che minaccia di andarsene via se lui fa i capricci! Nel panico, ho deciso di raggiungerli. Mi sono messo a correre a rotta di collo verso di loro, coprendomi meglio che potevo con le mani.
Li ho raggiunti che erano già arrivati alla base delle scalette. Mentre mi avvicinavo, ho gridato a Mirco: «Idiota! Dammi le mutande! Basta con ‘sto scherzo di merda!» Era chiaro che avrei preferito morire piuttosto che farmi vedere nudo. Joele aveva raggiunto il suo obiettivo di umiliarmi davanti a tutti. Mirco, con una calma fin troppo enfatizzata, ha chiesto a Joele: «Lo perdoni?» «Se si scusa…» Mirco mi ha ordinato: «Scusati!» Nudo tra i miei amici, a voce bassa e più veloce che potevo, ho balbettato: «Scusa… scusa…» «Scusati come si deve!» Mi ero ampiamente rotto di tutta quella storia, quindi ho provato a buttarla sull’ironia: «Mi perdoni, Mademoiselle. Offro a Sua Grazia le mie più sincere e pentite scuse per la mia disdicevole intromissione nei Suoi affari amorosi.» «Mi piace! Scuse accettate!» ha replicato lei, ridendo. Per fortuna, la mia ironia ha avuto successo e sono riuscito a recuperare un poco della mia dignità. «Perfetto» ha concluso Mirco: «Joele, i vestiti di voi ragazze li hai nella tua borsa. Voi potete cambiarvi qui, poi raggiungeteci alla macchina. Noi maschietti ci cambiamo in cima alle scale.»
In cima alle scale c’era un muretto che impediva la vista dalla strada: a meno che qualcuno non fosse entrato in quel momento, eravamo al riparo da sguardi indiscreti. Mentre le ragazze si allontanavano, abbiamo salito le scalette. Luca ridacchiava come un cretino, guardando il mio culo nudo. Non ci eravamo mai visti nudi. La cosa mi dava un fastidio terribile. Arrivati in cima alle scale, ci siamo messi dietro il muretto. Mirco ha dato un’occhiata all’ingresso per vedere se stesse arrivando qualcuno: il parcheggio era vuoto, quindi potevamo cambiarci lì.
Mirco mi ha dato una pezzetta che, purtroppo, era troppo piccola per coprimi e mi ha ordinato: «Pulisciti il culo della sabbia, poi ti do i vestiti. E leva quelle mani, su, che siamo tra maschi!» Seccato dal rimprovero, ho obbedito e mi sono scoperto il cazzo. Senza troppa voglia, ho iniziato a sbattermi la pezzetta sulle chiappe. Nel mentre, Mirco ha detto a Luca di togliersi il costume. L’imbecille, che ridacchiava fino a un minuto prima, era ancora più imbarazzato di me a stare nudo, a causa della sua panciona e del suo cazzetto piccolo e tozzo, che sormontava due grossi coglioni.
«Muovetevi, ho fame!» ci ha sollecitato Mirco. Anche se era parecchio umiliante, ho iniziato a muovere la pezzetta con più energia, entrando nella fessura delle chiappe. Quando eravamo abbastanza puliti, Mirco ci ha dato le nostre mutande, che abbiamo indossato con gioia. Prima di darci il resto dei nostri vestiti, Mirco si è tolto il suo costume. Sono rimasto quasi scioccato dalla sua bellezza: alto, capelli biondo cenere, occhi languidi, mascella squadrata, tartaruga, braccia con una circonferenza tre volte quella delle mie. Ma ciò che mi colpiva di più erano le sue dimensioni: anche nei porno è raro trovare un pene così lungo e con una tale circonferenza. Mi sentivo umiliato rispetto a un tale spettacolo, che sorpassava di gran lunga quello che potevo offrire io. In faccia a Mirco, ho visto un sorrisetto compiaciuto. Ha sbattuto un po’ il costume, si è pulito il culo con un’altra pezzetta e ha indossato le sue mutande. Dopo esserci finiti di vestire, abbiamo incontrato le ragazze e siamo andati a mangiare.
Siamo ritornati. Visto che avevamo le nostre mutande addosso, dovevamo cambiarci. Come prima, noi maschietti ci saremmo cambiati in cima alle scalette, mentre le ragazze si sarebbero cambiate sulla spiaggia. Tanto sia il parcheggio che la spiaggia erano vuoti. Non appena le ragazze sono scomparse tra la vegetazione, Mirco è tolto tutti i vestiti e ha ordinato anche a noi di spogliarci nudi. Dopo aver messo i nostri panni nella borsa, ha dato a me e a Luca i nostri costumi, che abbiamo indossato con gioia.
«Scusatemi, ragazzi» Joele, con una voce timida, era apparsa in fondo alle scalette. Data la nostra posizione, non l’avevamo vista salire. Mirco era completamente nudo, girato verso di lei. «Oh, scusa!» ha reagito subito Joele, apparendo sinceramente imbarazzata e voltando la testa. Mirco ha compreso il disagio e ha provato a minimizzare la cosa. Forse aveva in mente di sdrammatizzare con una battuta, ma sul momento non gli è venuto niente di divertente da dire e ha fatto solo: «Nessun problema! Perché sei qui?» Joele ha risposto: «È passato un tizio sulla spiaggia ed è meglio se io e Sara ci cambiamo qui.»
Nel frattempo, Mirco aveva preso il suo costume dalla borsa e lo aveva infilato rapidamente. Poi si era avvicinato a Joele e aveva sussurrato: «Spero che ti sia piaciuto lo spettacolo. Non hai neanche dovuto pagare il biglietto!» «Dai, cretino!» aveva ridacchiato lei, imbarazzata. Abbiamo iniziato a scendere le scalette. L’uomo che era passato sulla spiaggia doveva essersene andato perché c’era solo Sara. Era girata di spalle, rivolta verso il mare, ed era nuda. Non era una ragazza particolarmente bella di viso, ma aveva un culo elegante, da signorina. E per me una mia compagna di classe nuda era una vista inaudita.
«Ehi, che fai, sbirci?» ha detto una voce accanto a me. Era Joele. Ero talmente imbambolato dalla vista della schiena scoperta e del sedere nudo di Sara che non ho risposto. La ragazza, nel frattempo si era chinata e aveva indossato la parte di sotto del costume. Avvicinandoci, abbiamo notato che aveva già messo la parte di sopra. Lo spettacolo si era concluso. Siamo arrivati sulla spiaggia.
«Ehi, come va? Andiamo a farci il bagno?» ci ha salutato Sara non appena ci ha visto. «Sì, certo. Però io devo ancora cambiarmi» ha risposto Joele. «Quel vecchio se ne è andato dall’altro lato quindi io mi sono cambiata qui» ha detto Sara. «Si è visto» ha continuato Joele, ridacchiando. «Ma perché stavate già scendendo dalle scalette? Mi avete visto nuda?» ha detto Sara, preoccupata. «Beh, io ho distolto subito lo sguardo. Anche i maschietti hanno fatto i bravi e hanno guardato per terra…» ha spiegato Joele: «Tutti tranne il qui presente» mi ha indicato: «lui ti ha fissato il culo per dieci secondi buoni.» Sara era fuori di sé: «Cosa? È vero, Fede?»
Ero arrabbiato con Joele per aver rivelato il segreto. Ma del resto era la verità: avevo sbirciato e me lo si leggeva in faccia. Sara mi avrebbe divorato, ma Joele ha cercato di sdrammatizzare: «Beh, Fede, non è stato un comportamento molto da cavaliere. Dovresti almeno chiedere scusa, come hai fatto con me.» «Beh… scusa…» ho balbettato. «Me le faccio fritte le tue scuse! Ma ti pare il modo di guardarmi il culo?» mi ha urlato in faccia Sara.
Stavo per controbattere quando mi sono sentito afferrare i lembi del costume. Di nuovo, Mirco è riuscito a prendermi di sorpresa e a denudarmi senza difficoltà. Stavolta non sono riuscito neanche a scappare e sono inciampato sul mio costume e caduto a terra. Mirco ha finito di togliermi il costume. A terra, mi sono subito coperto con le mani le parti intime e ho urlato a Mirco di ridarmi il costume. «Tu puoi guardare le altre e loro no? Fatti ammirare anche tu!» ha replicato lui, senza mostrare la minima intenzione di ridarmi il maltolto. «Senti, smettila di fare il coglione!» ho protestato, lasciando intendere che stavo per perdere quel poco di calma che mi restava.
Scocciato di tutta quella situazione e volendo sdrammatizzare un poco, ho tolto le mani dal pacco e ho provato a riprendermi il costume con la forza. Mirco è più alto di me e gli bastava tenere le mani in alto per rendermi difficile recuperarlo. C’ero quasi riuscito, che Mirco ha lanciato il costume a Luca. Ero furioso e ho perso quel po’ di dignità che mi era rimasta. Ho gridato a Luca di ridarmi il costume. Lui è alto quanto me e non poteva resistere a lungo, ma subito ha lanciato il costume a Joele. Guardandola, mi è presa una vergogna terribile, nella consapevolezza che la sorella del mio migliore amico stava vedendo il mio pene in quel momento. E poi, non potevo certo correre nudo contro una ragazza!
Il gioco, comunque, si è concluso lì perché Joele ha detto: «Basta così. Direi che la punizione è sufficiente. Comunque, che ti sia di lezione: la prossima volta evita di fare il guardone.» La sua voce era così persuasiva che la mia rabbia si è sciolta e mi sono scusato di nuovo, stavolta più seriamente, per quello che era appena successo. Poi, dopo essermi coperto di nuovo il pacco con le mani – cosa perfettamente inutile, visto che tutti avevano avuto modo di vedere – mi sono avvicinato a Joele, provando a recuperare la mia dignità.
Non mi aspettavo minimamente quello che è successo dopo. Non appena sono andato vicino a Joele, lei mi ha detto: «Te lo ridò solo se accetti di fare un gioco con noi.» «Cosa?» Mirco, ridacchiando imbarazzato, le ha chiesto: «Vuoi davvero fare… quella cosa?» «Penso possa essere un gioco divertente.» «Certo, certo… solo per quello, vero?» Percepivo un crescente erotismo nell’aria, ma ero nudo e non sopportavo la situazione. «Di che diavolo state parlando?» ho chiesto.
Mirco ci ha spiegato: «Si tratta di un gioco di abilità fisica. Il giocatore deve cambiarsi il costume con le mutande mentre si copre il pacco con un asciugamano lungo. È proibito legarsi l’asciugamano alla vita, per cui bisogna reggerlo con una mano mentre ci si cambia l’intimo con l’altra. Se qualcuno ti vede le parti intime mentre ti stai cambiando, hai perso. Se riesci a cambiarti senza che nessuno riesca a vederti i gioielli di famiglia, hai vinto.» Quasi mi è venuto da ridere: «Ma che razza di gioco è?» «Uno stupido gioco da provare da provare in spiaggia se non si ha paura di stare nudi.»
Quella mattina, in un momento in cui non prestavamo particolare attenzione, Mirco aveva raccontato a Joele di aver giocato a questo “gioco” un tempo sulla spiaggia. Non so perché Joele voleva che noi giocassimo a questo gioco. Forse perché aveva già visto Mirco nudo e voleva vederlo ancora, forse per dare un’accelerazione al timido abbozzo di corteggiamento da parte del ragazzo. Ma non credo che Joele avesse in testa di fare qualcosa di particolarmente erotico con Mirco al momento. Voleva solo giocare e magari vedere qualche bel maschietto nudo intorno a sé. Sia lei che Mirco erano tipi giocosi e gli piacevano questi giochi vagamente erotici. Quanto a Mirco, non avrebbe certo perso l’occasione di spogliarsi davanti a una ragazza che aveva puntato, e il modo di farlo senza sembrare un pervertito era coinvolgerci in questo gioco goliardico che aveva presentato a Joele.
Quanto a me, ero preso dai miei ormoni e ho iniziato a sentire il desiderio di spogliarmi di fronte agli altri. Vedevo in questo gioco l’occasione per superare il mio imbarazzo infantile e fare colpo sulle ragazze. Certo, ero consapevole del fatto che il mio corpo non fosse granché, ma almeno avrei dimostrato il coraggio di mostrarlo senza farmi troppe paranoie. Stavo esplodendo per l’invidia che provavo verso Mirco, che mostrava un talento naturale con le ragazze, mentre io non riuscivo ad attrarre alcuna attenzione. Il mio imbarazzo era ancora forte, ma sul momento la mia eccitazione prevalse. Non volevo più essere lo sfigato della classe, quindi ho accettato di partecipare al gioco.
«Mirco, partecipi al gioco?» ha chiesto Joele, divertita, ricevendo un’ovvia risposta positiva. «E tu, Luca?» Per quanto riguarda Luca, il suo desiderio di non mostrare il suo corpo tutt’altro che spettacolare prevaleva ancora sui suoi ormoni. Tuttavia, nonostante nella descrizione del gioco Mirco avesse usato eufemismi che di solito di riferiscono alle parti sessuali solo maschili (“pacco”, “gioielli di famiglia”), Luca aveva capito che le ragazze avrebbero giocato anche loro e che, se lui avesse partecipato, ci sarebbe stata la possibilità di vedere Sara nuda. Lui non provava un’attrazione particolare per Sara – non più di quanto l’attraesse qualunque ragazza – ma per un diciottenne che non aveva mai visto una donna nuda al di fuori della sua famiglia, la cosa aveva tutto l’appeal di un’esperienza eccitante e proibita. Per questo motivo, Luca ha accettato.
Joele mi ha riconsegnato il costume. Mi sono girato rispetto agli altri e l’ho indossato di nuovo. Nel mentre, Joele ha spiegato: «Come per tutti i giochi, c’è una penitenza per chi perde…» Ho fiutato la trappola: «Che penitenza?» «Se riusciamo a vederti le parti intime mentre provi a indossare le mutande, il gioco si ferma e perdi. Quello che perdono dovranno rimanere nudi da quel momento fino a quando non ce ne torneremo a casa stasera. Non potranno neppure coprirsi con le mani, neanche per un momento.»
Ho percepito una nascente eccitazione sessuale per quello che già non poteva più definirsi solo un “giochino divertente”. I perdenti sarebbero rimasti completamente nudi di fronte a due ragazze per tutte le ore della nostra permanenza, senza neppure potersi coprire con le mani. Mirco non vedeva l’ora di spogliarsi, Joele di vederlo nudo, Luca voleva vedere nuda Sara. Appena pochi minuti prima, l’idea di rimanere nudo di fronte ai miei amici era per un incubo, adesso era una cosa eccitante per scaricare la tensione sessuale.
Luca era troppo imbarazzato per andare per primo e anche Mirco ha saltato il suo turno; quindi, ho iniziato io il gioco. Gli altri si sono seduti sul telone: Sara a destra, poi Joele e infine Luca. Mirco mi ha dato l’asciugamano che dovevo usare per il gioco: era bianco, lungo e parecchio grande, ma ciò non mi avrebbe reso la vita più facile, perché sarebbe stato difficile da reggere con una mano sola. Mi sono circondato i fianchi con l’asciugamano, ma, come da regole, non potevo fare un nodo così che si reggesse da solo, senza che fossi io a tenerlo. Per questo, l’ho tenuto su afferrando entrambi i lembi con la mano sinistra. Mirco ha lasciato le mie mutande su un piccolo asciugamano verde poggiato sulla sabbia vicino a me ed è andato a sedersi accanto a Sara. «Quindi devo cambiarmi il costume con le mutande senza far cadere l’asciugamano?» «Esatto e se, anche solo per un momento, dalla nostra posizione, uno di noi riesce a vederti le parti intime, hai perso il gioco e devi far cadere l’asciugamano.»
Mi sono reso subito conto che non si trattata di un’impresa facile: la mia presa sull’asciugamano era già debole di suo e un bel po’ del costume era già visibile tanto che, se non avessi indossato il costume in quel momento, il mio cazzo sarebbe già stato visibile, e avrei perso. A partire da quella posizione già complicata, dovevo rimuovere il mio costume, poi piegarmi a terra per prendere le mutande, e trovare il modo di indossarle, il tutto senza far scorgere agli altri i miei genitali.
La mia prima mossa è stata di sollevare il più possibile l’asciugamano, ma così sono finito con il braccio sinistro piegato in una posa strana. A disagio, ho usato l’altra mano per tirare giù il costume. Sono riuscito a farlo scendere parecchio, mentre Joele mi gridava: «Forza, Fede!» Questo non mi ha incoraggiato molto, anzi mi ha reso ancora più ansioso. Li ho guardati. Luca non aspettava altro che il momento in cui sarei finito nudo, così da potermi prendere in giro, Sara era molto in imbarazzo e mi guardava con degli occhietti impauriti, Joele e Mirco si godevano lo spettacolo. Tranne che per questo asciugamano malamente posizionato intorno ai fianchi, ero nudo di fronte a tutti loro. L’imbarazzo mi ha gettato nel panico.
Se fossi riuscito a spingere il mio costume appena un centimetro più in basso, sarebbe scivolato a terra da solo. Ho mosso il mio braccio destro per afferrare il costume e spingerlo verso il basso, ma, senza accorgermene, ho colpito l’asciugamano, che a quel punto stavo reggendo con appena due dita, facendolo cadere a terra. Istintivamente mi sono piegato per raccoglierlo, ma l’unico effetto che ho ottenuto è stato che il mio costume, che mi era già sulle cosce, è caduto anch’esso a terra. Ho sentito la voce di Mirco, un misto tra un ordine e una risata: «Fermo! Hai perso!» Ero completamente nudo, con il costume alle caviglie, di fronte a due ragazze, al mio migliore amico e a Mirco. A darmi più disagio era Sara, che mi fissava in silenzio.
«Ti ricordo che non puoi coprirti con le mani o con altro fino a stasera» ha detto Mirco, compiaciuto. Ero rosso di vergogna, ma ho accettato le regole, e ho messo le braccia lungo i fianchi. Ho spinto via il costume dalle caviglie e l’ho calciato lontano per sfogare un po’ l’imbarazzo, dopodiché mi sono allontanato dall’asciugano bianco. Cercavo di preservare un po’ la dignità, dando a vedere che non me ne fregava poi molto della mia nudità, ma interiormente mi sentivo morire. Ho guardato sconsolato il misero cazzo che avevo tra le cosce, sormontato da una peluria disordinata: mi sembrava uno spettacolo assai volgare, specie davanti alle due ragazze.
Luca ridacchiava come un cretino e ho sbottato: «Se è così facile, fallo tu!» Mi sono seduto al bordo del telone, il più lontano possibile dagli altri, perché mi vergognavo troppo. Mirco ha preso il mio costume e le mie mutande e le ha messe nella sua borsa, chiudendo il tutto con una zip. Fino a che non ce ne fossimo andati, non avrei più potuto indossarli. Poi, Mirco ha posato le mutande di Luca sull’asciugamano verde, mentre Luca si avvolgeva quello bianco intorno alla vita.
Aveva una presa migliore della mia sull’asciugamano, perché reggeva i bordi da sotto. Inoltre, aveva deciso di usare la mano destra per tenere l’asciugamano e di spogliarsi con la sinistra. Si è tolto con cura il costume. Visto che era più grasso di me, ha dovuto spingere il costume più giù sulle cosce per farlo cadere. Tuttavia, ci è riuscito senza troppi problemi: il costume gli è caduto ai piedi e lui lo ha spinto via con un piccolo calcio.
Ora veniva il difficile: doveva piegarsi per raccogliere le sue mutande. Ha provato a piegarsi molto lentamente, tenendo l’asciugamano il più alto possibile. Era una posizione così ridicola che mi è venuto da ridere. Proprio mentre era al massimo della concentrazione, ha colpito con un piede una piccola pietra nascosta sotto la sabbia. Già era in una posizione molto precaria, e tanto è bastato a fargli perdere l’equilibrio: era solo un piccolo sobbalzo, non abbastanza da farlo cadere a terra, ma sufficiente a far muovere l’asciugamano, rivelando per un istante la parte superiore del suo cazzo.
Mirco ha subito esclamato: «Stop! Hai perso! Togli l’asciugamano!» «Cosa? Ce l’ho ancora sui fianchi!» ha replicato Luca, riferendosi all’asciugamano. «Per un attimo ti abbiamo visto una parte del cazzo, vero ragazzi?» Avevamo visto e abbiamo annuito. Luca si è arreso e ha fatto cadere di malavoglia l’asciugamano: è apparso un cazzo tozzo, a forma di sigaro, più corto del mio e molto peloso, che sormontava due coglioni di taglia notevole, il tutto al di sotto di un grosso pancione. Mentre si avviava, pieno di vergogna per il suo corpo, verso il telone, le sue mutande e il suo costume vennero chiusi dentro la borsa.
Era il turno di Mirco, che si è messo l’asciugamano intorno alla vita, mentre Joele ha disposto le sue mutande sull’asciugamano verde. Mirco ha proceduto con cura e rapidità: ha spinto giù il costume e, muovendo un poco le gambe, è riuscito a farlo cadere a terra. Poi, invece di piegarsi in una posa strana, ha deciso di sedersi e prendere le sue mutande da seduto. Quindi, ha steso le gambe in modo da liberare l’altra mano perché a quel punto l’asciugamano che gli stava sulle gambe bastava a coprirlo. È riuscito a tirarsi le mutande fino sulle cosce, ma a quel punto si è dovuto alzare per tirarle su fino all’inguine. Ha piegato le gambe verso di sé per avere una leva per alzarsi: anche se l’asciugamano si è alzato un poco, dalla nostra posizione non c’era modo di vedere le sue parti intime.
A quel punto, è riuscito ad alzarsi senza far cadere l’asciugamano. Ora doveva solo tirarsi su le mutande per vincere. Ma proprio in quel momento, ha perso la presa sull’asciugamano, che è caduto a terra, facendo vedere le mutande sulle sue cosce, sormontate dal suo magnifico pene. Era chiaro che avesse perso apposta. Ha avuto l’occasione di mostrare la sua abilità, ma il suo scopo ultimo era di rimanere nudo. Tuttavia, è sembrato quasi sincero quando ha esclamato: «Che peccato! Avevo quasi vinto! Mi è caduto l’asciugamano!»
Joele se la rideva, divorando con gli occhi quel bel corpo: «Hai perso! Togliti le mutande! Rimarrai nudo fino a stasera!» Mirco ha colto la palla al balzo: «Ti dispiace?» «No» ha replicato lei, divertita. Il fatto che Mirco avesse perso di proposito quasi mi ha intristito: mentre ero felice che il destino di Luca fosse in qualche modo peggiore del mio, Mirco sembrava proprio a suo agio nella nudità. Non solo il suo cazzo era di dimensioni notevoli, ma non sembrava neppure una vista volgare come il mio. Ero rosso d’invidia.
«Bene! È stato un bel gioco! Ora andiamo al mare!» ha detto Joele. Luca sembrava confuso: «Cosa? È il vostro turno!» Mirco è intervenuto: «Loro non giocano mica.» «Ma non è giusto!» «Perché no? Mica è obbligatorio giocare. È stata una tua scelta» ha replicato Joele: «Noi non abbiamo mai detto che avremmo giocato.» Luca non sapeva bene che replicare a quel ragionamento. Aveva accettato di giocare pensando che le ragazze avrebbero giocato anche loro, ma loro non avevano mai detto una cosa simile. «Non è giusto! Rivoglio il mio costume!» «Hai giocato e hai perso. Ora, per le regole, devi rimanere nudo fino a stasera» si è limitato a constatare Mirco. Luca ha capito che, se avesse insistito, avrebbe ottenuto qualcosa con cui coprirsi, ma non accettare le regole del gioco lo avrebbe fatto passare per un bambino capriccioso. Per questo, ha deciso di non insistere ed è rimasto nudo.
Abbiamo fatto un altro bagno. Io e Luca ci vergognavamo troppo della nostra nudità e abbiamo provato a nasconderci sotto l’acqua. Dopo circa mezz’ora, siamo tornati sulla spiaggia. Io e Luca ci siamo stesi fianco a fianco. Dalla nostra posizione, i nostri cazzi erano completamente esposti, ma non c’erano alternative. Coperte dai loro costumi, le ragazze si sono stese sull’altro lato del telone. Sara mi era particolarmente vicina e il mio cazzo del tutto visibile mi metteva a disagio. D’istinto, ho provato a coprirmi con le mani. Mirco subito mi ha subito rimproverato: «Non puoi coprirti Fede! Hai perso!» Rosso d’imbarazzo, ho obbedito.
«Ehi, vi siete messi la crema solare?» ha chiesto Mirco a me e Luca. «Sì, quando siamo arrivati» ho risposto. «Alzatevi!» ci ha ordinato lui. Abbiamo obbedito d’istinto. Ci ha spiegato: «Ora siete completamente nudi, quindi esponente al sole parti… molto sensibili. Dovete spalmarvi la crema sul culo e sulle parti intime.» Prevedendo le nostre obiezioni, ha aggiunto: «Rischiate un’insolazione, quindi è un ordine.» Avrei voluto chiedergli chi gli avesse dato l’autorità per darci degli ordini, ma non ho tempo di ribellarmi. Mirco non aveva ancora finito di parlare, che aveva preso in mano la boccetta di crema solare. Istintivamente, abbiamo messo le mani avanti e lui ha spremuto la boccetta, facendo cadere la crema sulle nostre dita.
«Spalmatevela su culo e cazzo.» Ormai non usava neanche più gli eufemismi. Era chiaro che ci volesse umiliare. Io e Luca ci siamo guardati imbarazzati, poi abbiamo rivolto lo sguardo alle ragazze alle nostre spalle, che ridacchiavano di nascosto. Mi sono reso conto che protestare sarebbe stato inutile: volevano giocare un po’ con noi, noi avevamo accettato e ora dovevamo giocare. Tuttavia, ho tentato l’ultima via d’uscita che mi venne in mente: «Scusa, ma non possiamo farlo in cima alle scale?» «Non perdiamo tutto ‘sto tempo per un po’ di crema!» ha replicato seccamente Mirco, mostrando una sincera impazienza. «Non siate timidi!» ci ha incoraggiato Joele, poi, a voce più bassa, come per motivarci, ha detto: «Ormai vi abbiamo già visto!»
Pieno d’imbarazzo, ho iniziato a spalmarmi la crema sul culo. Stavamo offrendo alle ragazze la vista dei nostri sederi, così almeno non ci vedevano mentre ci tocchiamo il cazzo. Mirco ha preso un po’ di crema per sé e ha iniziato a fare lo stesso, anche se, dalla sua posizione, le ragazze potevano vedergli il cazzo e non il culo che si stava massaggiando. Visto che non mi piaceva che le ragazze mi vedessero toccarmi il culo, speravo che una passata distratta di crema potesse bastare, e invece Mirco ci ha chiesto di girarci per controllare se avessimo applicato bene la crema. Senza più una dignità da difendere, ci siamo girati, mostrando i nostri cazzi alle ragazze. Mirco non era soddisfatto e ci ha chiesto di spalmarla finché non si fosse completamente assorbita. Quando fu soddisfatto, ci ha dato altra crema e ci ha detto: «Ora sul davanti, forza!»
Ero terrorizzato. Dovevo spalmarmi la crema sul cazzo di fronte a Mirco e con due ragazze dietro di me. Ho iniziato a spalmarmela con due dita. Sono stato subito ripreso da Mirco, sinceramente divertito dalla nostra umiliazione: «Fede, spalma per bene, devi coprire tutta la pelle e continuare finché non si è assorbito del tutto!» In pratica, mi stava chiedendo di farmi una sega. Non avevo molte altre scelte, per cui ho obbedito: ho smesso di usare solo due dita e ho spalmato la crema sul mio cazzo e sulle mie palle con la giusta pressione affinché si assorbisse. Nel mentre, sia Luca che Mirco hanno fatto lo stesso, Mirco senza curarsi del fatto che, dalla sua posizione, le ragazze lo vedevano in frontale mentre si toccava.
Solo quando ho concluso mi sono reso conto del guaio in cui mi ero cacciato: ero già eccitato di mio a causa della nudità di fronte alle ragazze e questo lavoro di mano che ho fatto me lo ha fatto diventare duro, al punto che non indica più la sabbia ai miei piedi, ma il mare davanti a me. Mirco non si è preoccupato della mia condizione e ci ha detto di tornare sull’asciugamano. Io ero terrorizzato alla semplice idea di dovermi girare e camminare verso le ragazze. Ho corso il più veloce possibile sul telone mentre mi sono coperto con le mani. Mirco ha notato e subito mi ha rimproverato, tuttavia ho tolto le mani solo quando sono arrivato sul telone, su cui mi sono steso di pancia, con il culo all’aria e il cazzo nascosto tra le mie cosce.
La posizione tuttavia non mi aiutava, perché il cazzo era a contatto con la superficie del telone e, nel mio stato di eccitazione, questo contatto me lo fa diventare ancora più duro. Ho sentito Sara ridere vicino a me, una risata divertita e imbarazzata. Poi la ragazza si è calmata e mi ha detto: «Ehi, ti è diventato duro, non è vero? Beh, è naturale, dopotutto te lo sei toccato. Non ti preoccupare. Qualche cazzo l’ho visto in vita mia, non mi scandalizzo. Girati e fa un lungo respiro… magari torna normale.» Non mi fidavo affatto di questa affermazione ma non avevo alternative e ho obbedito. Ho chiuso gli occhi e fatto dei respiri profondi, provando a contenere la mia eccitazione. Non ho idea di quanto tempo sia passato, mentre il mio solo pensiero era: “Tutti possono vedermi il cazzo… tutti possono vedermi il cazzo nudo e duro…”
Il suono di voci e passi dietro di noi mi ha fatto riaprire gli occhi: il mio cazzo non era ancora del tutto moscio ma di sicuro non era duro come prima. Inaspettatamente, il consiglio di Sara aveva funzionato, almeno in parte. Ma ora avevo altri problemi. Qualcuno stava venendo verso di noi.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Votazione dei Lettori: 6.0
Ti è piaciuto??? SI NO


Commenti per Al mare 1 - La vendetta di Joele:

Altri Racconti Erotici in Prime Esperienze:



Sex Extra


® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni