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La mia "quasi" prima volta


di Ciclistabo
30.12.2024    |    13.677    |    20 9.8
"Quando ormai ci avevo perso le speranze, me lo vidi spuntare..."
Questo racconto risale a quando avevo 19 anni, ero da poco partito per il servizio militare e, per mia fortuna, fui mandato a fare servizio nella mia stessa regione, seppur la città era distante 200 km dal mio paese di origine. Questo, perciò, mi permetteva di poter tornare a casa ogni fine settimana anche se il viaggio di ritorno era sempre un'odissea, a causa dei trasporti non proprio comodissimi. Infatti, per tornare a casa, non avendo ancora la macchina, dovevo prendere 2 treni e mi toccava aspettare due ore tra l'arrivo del primo treno e la partenza del secondo, tempo che trascorrevo dentro la piccola stazione di cambio, leggendo una rivista o un libro (non c'erano ancora i social o cellulari di oggi col quale poter giocare). Era mia abitudine ormai fare sempre le stesse cose, scendere con calma, comprare il secondo biglietto del treno e prendere una rivista all'edicola. Oltre a quella, c'era solo un piccolo bar dentro la stazione e nient'altro, perciò mi sedevo sulla panchina e aspettavo. Dopo un mese e mezzo di viaggi, notai una persona, l'avevo già vista altre volte ma non ci avevo mai fatto molto caso, pensando che anche lui, come me, fosse lì nell'attesa di prendere la coincidenza. Mi guardava a distanza, faceva avanti e indietro lungo il marciapiede, andando verso i bagni e tornando. Lo guardavo che mi fissava, da quel momento iniziai ad insospettirmi. Quando finalmente arrivò il secondo treno salii, facendo caso se anche lui salisse su quel treno, sedendomi vicino al finestrino notai i suoi movimenti, di salire non ne aveva intenzione e infatti quando il treno partì, lui era ancora giù. “Che aspettasse un altro treno”, mi domandai, ma non era possibile, anche perché quello era l'ultimo treno della giornata.
La settimana seguente stesso discorso, scesi dal primo treno e, come di consuetudine, feci ciò che facevo sempre, andando a sedermi sulla panchina. Avevo dimenticato quanto successo la settimana prima, dovevo andare a fare pipì e perciò, zaino in spalla, andai verso i bagni. Mentre andavo, passando dall'ingresso mi accorsi di lui che stava per entrare in stazione. Ci guardammo di sfuggita, voltai subito lo sguardo e, a passo spedito, raggiunsi i bagni chiudendomi dentro. Feci pipì col terrore che venisse, prima di entrare mi ero girato e avevo notato che stava venendo verso la mia direzione. Considerato che oltre ai bagni lì non c'era nulla, era chiaro che stesse venendo verso di me. Rimasi chiuso dentro, sentii qualcuno entrare, doveva essere per forza lui, non c'era nessun'altro in stazione in quel momento. Aspettai chiuso lì dentro, cercando il momento giusto per uscire e scappare, ero ormai convinto che mi volesse derubare dei miei soldi. Ad un tratto sentii i passi dell'uomo che si spostava e il rumore della pipì, pensai fosse il momento giusto per uscire e andarmene. Così feci, aprii velocemente la porta e senza nemmeno girarmi, uscii fuori a passo veloce. Solo quando raggiunsi l'edicola mi girai e in lontananza lo vidi uscire dai bagni e fumarsi una sigaretta. Entrai dentro al bar e presi un caffè con molta calma, non avendo nemmeno sedie, una volta consumato dovetti uscire per forza. Era ancora lì e al suo solito faceva avanti e indietro lungo il marciapiede, io seduto sulla mia solita panchina, facevo finta di leggere ma lo tenevo sott'occhio. In quel momento arrivò un uomo, all'incirca della sua stessa età, sui 50 passati, si stava incamminando verso i bagni quando notai che i due si guardarono. Notai un gesto che fece il presunto ladro al passare di quell'uomo, ovvero toccarsi il pacco. Non fui sicuro ma mi sembrò che l'altro uomo avesse fatto un cenno di sì con il capo, fatto sta che, una volta passato, lui lo seguì fino a dentro il bagno. Passarono ben 20 minuti prima che il primo uomo uscisse dal bagno, seguito qualche minuto dopo da lui. Così come il primo, anche lui raggiunse l'uscita della stazione e non lo vidi più. In quel momento mi fu tutto più chiaro, quell'uomo non era un ladro ma soltanto uno che cercava qualcuno con cui divertirsi. Quel pensiero mi fece sorridere ma al tempo stesso mi eccitò, non ero mai stato con un uomo, mai avevo fatto qualcosa con qualcuno del mio stesso sesso, ma da ragazzino più volte avevo fatto strani pensieri. Per primo quando facevo la lotta con un mio caro amico, lottando poteva succedere che ci scappasse qualche colpetto nelle parti basse e ricordo che quella situazione mi eccitava tanto. Così come, una volta al mare, tra amici, si decise di spogliarsi nudi e fare dei tuffi dagli scogli. Io per timidezza non lo feci, ma vedere i cazzi al vento dei miei compagni mi eccitava. Ero molto timido e vivendo in un piccolo paese non avevo mai avuto il coraggio di espormi troppo, anche perché in fondo le ragazze mi piacevano e anche molto, ma in me c'era quel desiderio di provare quella sensazione, di tenere in mano un cazzo che non fosse il mio. Passai il resto del tempo a pensare a quanto avevo visto e mi chiesi cosa fosse successo lì dentro, la curiosità di sapere era tanta. Dovetti aspettare un'altra settimana prima di rivederlo, quando arrivai non c'era ancora, passò un'ora e nulla. Mi domandai se già fosse passato e avesse beccato qualcun'altro, mancavano venti minuti alla partenza del mio treno che era già arrivato e volendo si poteva già salire. Mi guardai intorno, decisi di fare un ultimo salto verso i bagni ma nulla, era tutto aperto e non c'era nessuno. Ne approfittai per fare pipì negli orinatoi, in quel momento lo vidi entrare. Quasi sobbalzai vedendolo, non me lo aspettavo più, si avvicinò agli orinatoi e anche lui si sbottonò per fare pipì, tenendosi a distanza dai divisori così che potessi notare il suo uccello. Iniziai a tremare, ero teso e un po' spaventato, cercai di non guardarlo sbrigandomi a finire. Richiudendo la zip andai per uscire, passandogli dietro, senza guardarlo in faccia ma tenendo lo sguardo basso. Lui si tirò leggermente indietro, in quel modo era vero che non vidi la sua espressione, ma notai un cazzo di un certo spessore che mi sorprese. Raggiunsi a passo veloce il treno e salii sopra, da quel momento, per tutto il viaggio, l'immagine del suo uccellone mi fece compagnia. Il pensiero non durò solo in quell'ora di viaggio, ma per tutta la settimana, fino al venerdì successivo, quando mi ritrovai nel luogo tanto desiderato. Infatti, se prima odiavo quelle due ore di attesa, da quel giorno non vedevo l'ora di tornarci. Anche quella volta non lo vidi subito, spuntò poco dopo. Entrò in stazione, si guardò intorno prima di dirigersi verso i bagni e mi vide. Incrociammo gli sguardi, immediatamente io abbassai la testa, lo vidi con la coda dell'occhio spostarsi poco più in là ma fermandosi a fumarsi la sigaretta. Cercò il mio sguardo, feci di tutto per non cascarci, ma la tentazione era tanta e così, in un momento che mi girai verso di lui, vidi il suo movimento della mano sul pacco e poi andare verso i bagni. Il segnale era chiaro, non mi restava che alzarmi e andare, era il momento che tanto aspettavo, se avessi voluto avrei finalmente potuto esaudire il mio desiderio di avere tra le mani un cazzo che non fosse il mio e, ricordando quanto visto la settimana prima, anche un bel cazzo enorme. Ero tentato, la voglia di seguirlo era tanta ma non lo feci, rimasi seduto fin quando non lo vidi uscire. Dopo un po' notai che si avvicinò di nuovo, aspettò che lo guardassi e stessa mossa ma anche stavolta rimasi seduto. Ero eccitatissimo ma la paura la faceva da padrone, quando il treno arrivò azzardai una mossa, feci per salire ma in realtà andai verso i bagni, lui era vicino l'uscita, forse ormai ci aveva perso le speranze con me. Prima di entrare mi girai e vidi che stava per venire, mi chiusi dentro un bagno e feci pipì, stranamente però non sentii nessun rumore. Aspettai un attimo ma nulla, pensai che ci avesse rinunciato e fosse andato via, chiusi la zip, tirai lo sciacquone e quando aprii la porta per uscire me lo vidi davanti. Mi prese un colpo.
- “Posso?”, chiese.
- “S…si, si”, risposi spaventato, uscendo e andando via.
Era chiaro che fosse lì per me, con tutti i bagni vuoti perché entrare proprio nel mio. Era chiaramente il segnale da cogliere, ma ancora una volta me lo lasciai sfuggire per paura. Raggiunsi il treno e salii sopra, ripensando a quanto ero stato stupido e poi, sentire la sua voce, mi aveva dato un segnale rassicurante. Ancora una settimana di attesa, quella che doveva essere la volta buona. Ormai mi ero convinto, ero deciso a lasciarmi andare a quella situazione, ma rimasi deluso perché lui non venne. Così come l'altra a seguire. Passavo il tempo a fare avanti e indietro, tra i bagni e l'ingresso della stazione, aspettandolo, ma nulla. Ormai conoscevo quei bagni a memoria, addirittura li avevo provati tutti, vedendo quale fosse quello più pulito e con la porta più sicura. Ero pronto, mi mancava la materia prima però. Quando ormai ci avevo perso le speranze, me lo vidi spuntare. Il secondo treno era già arrivato da un po', mancava un quarto d'ora alla partenza, incrociammo gli sguardi e misi in atto quella scena che tanto avevo immaginato. Raggiunsi i bagni, entrai lasciando la porta semi aperta, lo sentii arrivare ma non entrò e la cosa mi spiazzò. Mi aspettavo un gesto come quello della volta passata, invece lui proseguì dritto. Sentii ulteriori passi, forse non era entrato perché aveva visto un'altra persona venire. Aspettai un attimo, non sentendo altri movimenti mi decisi ad uscire. Non era nemmeno negli orinatoi, andai a lavarmi le mani e dallo specchio vidi una porta che si aprii leggermente. Dalla fessura notai un uomo in ginocchio e dal movimento della testa capii cosa stesse facendo, tra l'altro aiutato dalla mano del “mio” uomo che era in piedi. Mi sporsi per vedere meglio e vidi che mi stava guardando mentre beatamente se lo faceva succhiare. Mi sorrise, tirai indietro la testa e, seppur incuriosito, preferii lasciarli fare e andare via. Provai gelosia verso quell'uomo, una terza persona mi aveva realmente derubato, ma non dei miei soldi, ma di quello che sarebbe potuto essere il mio cazzo.
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