Scambio di Coppia
Cucina a domicilio

21.03.2025 |
40 |
1
"L’arpa si intreccia con un flauto, un crescendo che vibra..."
La porta di casa si apre, e un soffio di muschio e lavanda accoglie la Micia e il Micio. Lei avanza per prima, i capelli lunghi e biondi che le cadono come seta sulle spalle, lucidi sotto le luci soffuse. La pelle d’alabastro brilla, gli occhi incorniciati da un ombretto viola che scintilla, le labbra scarlatte lucide di gloss, le unghie laccate di rosso che catturano ogni riflesso. Indossa un abito aderente, rosso fuoco, che le stringe i fianchi e fa risaltare il culo sodo e i seni pieni. Il Micio la segue, la camicia nera che gli aderisce al torso, i pantaloni scuri che gli fasciano le cosce, un’ombra di desiderio già visibile nel rigonfiamento sotto la cintura. Anna e Marco li aspettano, quarantenni dal fascino affilato: lei in un vestito di seta nera che le scopre le cosce, lui con una camicia sbottonata sul petto e un ghigno che promette tutto.Un violoncello suona in sottofondo, una melodia grave e avvolgente che vibra nell’aria. Si avvicinano, e il primo contatto è un bacio. Le labbra della Micia trovano quelle di Anna, morbide e calde, un sapore di rossetto e prosecco che si mischia tra le lingue. Marco afferra il Micio per la nuca, lo tira a sé, e le loro bocche si scontrano, ruvide, affamate. Poi si scambiano: la Micia bacia Marco, le unghie rosse che gli graffiano il collo, mentre Anna succhia la lingua del Micio, le mani che gli stringono il culo. È un groviglio di respiri, un preludio che scalda la stanza.
Si staccano, e il violoncello lascia spazio a un pianoforte leggero. La Micia si dirige in cucina, il profumo di olio sfrigolante che si alza dai fornelli. Prepara gamberi in tempura, le dita agili che impanano la carne rosa, il sudore che le imperla la fronte. Il Micio versa prosecco nei calici, le bollicine che danzano come promesse. Anna osserva, la voce bassa: “Vediamo come servite.” Marco annusa l’aria, gli occhi sulla Micia. “Gamberi e fica. Che mix.” Lei sorride, sfiorandosi il collo, e il pianoforte accelera, un ritmo che pulsa.
La cucina si trasforma in un palco. La Micia scola i gamberi, dorati e croccanti, il calore che le arrossa la pelle. Marco le si piazza dietro, le mani sui fianchi. “Non muovere,” ordina, e lei obbedisce, il respiro corto. Le alza l’abito, scopre il culo nudo, perfetto, e versa prosecco freddo sulla carne. Il liquido scorre tra le natiche, gelido, e la Micia ansima. Marco si china, la lingua che segue le bollicine, lecca il vino dal suo culo, succhia la pelle morbida. “Cazzo, che sapore,” ringhia, il cazzo gonfio che preme nei pantaloni. Sul bancone, Anna si siede, le gambe spalancate, la fica bagnata che luccica. Strappa un calice al Micio e versa prosecco sulle labbra gonfie. “Bevi,” dice, e lui si inginocchia. La lingua scivola sulla sua pelle, succhia il vino mischiato al suo sapore acre, lecca la fica con colpi profondi. Anna geme, le dita nei suoi capelli, spingendolo dentro. “Succhia bene,” ansima, il corpo che trema.
Il pianoforte si spegne, e un sassofono prende il suo posto, caldo e sensuale. Marco penetra la Micia, un colpo secco che le strappa un gemito. La scopa duro, versando altro prosecco sul culo e leccandolo via tra gli affondi. “Sei una serva perfetta,” grugnisce, mentre i gamberi raffreddano sul piatto. La Micia si aggrappa al bordo, la fica che si contrae, bagnata, accogliendolo tutto. Il Micio, ancora inginocchiato, lecca la fica di Anna fino a farla tremare, il prosecco che gli cola sul mento. L’aria si fa densa, il muschio che si mescola al profumo di frittura.
Il momento scivola via, e la Micia e il Micio si spogliano. Lei indossa un grembiule nero con bordi di pizzo, il culo nudo che spunta, i seni che premono contro il tessuto. Lui sceglie un grembiule bianco, il cazzo duro che tende la stoffa, una macchia umida che cresce. Servono spaghetti al nero di seppia con gamberi, il profumo intenso che invade il salotto. Anna e Marco siedono al tavolo di mogano, drappeggiato di seta bianca, gli occhi famelici. Il sassofono si placa, e un’arpa sussurra note delicate. “Sdraiati,” ordina Marco alla Micia. Lei sale sul tavolo, il grembiule che si solleva, la fica esposta, lucida. Marco sparge spaghetti sui suoi seni, il nero che cola sulla pelle chiara, e versa Chianti dalla bottiglia. Il vino rosso scorre tra i capezzoli, giù fino alla pancia. Si china, mangia gli spaghetti dalla carne, succhia il vino dai seni. “Cazzo, sei un piatto vivo,” dice, i denti sui capezzoli duri.
Anna spalma sugo nero sulla pancia della Micia, le dita lente, poi lecca via tutto, la lingua che danza sulla pelle, sfiora il bordo della fica senza entrarci. Sotto il tavolo, il Micio si inginocchia. Anna gli porge le dita bagnate di Chianti, e lui le succhia, la bocca che avvolge ogni falange. Poi si sposta, la testa tra le cosce della Micia. Marco la scopa ancora, il cazzo che entra ed esce, e il Micio lecca: il cazzo di Marco, la fica di lei, il mix di vino e umori che gli cola sul viso. La Micia geme, il corpo che si inarca, la seta sotto di lei zuppa. L’arpa si intreccia con un flauto, un crescendo che vibra.
Il flauto sfuma, e un contrabbasso ronza basso. I bignè arrivano su un vassoio d’argento, ripieni di crema al pistacchio, glassati di cioccolato fuso. La Micia si alza, il grembiule macchiato di sugo e vino. Anna si sdraia sul divano, le gambe aperte, la fica che pulsa. “Vieni,” dice, e la Micia si avvicina. Spalma crema sui capezzoli di Anna, il verde che brilla sulla pelle abbronzata, e li lecca, la lingua che vortica. Anna si masturba, le dita rapide sulla clitoride, e viene con un grido, il corpo teso. Marco afferra la Micia, le strappa il grembiule e la scopa in piedi, il cazzo che la riempie con affondi violenti. Il Micio si inginocchia, lecca il punto in cui si uniscono, la lingua che guizza tra il cazzo di Marco e la fica di lei. La Micia trema, l’orgasmo che esplode, la fica che si contrae. Marco versa champagne sul cazzo duro del Micio, poi sulla fica della Micia, il liquido che schiuma. Il Micio succhia tutto, la bocca piena.
Il contrabbasso si ferma, e un violino irrompe, acuto e lento. Marco si tira indietro, il cazzo che pulsa. Sborra sulla faccia della Micia, schizzi caldi che le colpiscono le labbra scarlatte, il seno, il collo. Il Micio si alza, si sega sopra Anna, coprendole la pancia con fiotti bianchi, il seme che si mischia alla crema dei bignè. I dolci sono un caos di cioccolato, pistacchio e sborra. La Micia ride, sdraiata sul tavolo, il corpo lucido di seme e champagne. Anna si rialza, la pancia appiccicosa, un bignè in mano. Marco prende due calici di champagne e brinda con lei. Il Micio si appoggia al muro, il cazzo mezzo duro che spunta dal grembiule.
Il violino si fa morbido, e l’aria puzza di muschio, seme e lavanda. La seta sul tavolo è macchiata di vino, sugo e umori. Si avvicinano di nuovo, e le labbra si incontrano. La Micia bacia Anna, il sapore di sborra e cioccolato che si mescola tra le lingue. Marco tira a sé il Micio, un bacio profondo, il respiro che si spezza. Poi si scambiano: la Micia succhia la lingua di Marco, le unghie rosse sul suo petto, mentre Anna bacia il Micio, le mani sul suo culo. Il violino suona ancora, e la stanza vibra, un groviglio di corpi e profumi che non si spegne.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Cucina a domicilio:
