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L’archivio.


di LuciferRM
29.07.2022    |    11.530    |    8 9.3
"“Oh!… Oh!… Ah!… Oh!… Si!… Oh!… Si!..."
L’ARCHIVIO

“…Siamo lieti di comunicarle che a seguito della rivalutazione della sua figura professionale, abbiamo provveduto a collocarla in un impiego di livello superiore presso la nostra sede centrale, nella quale è atteso a far data…”…
Quando quasi tre anni fa ricevetti questa lettera, credevo potesse trattarsi di uno scherzo.
La promozione che tanto attendevo era finalmente arrivata.
Niente più traffico ne strade interminabili, niente più stress, più tempo per me stesso ed un incarico sicuramente più gratificante e meglio remunerato.
Venni accolto dai colleghi e dai responsabili con una gentilezza che nel nostro ambiente potrebbe essere definita in un certo senso retorica.
Per le naturali antipatie ed incompatibilità c’è sempre tempo, ma vige una sorta di regola non scritta per la quale è sufficiente non rivolgersi la parola ed evitare di pestarsi i piedi a vicenda ed il gioco è fatto. Vissero tutti felici e contenti.
Dividevo l’ufficio con Vincenzo, un uomo sulla sessantina portati non troppo bene ma che da subito mi diede la sensazione di saperla lunga, per la sua espressione smaliziata e la battuta pronta.
Un personaggio piacevole, che mi fu presentato come una specie di veterano che tutti rispettavano, soprattutto per la sua capacità di elargire suggerimenti utili a risolvere qualsiasi problema potesse presentarsi all’improvviso.
Il giorno seguente ne approfittammo per una chiacchierata più approfondita sulle reciproche esperienze e su come era organizzato e strutturato il lavoro.
Mi bastò poco per percepire che da lui c’era certamente da imparare ed il fatto di averlo come “tutor”, mi infondeva una tranquillità che soprattutto nei primi tempi, non era certo da dare per scontata.
Nel pomeriggio iniziammo una specie di gita turistica per la struttura, durante la quale mi spiegava l’organizzazione e le funzioni dei vari uffici, fino ad arrivare all’ufficio “contabilità esterna”.
“Ecco, loro sono Ilaria e Marcella. Anche se non sono vicinissime alla nostra stanza, con loro lavoriamo a stretto contatto per poter dettare le tempistiche delle ditte alle quali subappaltare…”.
Marcella era una donna sopra i quaranta, decisamente poco appetibile e dall’aria scontrosa ed insoddisfatta.
Ilaria invece, una splendida donna sui trentacinque, simpatica e alla mano, dal portamento elegante e fisicamente molto attraente.
“Io sono quella che vi rompe le scatole una infinità di volte al giorno…” mi disse sorridendo mentre ci presentavamo.
“Un motivo in più per essere contento di trovarmi qui!…”, risposi con un pizzico di provocazione.
Ilaria replicò in silenzio, lanciandomi uno sguardo condito di malizia e un nascosto sorriso di gradimento, che già accese in me il preludio al desiderio di quel corpo minuto ma dalle curve proporzionatamente generose.
E poi i suoi capelli lunghi e lisci, erano il biglietto da visita che preferisco in una donna, soprattutto quando fanno da cornice ad un visetto angelico come il suo.
“Bene, proseguiamo il giro?”…
La voce di Vincenzo interruppe quel momento intrigante facendomi tornare con i piedi per terra, lasciandomi a malapena il tempo di un cordiale saluto prima di poterlo precipitosamente raggiungere in corridoio e seguirlo ad un passo più rilassato.
Tornammo direttamente nel nostro ufficio, capii che il tour era concluso e una volta entrati chiuse la porta e si accomodò alla sua scrivania, osservando in silenzio le carte ed il monitor per qualche istante come per voler fare nella sua testa un punto delle cose da fare…
“Se vuoi rimanerci qui, ti suggerisco di non mostrarti troppo intraprendente con Ilaria…”, disse con tono disinteressato.
“È addirittura così pericolosa?”, domandai…
“È la compagna del Vicepresidente, fai tu…”, replicò con lo stesso disinteresse, come per dire “io ti ho avvisato!”.
Forse avevo esagerato, travolto dalla felicità del momento mi ero lasciato andare ad una avance che per quanto innocente, in quel contesto poteva apparire del tutto inopportuna.
Fortuna che Vincenzo aveva tempestivamente evitato il peggio.
Eh si… Me lo avevano descritto bene.
I problemi non solo li risolveva, a volte li fiutava anche!
Nei giorni seguenti mi ridimensionai totalmente nei confronti di Ilaria, riuscendo a mantenere un certo distacco (seppur forzato), smorzando o addirittura glissando con una certa freddezza, qualsiasi conversazione che potesse in qualche modo convergere su argomenti che non riguardassero il lavoro.
Non era affatto facile, perché proprio il lavoro ci costringeva ad interagire giornalmente con una certa frequenza ed in più, la sua empatia, il suo profumo ed il suo portamento, complicavano non poco il compito che mi ero prefissato.
Con il passare delle settimane però, divenne in un certo senso la normalità e quella sensazione di impaccio discendente dalle emozioni che imbrigliavo per frenare la mia audacia ogni volta che la incontravo, si fece via via più leggera e gestibile.
Arrivammo all’inizio dell’estate, l’organico in azienda era sensibilmente ridotto a causa dell’inizio delle turnazioni per le ferie e l’aria condizionata dei nostri uffici faceva si che il lavoro divenisse un vero e proprio rifugio dalla torrida afa che ammorbava le vie del centro città.
In una giornata come tante, squillò il telefono di Vincenzo il quale rispose con la solita pacatezza che lo distingueva.
Assecondava le argomentazioni del suo interlocutore con una certa padronanza e mi fu subito chiaro dal suo approccio, che discutevano di vicende lavorative accadute anni prima del mio arrivo e che certamente doveva trattarsi di una telefonata proveniente dai piani alti.
Nulla di sorprendente, che Vincenzo godesse della stima dell’intera classe dirigenziale per la sua esperienza e per le sue capacità risolutive era cosa nota.
Rimasi invece sorpreso nel sentirgli dire:
“Non credo di avere una soluzione a questo… Si, arrivo Ingegnere…”.
Lui che non aveva una soluzione?!??
“Rotture di coglioni in arrivo, amico mio!”, mi disse mentre usciva per recarsi dal Vicepresidente. Si, lui lo chiamava quasi confidenzialmente così, “Ingegnere”.
Di lì a pochi minuti squillò di nuovo il suo telefono e, successivamente alla mancata risposta il mio…
“Ciao, sono Ilaria… Vincenzo non c’è?”.
IO: “No, è uscito un momento, ti faccio richiamare?”…
ILARIA: “No uff… Forse puoi aiutarmi anche tu, verresti da me un momento? È urgente e non so come fare…”.
Tentennai un momento ma non potevo certo rispondere di no ad una richiesta di aiuto… “Ok, arrivo.”…
Feci un paio di minuti di training autogeno prima di incamminarmi e durante il percorso mi interrogavo sul cosa potesse esserle successo. La porta era aperta e Ilaria appena mi vide mi invitò a raggiungerla al computer.
Marcella non c’era, doveva essere anche lei in ferie…
“Non so cosa sia successo al software, ma non mi fa andare avanti all’elaborazione di questa pratica… Mi dice… Ecco vedi?”…
“Vediamo…”, risposi cercando una posizione che mi permettesse di operare comodamente.
Subito Ilaria si alzò: “Siediti, così come fai?”…
Mi cedette il posto e mi accomodai sulla sua sedia mettendomi subito al lavoro senza proferire parola, concentrandomi sul monitor.
Lei però non rimase alle mie spalle…Raggiunse la mia destra affiancandomi e appoggiandosi con i gomiti sulla scrivania, in una pecorina che avevo più volte fantasticato e che adesso si era materializzata ad un soffio da me.
Mentre osservava sul monitor i vari passaggi, il suo profumo era per me un mostro contro cui lottare ma che aveva inesorabilmente la meglio sui miei sensi…
A suggello della mia sconfitta, l’erezione che ormai mi pulsava completamente disinibita nei pantaloni.
Volevo e dovevo, almeno perdere con dignità e feci uno sforzo sovrumano per mostrare il solito distacco.
Con qualche aggiustamento il software era finalmente a posto…
“Ecco fatto…”, le dissi.
“Che problema aveva? Non sono riuscita a capirlo…”
Respirai un momento…
“Non riconosce il formato di alcuni documenti e quelli su cui stavi lavorando tu, andavano convertiti… Adesso sono a posto.”.
ILARIA: “Con più calma allora dovrai mostrarmi come si fa…”.
IO: “Non c’è problema.”.
ILARIA: “Bello sapere che potrò contare su un erede all’altezza di Vincenzo…”.
IO: “Un erede?”…
ILARIA: “Si, tra pochi mesi andrà in pensione, non lo sapevi? Anzi, sarà il caso che io inizi a lasciarlo in pace poverino… Quindi da adesso in poi inizierò a stalkerare te!…” (ridendo di gusto).
IO (assecondando timidamente la sua risata): “C’è altro?”.
ILARIA: “Si, il fatto che io stia con il vicepresidente non significa che sia vietato parlarmi…”.
IO: “Non…”
ILARIA: “Siamo colleghi, non facciamo nulla di male. Questo tuo atteggiamento gessato nei miei confronti non è necessario…”.
Non sapevo cosa rispondere, avrei voluto smaterializzarmi all’istante…
“Affare fatto?”, mi chiese con la mano tesa e un sorriso al quale era impossibile rispondere “no”.
“Affare fatto…”, stringendole delicatamente quella mano dalla pelle liscia come la seta e morbida come il velluto.
ILARIA: “Bene!”, sorridendo…
IO: “Basta che non mi stalkeri troppo però…”.
ILARIA: “Abituati…”…
Ci salutammo con ironia e tornai nel mio ufficio ma dentro di me, provavo un senso di vergogna come un bambino sorpreso a rubare delle caramelle.
La recita del distaccato privo di interesse era miseramente fallita e in più ero con le spalle al muro…
Come avrei fatto a comportarmi con naturalezza, senza far trapelare che desideravo ingordamente scoparla in ogni istante della giornata?
Nel frattempo tornò Vincenzo…
Mi spiegò che dovevamo dedicarci ad un lavoro un pò particolare, che consisteva nel reperire vecchia documentazione relativa ai rapporti intrattenuti in passato con un paio di ditte e che parte di questi documenti, erano stati digitalizzati, altri invece si trovano in originale o in copia nell’archivio al piano interrato.
“Non credo che riuscirò a mostrartelo prima di assentarmi, tra un paio di giorni andrò in ferie per una settimana.
Se dovesse servirti comunque, non spaventarti del miliardo di faldoni presenti all’interno. Sono tutti catalogati ed i fascicoli sistemati in ordine cronologico, quindi di facile consultazione…”.
Mi disse inoltre di non preoccuparmi di dove sarei arrivato in sua assenza e che al suo ritorno, ci avrebbe pensato lui.
Tutto quello che avrei dovuto fare era portare avanti la ricerca al fine di ottimizzare i tempi.
Nulla di complicato, salvo nel contempo fornire consulenza telefonica ad Ilaria e resistere al suo fascino quando nelle pause la incontravo sistematicamente.
Il nostro rapporto si era alleggerito, era diventato decisamente più spontaneo.
La reciproca simpatia, aveva nel frattempo fatto lievitare una non comune intesa umoristica, grazie alla quale era spesso sufficiente uno sguardo per ridere di battute che non era neanche necessario pronunciare.
Questo aspetto mi tranquillizzava ed almeno in parte, mi convinceva che l’attrazione che provavo nei suoi confronti fosse meno palese.
Il sabato arrivò quasi senza che mi accorgessi del passare del tempo ed il lavoro che avrebbe dovuto riprendere Vincenzo il lunedì successivo, era a buon punto.
Mancavano solo tre o quattro documenti da reperire in archivio, che mi ero lasciato appunto da ricercare in quella giornata, consapevole che la mia assenza dall’ufficio non avrebbe inciso su nessuno dei compiti da portare a termine.
Mi incamminai verso l’ascensore e a circa metà corridoio incontrai Ilaria…
“Stavi venendo da me?”, mi chiese, con il suo solito sfacciato sorriso…
IO: “Purtroppo no… Sto andando giù in archivio…”.
ILARIA: “Ah, stavo giusto venendo a chiederti di accompagnarmici! Quel posto mi fa paura…”.
IO: “Bene, così non dovrò chiedere a nessuno dove si trova con esattezza.”.
ILARIA: “Non ci sei ancora stato?”…
IO: “No, purtroppo non ho ancora avuto questo privilegio…”.
Ancora un reciproco sorriso di intesa, prima di salire in ascensore e schiacciare il tasto “zero”. Al piano interrato ci avrebbero di certo condotto delle scale…
IO: “Come mai ti fa paura l’archivio?”
ILARIA: “Tra poco te ne renderai conto… Sembra uno di quegli stanzoni da film horror, con file di scaffali altissime e nessuna luce naturale… Pieno di piccoli strani rumori. Da sola ho paura.”…
Scesa la rampa delle scale che francamente immaginavo più breve e meno ripida, si parava davanti a noi una vecchia porta tagliafuoco a due ante, probabilmente una delle prime viste in commercio, che sembrava dividere due dimensioni.
Spinsi il maniglione anti panico e aprii, rivolgendomi verso Ilaria ed invitandola ironicamente ad entrare per prima…
Lei ovviamente, dandomi del cretino con una smorfia, rifiutò.
Aveva ragione però, ad un primo impatto quel posto appariva decisamente lugubre.
Vecchie luci in stile garage anni settanta, odore di muffa proveniente da un intonaco ormai stremato e rumori improvvisi ed irregolari, generati da tubazioni e condotte di areazione, anche loro con diversi decenni alle spalle.
Le lunghe ed alte pareti di scaffali inoltre, consentivano solo visuali orientate, limitate… Impossibile avere piena percezione di ciò che poteva succedere intorno.
I fascicoli di suo interesse si trovavano infondo, sulla sinistra, nell’angolo dello scaffale poggiato su una delle pareti perimetrali.
In questo caso, accettò il mio concederle la precedenza e ci avviammo verso quel punto…
ILARIA: “Chi lo avrebbe mai detto…”.
IO: “Cosa?”…
ILARIA: “Che dall’evitarmi completamente, un giorno mi avresti addirittura accompagnata qui… Da soli… Pensa se qualcuno ci ha visti cosa potrebbe pensare…”, (ridendo)…
IO: “Che il mio tempo qui è finito?”…
Scoppiò in una risata quasi incontrollata per diversi istanti, prima di riprendersi…
ILARIA: “Non credo ci abbia visti nessuno…”, avvicinandosi…
IO: “Ah no?”…
ILARIA: “No…”.
IO: “Sei stata attenta…”.
ILARIA: “Si…”.
Eravamo ormai arrivati a sfiorarci e la baciai per primo, dolcemente, mentre le sue braccia andavano dietro al mio collo e le mie mani sui suoi fianchi.
Stavolta il suo profumo mi eccitava infinite volte di più ed il suo corpo che avevo sempre disegnato con gli occhi, era adesso preda delle mie mani.
Le emozioni montavano e con esse, l’intensità del bacio. Le nostre lingue erano un vortice di provocazione che ci scambiavamo reciprocamente ed il sapore della sua bocca, un qualcosa che gustavo con ingordigia.
La spinsi spalle al muro con una dosata veemenza, senza staccare il mio corpo dal suo… Presi a baciarle il collo, imitando su di esso i movimenti della mia lingua che poco prima danzava nella sua bocca, mentre sentivo il suo respiro aumentare di intensità sul mio orecchio.
Con la mano, scesi accarezzando il suo jeans scuro su una delle sue splendide cosce, prima di alzarla sotto il mio braccio.
Le nostre bocche si fondevano nuovamente e le nostre eccitazioni si strusciavano con tutto il desiderio che fino a quel momento non avevano potuto palesare.
La sdraiai a terra e le sfilai rapidamente quei jeans eleganti e pratici allo stesso tempo.
Le sue gambe erano larghe davanti a me mentre con le mani accarezzavo il suo ventre.
Scesi con la mia bocca verso la sua intimità, spostando con due dita uno slippino che quasi ambiziosamente sembrava voler difendere un ultimo alone di mistero.
La sua fica era completamente depilata e con la lingua potevo percorrerla in tua la sua invitante forma, sentendo il suo sapore dolce e con qualche lieve e piacevole nota aspra, mentre mi accarezzava la nuca e ansimava di un piacere che le elargivo più che volentieri.
Sentirla gemere aumentava il mio desiderio e quella calda morbidezza sembrava prendere le sembianze di un ingresso in paradiso.
Mi interruppe repentinamente facendomi alzare e spingendomi contro il muro.
Si inginocchiò davanti a me sbottonandomi i pantaloni con irruenza e in un attimo lo prese tra le mani con soddisfazione e lanciandomi uno sguardo di compiacimento…
“Siamo messi bene eh!?…”, disse, prima di dedicarsi con passione a sollazzarmi con la sua bocca che accoglieva di buona lena la mia virilità mentre si sosteneva al mio corpo con le mani.
Le spostai i capelli e con una mano le reggevo una sorta di coda dietro la nuca che le permetteva di muoversi più liberamente.
I suoi movimenti mi provocavano un piacere indescrivibile e avrei continuato a farglielo succhiare all’infinito…
Ma volevo sentirla godere, così la sdraiai di nuovo, questa volta le sfilai completamente il perizoma e la penetrai con decisione.
La sua fica era completamente bagnata, il che mi consentì di non fare troppa fatica, nonostante le mie dimensioni potessero apparire eccessive in quel momento.
Iniziai ad assestare i primi colpi ad un ritmo blando, accelerando gradualmente ed affondando più che potessi.
Non ci volle molto per sentire aumentare la frequenza dei suoi gemiti e l’affanno del suo respiro.
Si tappò la bocca con una mano, frenando i decibel dell’espressione del suo piacere che potevo sentire nel caldo liquido che mi schizzava sul basso ventre, mentre proseguivo a stantuffarla senza pietà.
Mi alzai in piedi, concedendole qualche secondo di respiro, ma se pensava che potesse finire così, si sbagliava di grosso.
L’avevo desiderata troppo, dal primo momento che l’avevo vista… Eravamo solo all’antipasto per quanto mi riguardava!
La feci alzare, portando le sue braccia sulle mie spalle, mentre con una mano le stuzzicavo il clitoride per farla bagnare ancora.
Le alzai una gamba e la penetrai di nuovo… Reagì con un forte sospiro di piacere misto a dolore, non aveva ancora del tutto smaltito l’orgasmo precedente ma una volta dentro, la invitai a sorreggersi a me mentre ormai le avevo alzato anche l’altra gamba e la sostenevo saldamente per le natiche.
La incalzavo senza troppa fatica spingendola con forza contro il mio membro…
“Oh… Oh!… Si!… Oh…”… Si lasciava ormai andare a flebili esclamazioni di piacere e io potevo sentire la calda brina della sua eccitazione sulle mie palle ogni volta che affondavo dentro di lei…
“Si!.. Si!.. Si.. Oh!… Si!.. Si!…”, ripeteva…
“Oooooohhhh…”, lasciandosi andare ad un nuovo getto bollente, con il suo corpo che sentivo tra le mie mani essere pervaso da brividi impetuosi.
Ancora un sorriso affannato, prima di inginocchiarsi e prendere nuovamente a spompinarmi.
Forse voleva una tregua ed io, gliela concessi volentieri.
La sua maestria con la bocca era fuori dal comune, adorava elargire altruisticamente piacere e lo si percepiva in ogni singola movenza, in ogni singola appassionata espressione che inconsapevolmente esternava il suo viso.
Misi una mano sopra la sua testa, afferrandogliela delicatamente e con l’altra mano, afferrai la mia mazza rivolgendola verso l’alto, affinché potesse leccarmi per bene le palle.
Non si fece certo pregare… La sua lingua mi massaggiava sapientemente e alternava calde succhiate arricchite da colpetti morbidi e decisi, ad ampie pennellate dal basso verso l’alto fino a solleticarmi il frenulo con piccoli contatti irregolari.
La voglia di sottometterla e possederla aveva iniziato una nuova ascesa, così afferrai di nuovo il mio cazzo e glielo infilai ancora in bocca, questa volta tenendole ferma la testa e dettando io il ritmo, con spietati movimenti di bacino che lei assecondava con vero gusto, stando attento a non superare mai la soglia di ciò che riusciva ad accogliere.
La feci alzare e la misi a pecorina contro lo scaffale più vicino…
Fu sufficiente strusciarle qualche istante la cappella contro il clitoride e giocare un pochino con le dita per sentirla nuovamente bagnata.
Ritrovarmi dentro di lei fu una sorta di automatismo e stavolta potevo ben vedere il mio cazzo, grosso e duro, che faceva avanti e dietro come uno stantuffo, percorrendo la sua fica calda e ben aderente come fosse l’ultima cosa da fare nella vita, mentre la tenevo ben salda per i fianchi quasi a non volerle lasciare scampo.
“Oh!… Oh!… Ah!… Oh!… Si!… Oh!… Si!..”…
Sentirla emettere quei versi mentre la incalzavo, moltiplicava le mie pulsazioni, le mie emozioni… E mentre con una mano la tenevo per un fianco, con l’altra la afferrai per i capelli, penetrandola il più a fondo possibile con il maggior vigore di cui fossi capace.
“Si! Si! Oh! Si! Oh! Oh! Oh! Oh!”…
I suoi gemiti si facevano sempre più intensi e più brevi, fino a schizzare nuovamente come una fontana, mentre il suo corpo tra le mie mani vibrava come un terremoto.
A terra c’era ormai un lago ma la feci inginocchiare per l’ennesima volta e glielo spinsi ancora in bocca.
Nonostante l’affanno, la qualità della sua performance era ancora eccellente e fu sufficiente che lo succhiasse una decina di volte affinché percepissi che c’eravamo…
Fermai di nuovo la sua testa e lei aprì avidamente la bocca tirando fuori la lingua… Mi lasciai andare anch’io ad un forte sospiro di goduria mentre la schizzavo con il cazzo ancora talmente duro da non riuscire a controllare il getto.
Generosamente, lo riprese in bocca, controllando e ingoiando gli ultimi zampilli e continuando a spompinarmi mentre adesso ero io a tremare in preda all’orgasmo.
Al calare degli effetti, mi girai e vidi in piedi davanti a noi il Vicepresidente e Vincenzo, completamente interdetti per la scena alla quale stavano assistendo.
Ilaria me lo stava ancora succhiando quando si accorse anche lei che non eravamo soli, o almeno non più…
La mia sborra le rigava una guancia ma in preda all’imbarazzo non se ne era minimamente accorta e cercò miseramente di ricomporsi cercando i vestiti.
Il vicepresidente, con aria ancora interdetta ed in preda ad uno shock, volse lo sguardo verso Vincenzo…
Questi, abbandonato il senso di sorpresa iniziale lo guardò e disse…
“Ecco Ingegnere, temo che questo sia un altro problema al quale non abbiamo soluzione!”…..






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