tradimenti
Giamaica: la notte della resa totale
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25.02.2025 |
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Quelle parole mi avevano fatto capire che c’era qualcosa di ancora più eccitante da vivere..."
Io e mia moglie abbiamo sempre vissuto la nostra intimità con complicità e senza tabù. Fin dai primi anni insieme, avevamo esplorato le nostre fantasie più profonde, spingendoci sempre oltre. Giocavamo con la differenza, con l’idea che lei potesse provare qualcosa di nuovo, qualcosa di più intenso, qualcosa che io non avrei mai potuto offrirle.
Avevamo iniziato con i giocattoli, testando i suoi limiti, e nel tempo era diventato chiaro che il suo preferito era un dildo nero, massiccio, molto più grande di me. Ricordo ancora la prima volta che l’aveva provato: le gambe tremavano, il respiro si spezzava, e quando tutto era finito, mi aveva guardato con occhi sognanti, sussurrando “Finalmente mi sento riempita.”
Quelle parole mi avevano fatto capire che c’era qualcosa di ancora più eccitante da vivere.
E così, quando mi confessò che voleva provare uomini veri, uomini che potessero farle sentire quella sensazione nella realtà, capii che il momento era arrivato.
La Giamaica era il posto perfetto per realizzare il nostro sogno.
Il desiderio cresce
Dal momento in cui eravamo arrivati, avevo visto come li guardava. Gli uomini locali erano diversi: alti, muscolosi, con quella sicurezza naturale che li rendeva irresistibili. Ma più di tutto, era impossibile ignorare i rigonfiamenti nei loro costumi aderenti.
Lei cercava di non farsi notare, ma i suoi occhi dicevano tutto.
Una sera, mentre sorseggiavamo un cocktail in spiaggia, la vidi fissare un gruppo di ragazzi che giocavano a beach volley. Il suo respiro cambiò, le gambe si strinsero leggermente.
“Sono enormi…” sussurrò, quasi senza accorgersene.
Sapevo che la curiosità ormai era diventata desiderio.
E quella sera lo avrebbe soddisfatto.
L’incontro al bar
Al bar del resort, la musica reggae avvolgeva l’aria, mentre la brezza calda accarezzava la pelle. Mia moglie indossava solo un perizoma bianco, il seno completamente scoperto. I suoi capezzoli tesi tradivano la sua eccitazione, e non passò molto prima che tre uomini si avvicinassero.
Erano quelli che avevamo notato sin dal primo giorno: alti, possenti, con un’aura di dominanza naturale. Uno di loro si sedette accanto a lei, il braccio che sfiorava il suo fianco. Lei sorrise timidamente, abbassando lo sguardo, ma dopo qualche drink la sua voce si fece più libera, i suoi gesti più sciolti.
Uno di loro le posò una mano sulla coscia. Io trattenni il fiato.
Lei non si ritrasse.
Anzi, lo guardò negli occhi e gli sorrise.
Quando il più alto le prese la mano e la fece alzare, sapevamo entrambi che non c’era più ritorno.
La seguii senza dire nulla.
L’arrivo al bungalow: lo stupore e la resa
La stanza era immersa in una luce soffusa, il suono delle onde arrivava dalla finestra aperta. Mia moglie si trovava al centro, circondata da quei tre giganti.
Poi accadde.
Uno di loro si tolse i pantaloni e lasciò cadere gli slip. Lei spalancò gli occhi, il respiro le si fermò per un istante.
Non aveva mai visto nulla di simile.
Li fissava, la bocca leggermente aperta, le mani che tremavano mentre cercava di realizzare la differenza abissale tra loro e me. Il suo dildo preferito, quello che l’aveva fatta tremare e gridare di piacere, sembrava quasi piccolo al confronto.
Quando anche gli altri due si spogliarono, il suo respiro si fece corto. Guardò in basso, poi mi guardò.
Io non dissi nulla.
Uno di loro le prese la mano e la fece scorrere lungo il suo corpo, facendole sentire la loro grandezza. Lei sussultò, il suo corpo rabbrividì. Ma non si fermò.
Anzi, le sue dita si strinsero attorno a loro, esplorandoli, testandoli, paragonandoli con me. Si voltò verso di me con uno sguardo pieno di eccitazione e stupore.
“È così diverso…” mormorò, come se fosse sopraffatta dalla realtà della situazione.
Uno di loro la prese e la baciò lentamente, mentre le mani la esploravano ovunque. Poi, senza esitare, si inginocchiò.
Le sue labbra si schiusero per accoglierne uno, le mani che cercavano di contenerlo. Io guardavo, impotente e incredibilmente eccitato, mentre mia moglie si abbandonava completamente, assaporando ciò che fino a quel momento era stato solo un sogno proibito.
Uno la sollevò e la distese sul letto, spalancandole le gambe. Lei ansimò quando sentì la punta di lui sfiorarla. Era troppo. Era impossibile.
Ma non si fermò.
Si aggrappò alle lenzuola mentre il primo la penetrava, lentamente all’inizio, facendole sentire ogni centimetro, poi sempre più in profondità. Il suo respiro si trasformò in gemiti incontrollabili. Il suo corpo si contorceva sotto di lui, si adattava a qualcosa che non aveva mai conosciuto prima.
Gli altri due non restarono a guardare. Si posizionarono accanto a lei, prendendo tutto quello che lei era disposta a dare.
E io ero lì, immobile, guardandola essere posseduta in modi che non avrei mai potuto offrirle. Il piacere che le leggevo in volto era qualcosa che non avevo mai visto prima. Lei non lo nascondeva, non lo tratteneva.
Era completamente loro.
L’alba della consapevolezza
La notte durò ore. La presero ripetutamente, senza darle tregua. Ogni volta che uno finiva, un altro prendeva il suo posto. Lei non si fermò mai, li accolse tutti, senza esitazione, senza paura.
Quando tutto finì, il suo corpo era esausto, segnato dal piacere. Restò sdraiata sul letto, il respiro ancora spezzato.
Poi, lentamente, si voltò verso di me.
Mi guardò con uno sguardo ancora carico di desiderio.
“Ora voglio te.”
Si avvicinò, il suo corpo ancora caldo, ancora pulsante dall’intensità della notte. Mi baciò, spingendomi sul letto, facendomi sentire tutto ciò che aveva appena vissuto.
Era diversa.
E io sapevo che, da quel momento, nulla sarebbe mai più stato lo stesso.
Era proprio quello che avevamo sempre desiderato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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Commenti per Giamaica: la notte della resa totale:
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