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Lui & Lei

L’amica di mia madre


di Membro VIP di Annunci69.it MrHoney90
01.04.2025    |    27    |    0 6.0
"Tu sei stupenda nella tua naturalezza e le doti da pompinara, appena sciorinate, svelano che, senza offesa, sei un’ineffabile zoccola-..."
In un’anonima giornata lavorativa estiva, al rientro dalla pausa pranzo, incontro inaspettatamente Patrizia, un’amica di lunga data di mia mamma. Ci salutiamo cordialmente e, per educazione, mi fermo brevemente a chiacchierare, dopo alcuni anni che non la vedevo. Lieto di ritrovarla mi sincero del suo status non avendo un quadro positivo -Mi sto avvicinando alla sessantina, sono quasi in pensione, in menopausa e sola dopo la separazione- e cerco di consolarla -Mi dispiace per il divorzio e per la tua solitudine. Se può consolari anch’io sono single-.
Avendo i minuti contati le lancio un’idea -Io devo tornare in ufficio ma avrei piacere di rivederti per quattro chiacchere e farti un po’ di compagnia. Domani pomeriggio esco dal lavoro alle 14 e poi sono libero. Se ti va…-, sapendo di fare cosa gradita. Un invito che tramuta subito in un preciso appuntamento -Come dirti di no, ti aspetto nella mia residenza nei pressi del lago. C’è anche la piscina per rilassarti e stemperare l’afa di questo periodo- e ci congediamo, anche se soltanto per ventiquattr’ore.
Il resto del giorno scorre tranquillo ma la notte ipotizzo a cosa andrò incontro l’indomani. Farò visita a una signora matura e perennemente affascinante, a discapito dei segni del tempo, che è stata la principale ispirazione del mio onanismo adolescenziale. Sono tranquillo e convinto che non accadrà nulla di strano, ma se così non fosse non mi farò trovare impreparato.
Alle 14.30 suono il campanello della sua abitazione, Patrizia apre la porta e capisco che le mie previsioni difficilmente verranno rispettate. Mi accoglie sorridente con indosso un abito in lino e, dalle trasparenze, direi che è pronta all’uso, dato che non scorgo tracce di indumenti intimi. Mi porge un calice e brindiamo alla nostra salute, con una sua precisazione -Scusami se ti posso sembrarti esagerata ma era da tempo che non avevo ospiti-.
Colgo la palla al balzo per tastare il terreno -Io pensavo ci fosse la fila fuori dalla tua porta. Una donna della tua bellezza non si trova così facilmente- avendo riscontro -Grazie, sei dolcissimo come da piccolo. In realtà ho ammiratori, anche di trent’anni, che mi scrivono sui social per proporsi, ma non mi serve questo tipo di relazione. Sono reduce da un matrimonio fallito, in cui sono stata tradita, e da allora sono illibata. Cinque anni che non batto chiodo e non è facile per me, che sono una dal temperamento caliente. Però non si sa mai…-.
Se la matematica non è un’opinione il suo vestitino osè, sommato alla sua confessione, è una dichiarazione implicita delle sue aspirazioni. Già la sua visuale mi turbava, ora sapere che è a digiuno e che io potrei “riaprirle i battenti” mi attizza altamente. Non si nasconde, rimarcando la sua spiccata personalità -Ricordo che quando eri un ragazzino sbirciavi curiosamente sotto le mie gonne e ciò mi lusingava. Poi ti ho visto crescere e oggi che sei un bell’uomo, fatto e finito, sono io che ti rivolgo le mie attenzioni-.
Per essere chiara al cento per cento lascia cadere a terra l’unico indumento che indossava, mettendosi a nudo anche nello spirito -Eccomi, senza trucco e senza inganno ma con zampe di gallina, rughe, smagliature e cellulite. Questa sono io con tutti i miei difetti e vorrei fossi tu a rompere il mio incantesimo-. Per toglierle ogni dubbio la imito, calandomi pantaloni e boxer, e sciorinando la mia smodata erezione l’accondiscendo -Sono due decenni che aspettavo questo momento. Lo vedi da sola che non mi sei indifferente anzi, una strafiga come te si merita un trattamento di riguardo-.
Dopo le dichiarazioni d’intenti si fionda subito su di me e mi bacia appassionatamente. La tenerezza embrionale viene spazzata via dall’eccitamento, che sale esponenzialmente quando le nostre lingue duellano tra loro rendendo affannosi i nostri respiri. Fa evincere subito la sua scaltrezza, accalappiando il mio uccello e decantandolo -Senti qua il mio cucciolo! Ce l’hai gigantesco e marmoreo. Onestamente io ne ho visto più di qualcuno ma il tuo è di un altro pianeta. Rimanendo in tema di volatili sfioro la sua passerina con una constatazione -E’ calda la mandorla e pure bella fradicia- che ha la sua conferma -Era quasi arida, invece è da quando ci siamo salutati ieri che sono bagnata, figurati adesso che mi stai toccando!-.
Mi masturba flemmaticamente, con una presa bimane e inaugura uno scambio di battute boccaccesco -A proposito di toccarsi, ti sei mai fatto una sega pensando alla sottoscritta?- Il mio riso sarcastico anticipa la mia lapalissiana risposta -Che domande! Ho iniziato alle elementari e in tanti anni di carriera ti avrò fatto centinaia di accorate dediche- mentre mi impegno a sgrillettarla di buona lena. Ne è lusingata -Sei così tenero. A saperlo mi sarei concessa in passato invece di farmi cornificare. Mi sono trastullata tutta la notte in attesa di vederti ma come lo stai facendo tu… così non vale- capendo di essere cotta a puntino.
E’ in brodo di giuggiole, in senso stretto, e la noto bollire fino a alla sua venuta. La osservo squirtare uggiolando e macchiando il pavimento con i suoi umori. Da copione, ci starebbe una fellatio, forse nei suoi progetti, ma io ho troppa voglia di farmela e non credo abbia da obiettare se passiamo subito al sodo.
La spingo su un tavolino, sul quale si predispone sapientemente a cosce spalancate, pronta a ricevermi -Finalmente tua… Scopami e fai di me ciò che vuoi-. Approfittando dell’ingente lubrificazione mi introduco nella sua vagina e la penetro pacatamente, senza forzature, data la sua pluriennale inattività. Il suo sguardo incredulo passa da me al punto di connessione dei nostri apparati riproduttori e non le pare vero che le stia dando appena la metà della mia dotazione. Lo ratifica in diretta -Che gioia immensa quella di averti dentro di me; non ci speravo proprio! Ho la fulgida sensazione di riperdere la mia verginità- e io mi aggrego -A chi lo dici! Eri la mia icona sexy e sei diventata inopinatamente la mia conquista-.
Il viatico intrapreso sarebbe morigerato ma il suo splendido viso, il suo balcone, moderatamente prosperoso e le sue gambe affusolate, oliate ad hoc, mi turbano particolarmente e aguzzano il mio ingegno. Metto in stand-by in nostro amplesso e la sposto su una poltrona adiacente, facendola inginocchiare. Mi disloco alle sue spalle, riattacco la spina, aumentando l’incidenza del mio pene e blocco le sue mani nelle mie, contro la parete. Riprendo a chiavarla con più slancio e l’obiettivo di raccogliere a breve i frutti del nostro approccio d’esordio. La rossastra sospira profondamente e si morde le labbra cercando di trattenere la vampa che la pervade ma è la prima a capitolare. Si inarca all’indietro, caricandosi a molla e, dopo un lungo periodo va a ritrovare il suo meritato giubilo -Non ci credo! Non ci credo! Vengo! Vengoooo! Vengooooooo! Vengoooooooooo!-.
Io vorrei fare lo stesso e tiro dritto per un altro giro di lancette, avendo già individuato il mio target. Sfilo il mio pisello dal suo ventre e me lo meno platealmente sotto il suo occhio vigile. E’ in silente e trepida attesa per le mie sorti, che sono già segnate; del resto con una musa ispiratrice del genere non posso avere scampo. Ed è con somma e reciproca contentezza che faccio fluire il mio liquido seminale sui suoi polpacci torniti, da sempre un mio cruccio. Plaude al mio tocco d’artista -Sei uno spettacolo! Nessuno si era mai segato dal vivo per me, con tanto di happy ending. Mi spalmerò questa crema idrante a chilometro zero- con una mia postilla -Era il giusto tributo per chiudere il cerchio con il passato e inaugurare un florido presente-.
Mi indica di seguirla nell’area esterna, per un po’ di relax all’ombra del sole cocente, avendo la fortuna di non avere inquilini nella palazzina confinante e di poter stare in piena privacy-. Ci sdraiamo sui lettini rimanendo nudi e si confida -Mi avrai preso per una scema, essendomi sposata da cinquantenne ed avendo divorziato in tre anni. Ero sicura di aver trovato la persona giusta e alla scoperta del tradimento mi è crollato il mondo addosso. Mi sono chiusa in me stessa e ormai ero certa di essere frigida. Poi sei comparso tu, galantuomo d’altri tempi e abbondante tra le mutande. What else?-. Io sono conciso -Non sta a me giudicare; hai agito secondo il tuo cuore. Il mio vanto è di aver riacceso in te il fuoco dell’eros-; peccato che ci parliamo scrutando l’organo altrui.
La ricreazione è finita dal momento che, senza fiatare, si apposta sopra di me per impegnarci in un interessante cifra del kamasutra: il sessantanove. Abbocca golosamente il mio membro e, massaggiandolo con le labbra, si diletta a ciucciarlo convintamente. Io mi ritrovo a tu per tu con la sua vulva celestiale e non posso esimermi dal francobollarmi al suo clitoride, stuzzicandolo con la punta della lingua per darle un gradito fastidio. Stiamo facendo un ottimo lavoro di squadra anche se mi concedo una divagazione, leccandole il suo orifizio posteriore. Smaniosa di riunirsi a me, mi fa segno di trasferirci nella swimming pool per dare il via alle danze.
Entrati in acqua si avvinghia di corsa a me, racchiudendo i suoi talloni sul mio bacino e si riappropria autonomamente del mio arnese nella sua guaina. Limoniamo animatamente, rincarando i nostri bollenti spiriti che non vengono affatto calmati. L’ambiente acquatico, pur essendo suggestivo, non mi consente di addentrarmi oltre il range utilizzato nel primo rapporto per il marcato attrito. A dispetto di ciò, il movimento complementare di entrambi si fonde con il pathos della location, facendo sì che il nostro congresso carnale produca una mirabile libidine. Percepisco la sua crescente agitazione che, inarcando indietro il capo, sfocia in un nuovo orgasmo, inscenato a denti stratti -Mmm! Mmmm! Mmmmmm! Mmmmmmmm! Mmmmmmmmmm!-.
Una pausa fulminea ci divide, giusto per il tempo di uscire dalla vasca e tornare sullo sdraio, dove mi fa stendere. Lesta si avvicina, si volta di schiena e si abbassa a riprendere il suo giocattolo preferito tra le cosce divaricate. Lo cavalca altera, accaparrandosi un millimetro dopo l’altro e narrandone le sue suggestioni -Sento la tua barra d’acciaio che si fa spazio dentro di me, così rigida e nodosa… è uno spasso-. Si inoltra poco oltre i tre quarti di essa ed io, non riuscendo a stare fermo, le infilo un dito nel retto per effettuare analizzare il territorio e rimembrarle il mio interesse alla sua mercanzia. Galvanizzata della mia mossa, intensifica il suo lodevole operato, benchè io abbia un’altra ipotesi in serbo.
Stavolta, senza separarci, la faccio traslare su un fianco e, rimanendole dietro, riparto all’arrembaggio. L’angolatura chiusa non mi permette di fare di più ma mi dà coscienza di aver invaso per bene la sua sorca scottante. Mi dilungo a trombarla lentamente, assaporando la palpitazione che mi accomuna alla mia bellissima preda, e palpando i suoi seni polposi. L’insieme delle cose fa acutizzare i suoi caratteristici mugolii tracciando la strada del suo destino secondo le sue indicazioni -Sì, vai così! Così! Così!-. E’ in fibrillazione, tentando quasi di divincolarsi dalla mia morsa, che però non lascia scampo al suo destino. Puntuale come un orologio svizzero, ha il suo scontato ma non banale tripudio -Eccolo! Sì! Sììì! Sììììì! Sììììììì! Sìììììììììì!-.
Ha una visione chiarissima sull’immediato futuro, gettandosi in acqua e lasciandomi un po’ basito per questo -Che fai? Non vale abbandonarmi con l’alzabandiera in corso-. Mi tranquillizza con tanto di occhiolino -Non preoccuparti, a lui ci penso io!- e anticipando ciò che andrà a fare, con inequivocabile gestualità. So di essere in buone mani difatti, con una di queste mi massaggia lo scroto e riabbraccia il mio fallo nella sua bocca fatata. Conoscendo la mia eccitazione, lo lavora prevalentemente sul dorso e sul glande, soffermandosi spesso e sapientemente a ripassare il frenulo. Passa una manciata di minuti e si ritrae appena in tempo per ricevere la mia eiaculazione sul suo viso angelico. Lo imbratto completamente, schizzando il mio caldo sperma per una goduria inenarrabile.
Al termine del flusso lo ripulisce perfettamente ed è raggiante per l’accaduto -Non mento dicendo che avevo permesso mai a nessuno un facialized. Per te, caro mio, ho fatto un’eccezione e ho avuto gratuitamente una maschera facciale con il tuo prelibato nettare. E’ il minimo visto che mi stai facendo venire a ripetizione, ripagandomi con gli interessi per tutte le delusioni vissute. Sei un grande, in tutti i sensi-. Le rilascio il mio parere -Ti ringrazio per il privilegio accordatomi e per il piacere che mi hai arrecato. Sono orgoglioso di renderti la felicità che ti è ingiustamente mancata nel quinquennio scorso. Tu sei stupenda nella tua naturalezza e le doti da pompinara, appena sciorinate, svelano che, senza offesa, sei un’ineffabile zoccola-.
Si allontana sogghignando e, consapevole della veridicità della mia asserzione, va a rinfrescarsi sotto la doccia. Non l’ho bollata a caso, visto il modo con cui si tocca le parti intime, accertandosi di avere la mia attenzione. Io la ammiro con finto distacco perché una Venere di tale portento non può passare inosservata. Ne consegue che, banalmente, ce l’ho di nuovo eretto, che la sua voglia è indiscussa e la mia altrettanto. Mi dirigo diritto, non solo per la direzione, verso la mia compagna di avventura, compiaciuta e incline a concedersi nuovamente a me -Ti aspettavo per un altro giro in giostra-. Per risposta la chiudo contro il muretto laterale, piombando sulle sue mammelle a mordicchiare alternativamente i suoi capezzoloni turgidissimi.
L’attrazione fatale creatasi la porta a una lecita richiesta -Finora sei stato gentilmente graduale ma io voglio il tuo cazzo enorme per intero… Dammelo tutto!-, accolta istantaneamente. Lo brandisco similmente a un guerriero con la sua spada e glielo punto sulle sue grandi labbra. Poi con una legnata secca glielo scaravento nella sua patata bollente, facendola fremere dall’incredulità. Ripeto sequenzialmente, uscendo e rientrando del tutto dal suo utero per abituarla ai miei venti centimetri e oltre. La sbatto in maniera costante e talmente poderosa da farla sobbalzare da terra e far rimbalzare le sue zinne in ogni dove. I suoi lamenti fanno da eco -Aaaah! Aaaah! Ce l’hai durissimo!- per cui ho una spiegazione scientifica -Solo una puledra di razza come te riesce ad attizzarmi così!-. Il mio inesorabile agire ha come risultato un’altra sua venuta con tanto di countdown -Tre, due, uno… Vengo ancora! Ancoraaaa! Ancoraaaaaaa! Ancoraaaaaaaaaa!-. Non paga rilancia -Please baby, don’t stop… Keep pushing!- conscia di avere il mio consenso.
Per avere una efficiente ergonomia, sollevo in diagonale la sua gamba destra, sorreggendola sotto il ginocchio, a scoparla nella posizione in cui l’ho assiduamente fantasticata. Mi guarda negli occhi, riponendo in me la sua fiducia, e io cerco di remunerarla con una progressione inarrestabile. In un lampo sono a randellare, con tutta la mia mazza, la sua fica cotanto bramata, riscuotendo il suo gradimento -Vai così campione!- e il suo incitamento -Fottimi! Sono la tua troietta!-. La sua faccia da maiala, il suo corpo da sballo e l’impressione di possederla, a mio piacimento, mi fomentano a darle dentro sempre più forte. Arrivo a montarla forsennatamente, godendo come un porco, e lei pure all’ennesima potenza strillando -Aaah! Aaah! Godo!-. Il nostro impudico connubio sessuale è, citando Vasco, un equilibrio sopra la follia; Patrizia lo chiude con il botto e viene senza freni -Aaah! Aaaah! Aaaaah! Aaaaaah! Aaaaaaaah! Aaaaaaaaaah!-.
Essendo di moda la parità di genere pretende un eguale lieto fine per il sottoscritto -Continua amore, continua a sbattermi con il tuo palo di marmo! Attendo la tua crema magica per lenire il mio bollore!- Io non mollo un centimetro mantenendo inalterata la mia dissoluta penetrazione, con la sua solerte attesa e il suo tifo -Incredibile, ce l’hai sempre duro! Sei carico? Ce l’hai la sborra per me? Adesso me la devi dare; io la voglio tutta!-. E’ impossibile resisterle e accontento il suo vizioso dictat, coronando il mio sogno da teenager con tanto di preavviso -Ci siamo baldracca! Sto per venire anch’io!-. Immediatamente esplodo una sborrata interminabile, che la irrora fino alle ovaie, per la sua apoteosi -Che figata! Vieni per me tesoro! Riempimi di sborra!-. Concluso il mio cospicuo versamento, a suggellare una scopata epica, recedo dalla nostra fruttuosa unione. E’ evidente un ondata di liquido colare sulle piastrelle e la dilatazione della sua mucosa vaginale, che commenta esultante -Wow! Ecco il prodotto della nostra invereconda e sublime passione!-.
Dopodichè la mia amichetta si allontana, per darsi una sistemata, e io mi rituffo in acqua per ricaricarmi, sapendo che il nostro viaggio nell’eros non si era ancora esaurito. Al suo ritorno, infatti, si genuflette su un asciugamano a bordo vasca e mi richiama a sé con un’idea precisa -Le mie poppe sono un po’ cadenti, ma mi andava di sperimentare per la prima volta una spagnola, vista l’abbondanza di materiale da te fornito-. Io la lascio fare sicchè abbraccia maternamente la mia asta cimentandosi egregiamente in quello che in gergo anglosassone è il tit-fuck. La masturbazione ravviva repentinamente la mia erezione e con essa il desiderio di aprire nuove frontiere.
La mia partner, ormai disinibita, ha capito l’antifona e si distende schiudendo gli arti inferiori per riproporre in mostra le sue grazie. Il suo appello va di pari passo alle mie esigenze -Lo vedi il mio buchino? Non l’ho dato a nessun tuo predecessore; non l’avrebbero meritato. Al contrario vorrei che tu me lo sverginassi; so che mi farai male ma ne trarrò una soddisfazione assicurata-. Io la rassicuro -Sono onorato che tu mi abbia insignito di tale mandato. Non te ne pentirai…- e indirizzo la mia nerchia verso il suo serrato pertugio. Grazie alla sua rilassatezza, lo vado a violare con la mia voluminosa cappella e con essa mi muovo cautamente per guadagnarne la sua fiducia. Il suo guaire e il suo fremere sintetizzano il mix di dolore e piacere che sta provando quindi, stabilizzata la situazione si passa allo step successivo.
La faccio ribaltare a pecorina e, tenendole le chiappe granitiche ben divaricate, la infilzo più a fondo. Acuisco l’intensità della mia trivellazione e, nonostante i suoi gemiti, la interrogo -Allora, ti piace prenderlo nel tuo adorabile culetto?-. Mi risponde trafelata -Eccome se mi piace! Anche se fa male, prenderei la tua minchia dappertutto e all’infinito- e aggiunge -Non avere remore e aprimi come solo tu puoi fare!-. Mi attivo in tal senso, dando alla sodomizzazione una traiettoria diagonale per svasarle adeguatamente il suo sfintere. La signora che ho in mano, regge l’urto della mia avanzata e si riconferma una bagascia superlativa. In verità, più mi inerpico in quest’ultimo e più desidero sfondarglielo ed è esattamente ciò che farò volentierissimo.
La rimetto in piedi, anzi in realtà su uno solo, perché la riaggancio da tergo e, come in precedenza, tengo l’altra gamba in aria. Ora la inculo impietosamente, con più lentezza a far da contraltare a una veemenza assoluta, e le sue oscene esortazioni -Rompimi il culo! Rompimi il culo!- si avverano in tempo reale. Il suo berciare -Oooh! Oooh! Oooh!- scandisce l’impulso delle mie bordate al suo malcapitato deretano e non mi resta che darà il là a un finale epocale.
Tenendola per una coscia, la rialzo dal suolo, la faccio aggrappare a me con un braccio intorno al collo e una mano sul muro. L’equilibrio è precario, l’accaloramento incontenibile e la faccio librare in alto, inchiappettandola furiosamente da farla urlare -Spaccamelo! Spaccamelo! E sborrami dentro!-. E’ musica per le mie orecchie e, oltre a sfondarla con una cattiveria indicibile, avendo due dita in prossimità della sua vulva, le uso per stimolarle il suo grilletto in maniera assillante. Un plus che la infiamma ulteriormente e ci porta a una trance agonistica che sfocerà naturalmente in un orgasmo. Giunti allo stremo, Pat lo raggiunge con un altro squirtle, esternato con un grido prolungato -Oooooooooooooooooooooh!- pregno si sofferenza e goduria. Io la seguo a ruota e concludo la folle inculata sbraitando -Aaah! Aaah! Sborro per te lurida cagna! Ti faccio il pieno al serbatoio!-, mantenendo la parola data. Ultimato il copioso flusso, la ripongo sul selciato e, con un passo indietro mi tolgo dal suo ano, irreparabilmente divelto e grondante del mio sperma.
Essendo claudicante l’accompagno a trovare insieme un ristoro, dalla fatica e dalla calura, sotto la doccia. Chiedo venia per pocanzi -Scusa per i dolori inflitti ma mi fai eccitare paurosamente. L’anal creampie non è per tutte e tu sei stata encomiabile- e mi ribatte -Ma stai scherzando? Ti ho chiesto io di incularmi, immaginando devastanti conseguenze. La tua eiaculazione nel mio sfintere è stato qualcosa di meraviglioso- e aggiunge -Andiamo al fresco per riposarci un po’-. Il tragitto verso la camera è brevissimo; tuttavia bastano la sua vicinanza e la sua pelle bagnata per avere ex novo il manganello duro. Coricandomi sul letto se ne accorge ed afferma -Ragazzo mio, anche se sono anziana mi costringi a un ulteriore sforzo. A dire il vero era la cosa a cui auspicavo- da me corrisposta -Vai dolcezza, sei una figa assurda e tale è l’effetto che mi fai-.
Si riavvicina pericolosamente al mio pilone e, piegandosi su se stessa, si riaccomoda giuliva su di esso, divenendo la mia cowgirl. Si movimenta sull’asse verticale, tenendo la schiena dritta, con la consueta determinazione, e tra uno strillo e l’altro -Aaaah! Aaaah! Aaaah!- non smette di decantarmi -Sei il numero uno. Mi fai impazzire con il tuo tronco massiccio!-. Ci galoppa su sontuosamente, dandomi un considerevole appagamento, non paragonabile al suo, e scorgendola approntarsi a un altro exploit, la pungolo -Sei una scrofa galattica! Lasciati andare!-. In men che non si dica conquista l’ennesima gratificazione esplicitandola -Oh mio Dio! Sto venendo! Sto venendoooo! Sto venendooooooo!- e senza arrestarsi.
Assume il classico smorzacandela, calandosi su di me e recapitandomi sotto il naso le sue tette invitanti. Mi attacco a codeste e gliele ciuccio assomigliando a un poppante affamato, mentre la mia femmina prediletta procede imperterrita nella trombata, muovendo pregevolmente il bacino a vele spiegate. Impossibilitato a stare con le mani in mano le uso per schiaffeggiare le sue natiche corpose e frustare tutti i cavalli a sua disposizione. La mia amazzone si infervora appieno e boccheggiando in iperventilazione, procrastina il suo moto riproduttivo a spron battuto. Non cedendo un millimetro e dimostrando un fisico bestiale, giunge all’apice dell’erotismo, con giustificata esagitazione -Aaah! Un altro regalo! Godo! Godooo! Godoooooooooo!-.
La mia donna è stata magnifica e si è guadagnata sul campo il gran finale che metto in atto all’istante. Ruotando di centottanta gradi la sovrasto prepotentemente e stringendo le sue mani nelle mie, ritorno all’assalto. Raccolgo le energie residue per copulare a una velocità stratosferica, lasciandola di stucco. Ci guardiamo vis a vis e la sua espressione da porcona, unita alle abituali grida -Aaah! Aaah! Aaah!- rappresentano degnamente il superbo rapporto sessuale che stiamo vivendo. Proseguo a bastonarla all’impazzata, praticamente in apnea e condividendo un’estasi incommensurabile, al pari della sua eterea bellezza. Da un accoppiamento di tale portata, non che scaturire la ciliegina sulla torta, servita su un piatto d’argento dalla mia battona -Vai così, non ci posso credere! Un’ultima volta! Vengo! Vengo! Aaah! Aaaaah! Aaaaaaah! Aaaaaaaaaah!- arrivando in doppia cifra.
Mi fa celermente rialzare e si prostra in ginocchio innanzi a me per completare il quadro a suo modo. Afferra il mio uccello coriaceo per prodigarsi a segarmi magistralmente e a spazzolare il mio glande come solo lei sa fare. Si passa la lingua sulle labbra e, a scanso di equivoci chiarisce -E’ il momento di stappare la tua magnum per calmare la mia sete, che tradotto per te significa che devi sborrare per dissetarmi-. Innesta la modalità gola profonda, stantuffando come un’ossessa, al limite del soffocamento; io collaboro attivamente e, con un contromovimento in spinta della mia pistola, invado il suo cavo orale sino all’epiglottide. In parole povere la sto scopando in bocca, chiamata tecnicamente irrumazione, ed è congeniale a terminare in gloria un inaspettato pomeriggio di sesso sfrenato. Non potendo contrastare il suo letale incedere taglio il traguardo, strepitando volgarmente -Uuuh! Uuuh! Sto per sbocciare! E’ pronta la mia troia?- Grugnisce in segno di assenso e io, con un’ebbrezza irrefrenabile, incomincio a fiottare il mio sperma direttamente verso la sua faringe, spronandola -Bevi il mio seme! Bevilo puttana! Bevilo!-. La mia cara Patrizia ingoia e non smette di succhiare maestosamente, mandandomi in visibilio. Quindi terminato il suo pompino eccelso, mettiamo la parola fine alla nostra leggendaria contesa sessuale, su cui ci saranno delle considerazioni.
Tornata in piedi con il mio aiuto, ci tiene a celebrarmi -Amore mio, ti ho lasciato che eri ragazzino e ritrovato che sei un uomo; anzi sei uno stallone straordinario. Hai spazzato via la mia tristezza e i miei dispiaceri, fottendomi divinamente e sborrandomi in ogni buco. Credo che averti scelto per ultimare la mia astinenza e per sverginare il mio culetto, siano le scelte più azzeccate della mia esistenza. Ti ringrazio di cuore per avermi fatto godere infinitamente regalandomi, con una decina di orgasmi, una giornata memorabile-. Anch’io reputo di lodarla -Questo giorno rimarrà anche per me indimenticabile, avendo avverato il mio sogno erotico di un’epoca. Non essendo più giovane rimani una meraviglia della natura e ti sei meritata tutto ciò che hai ottenuto. E’ stato entusiasmante sborrare in te dopo averti scopata e inculata con un desiderio incontrollabile. Se sei venuta dieci volte, io ho fatto il pokerissimo di eiaculate grazie a te, che sei una troiona irresistibile, in grado di inferirmi un godimento ineguagliabile-.
Capendo di avere un feeling senza paragoni, fisso un appuntamento quotidiano per sbatterla instancabilmente e scrivere altre pagine indelebili, contraddistinte dal piacere reciproco.
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