Lui & Lei

La multa


di Amante1979
28.03.2025    |    1.479    |    5 9.8
"" Le rispondo nascondendo l'entusiasmo..."
Dio solo sa quanto mi giravano le scatole mentre uscivo dallo studio dell'avvocato quella sera.
La mia ex, Michela, si era messa a fare la guerra e aveva fatto saltare l'accordo per la separazione.
Come se non bastasse, esco e vedo da lontano qualcuno in piedi di fianco alla mia macchina intento a scribacchiare qualcosa, "No, eh, anche questa no!"
Provo a correre per salvare il salvabile ma è troppo tardi, arrivo giusto in tempo per sentire il rumore del foglio che si stacca dal blocchetto e vedermelo sventolare davanti.
Sono livido dalla rabbia, alzo lo sguardo per inveire verso il vigile ma mi si taglia il fiato e le parole sembrano dissolversi prima ancora di prendere forma.
Sarà stata sul metro e settanta, forse 35 anni, capelli lunghi, lisci e neri come l'onice, legati in una coda ordinata e formale che ricordava un gatto a nove code e mi aveva già sconvolto i sentimenti.
Un viso delicato ma che mostrava una fermezza esaltata dalla divisa, gli occhiali a montatura larga, anch'essa nera che quasi nascondevano un trucco leggero ed erano impreziositi dall'eyeliner e da un mascara che la rendeva ancora più sexy.
La camicetta d'ordinanza era tirata, tiratissima, come se lottasse per contenere un segreto morbido e potente. Si aggrappava al tessuto, come se implorasse di essere liberata. E quei pantaloni scuri, stretti là dove il peccato prende forma, non riuscivano a nascondere il capolavoro che custodivano: un fondoschiena che non era solo perfetto. Era arte. Un Bernini in carne viva, un'ode al desiderio.
Cerco di riprendermi.
Le parole, mitigate da quella visione, si ricompongono e si addolciscono nel tentativo di evitare quest'altro schiaffo alla mia giornata ma lei è inamovibile, i suoi "no" mentre mi guarda dritto negli occhi sembrano fendenti tirati da una fiorettista, implacabili, diretti, dannatamente eccitanti.
Mentre si volta e si allontana, inizio a fantasticare, ammaliato da quello sguardo gelido che dentro di me aveva scatenato un incendio.
Ma resto lì, da solo, con i miei 60 euro di multa e la mia giornata di merda.
Abbasso lo sguardo mestamente e riguardo il foglietto, "Morgana": si chiamava così.
Passa circa una settimana da quel giorno e una sera verso le 19:30, poco prima della chiusura, mi ritrovo di fretta e furia al supermercato per fare una spesa di volata, visto che non ho nemmeno un pacco di pasta in casa, una triste storia da single, insomma.
Passo tra le corsie del supermercato facendo razzia di un po' di tutto, tipo Attila in Gallia; pasta, scatolette varie, pomodori, un po' di frutta, eccetera.
Ah, il caffè, prima di andare faccio scorta anche di quello già che ci sono, entro nella corsia e SBAM, me la ritrovo davanti, in punta delle sue sneakers bianche candide, intenta a raggiungere un pacco di zucchero sull'ultimo piano dello scaffale.
I jeans attillati e la posizione slanciata esaltavano quelle curve al punto di farmi saltare un battito.
Dovevo dirle qualcosa, una qualsiasi.
"Spero proprio che quello zucchero serva ad addolcirti un po'."
Cavolo, potevo fare di meglio ma ormai era andata, almeno non avrei avuto il rimorso di non averci provato.
Si gira verso di me, ha lo stesso sguardo di rimprovero di quel giorno, da cui però traspare il fatto che non ha minimamente idea di chi io sia.
"Morgana", le dico sorridendo, "divieto di sosta in via Roma, tu non ricordi me ma io ho 60 motivi per ricordarmi di te."
Il suo volto si illumina di un sorriso un po' imbarazzato ma genuino e ammaliante come solo le cose semplici sanno essere.
"Salve" mi risponde "io invece spero che lei abbia imparato cosa sono i parcheggi bianchi, quelle dove era lei servono ad attraversare".
Accuso il colpo ma ho rotto il ghiaccio, era tutto ciò che volevo.
"Ha ragione, quel giorno avevo la testa da un'altra parte, ammetto le mie colpe. Mi chiamo Matteo comunque, piacere."
"Piacere, Matteo."
Ormai ero in ballo, dovevo giocarmi la carta decisiva.
"Però così non è giusto, ora con i nomi siamo pari, ma lei conosce il mio numero mentre io non so il suo."
"Ah ah, apprezzo la sua audacia, ma io non conosco il suo numero."
"intendevo il numero di targa, ma lei mi può dare qualsiasi numero per pareggiare il conto", le dico ammiccando.
Ride apertamente, un sorriso che ha scaldato anche le luci bianche del supermercato, oltre che farmi ribollire il sangue.
"lei è molto simpatico, ma mi spiace, non le darò il mio numero di telefono."
Colpito e affondato.
Incasso il colpo con dignità, le sorrido e mi congedo ringraziandola per l'emozione di questo anonimo fine giornata.
Faccio gli ultimi giri, recupero un po' di alcol per addolcirmi la serata e mi dirigo alle casse.
Di nuovo lei, proprio davanti a me, cavolo ora mi prenderà per uno stalker.
Le sorrido e le dico:
"Mi scusi, ma se non riesco a evitare le multe, figuriamoci se riesco ad oppormi al destino."
Le rubo un'altra risata, meno male almeno sono simpatico, penso tra me.
Nel frattempo arriva il suo turno, coca zero, petto di pollo, polpo congelato, una bottiglia di bollicine, credo fosse un Franciacorta e qualche ammennicolo per il trucco, poco altro.
Imbusta la sua spesa mentre il tizio stanco alla cassa batte gli ultimi tasti della giornata.
"Sono 33,60 euro, ha la tessera punti?"
Morgana inizia a frugare nella borsa, via il rossetto, fuori le sigarette, svuota tutto sul vano per imbustare ma nulla.
Sbianca.
Del portafogli nemmeno l'ombra.
"Oddio sono mortificata, mi scusi, posso volare un attimo a casa?"
"Stiamo chiudendo signora, mi spiace, posso annullare tutto, ci pensiamo noi a rimettere i prodotti al loro posto" dice piuttosto seccato lui.
Tento l'ultima giocata, il jolly che non sarebbe dovuto essere nemmeno nel mazzo.
"Metta tutto sulla mia carta", sbotto. "Passo anche la mia spesa e pago entrambe."
Poi guardando Morgana aggiungo
"Non accetto rifiuti, non ci provare."
Stavolta quello fiero e inamovibile sono io, si sono invertiti i ruoli, con lei che prova a distogliermi dal mio intento e io che ho già emesso la mia sentenza.
Passiamo finalmente al tu, un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per l'umanità, o quasi.
"Me li ridarai Morgana, non ti preoccupare, è una sciocchezza."
"Grazie Matteo, non so come scusarmi, sono imbarazzatissima. Senti, avevo preso delle bollicine per rilassarmi stasera, se passi un attimo da me ti ridò i soldi e ti offro un calice di vino."
"Volentieri dai, anche io avevo bisogno di staccare un attimo stasera." Le rispondo nascondendo l'entusiasmo.
Ci infiliamo ognuno nella sua macchina e la seguo fino a casa sua con la testa già in panne e il sangue in ebollizione.
È un appartamento all'ultimo piano di un palazzo storico in centro, ristrutturato da poco, arredamento moderno che fa un bel mix and match con le finiture classiche dell'edificio.
Mi accomodo sul grande divano color vinaccia nel living, lei nel frattempo prende una bottiglia che aveva già in fresco dello stesso vino preso al super e lo stappa con una sicurezza che mi fa venire i brividi nell'immaginare il mio attrezzo al posto del collo della bottiglia.
Meno male ho dei jeans che nascondono un po' il gonfiore che inizia a sporgere all'altezza del cavallo.
Iniziamo a bere e chiacchierare e tra una risata e un aneddoto, senza nemmeno accorgercene la bottiglia sembra evaporata sotto i nostri occhi.
"Cavolo avevamo davvero sete" dice lei mentre fa per andare in cucina a prendere qualcos'altro, e mentre si alza, per aiutarsi appoggia la mano sul mio ginocchio; con una mano blocco la sua, mentre insinuo l'altra tra i folti capelli e il collo per cingerle la nuca e tirarla a me, lei ha un breve sussulto ma non si oppone, anzi mi cade addosso facendomi sentire i suoi seni morbidi e sodi premere sul petto.
La ribalto sul divano e mi avvicino lentamente con la bocca al lobo, ho contato almeno tre respiri prima di arrivarci e ho fatto sì che lei potesse sentirli, inizio a baciarle il lobo alternando l'uso delle labbra a dei morsetti quasi impercettibili, ho una mano dietro la sua nuca e l'altra, completamente aperta che le esplora la schiena, dalle fossette dei reni a salire fin sulle scapole.
Dal lobo dell'orecchio inizio a scendere sul collo, senza mai staccare la bocca da lei, usando la mano dietro la nuca per spingerla verso di me. Assaporo ogni centimetro mentre le mie labbra e la mia lingua sembrano affamate della sua pelle.
Lei reclina la testa all'indietro, come per invitarmi al banchetto sul suo collo, non me lo faccio dire due volte, la assaggio da parte a parte soffermandomi sulla cavità centrale formata da quei due nervi che scendono verso il petto; l'adoro.
Nel frattempo la mano che era dietro la nuca è passata davanti ed è intenta a sbottonare tutto quello che incontra sulla sua strada, prima la camicetta, poi i jeans, indugiando nella zona calda per saggiare le sue reazioni al mio desiderio indecente.
Lei allarga un po' le cosce, come a darmi il benvenuto, io le sfioro l'interno coscia ma poi torno sui fianchi, arriverà il suo momento.
Mentre continuo ad esplorarla con la lingua, le slaccio il reggiseno e continuo la mia discesa verso venere, mi avvinghio ai suoi capezzoli, stavolta usando più i denti che le labbra, li mordicchio dolcemente, fino a sentirla inarcarsi di piacere, mentre con le mie unghie le solco la schiena per godermi quelle curve millimetro dopo millimetro.
Sento anch'io le sue unghie quasi affondarmi nella schiena e mi eccita da impazzire, ho bisogno di sentirla godere!
Mentre con la lingua mi godo il suo sapore scendendo sempre più in basso, inizio ad allargarle le cosce per farmi spazio, mi infilo con la testa tra le due mentre con le mani passo sotto le sue ginocchia e risalgo, accarezzandole il ventre, fino ai seni.
Le prendo i capezzoli tra pollice e indice mentre inizio a baciarle l'interno coscia da entrambi i lati, mi piace sentirla fremere nell'attesa di quello che sta per succedere e quando la sento sollevare il monte di Venere quasi alla ricerca della mia bocca, capisco che è il momento giusto.
Inizio a sfiorarla con le labbra, posso quasi sentire la sua pelle d'oca senza ancora averla toccata, poi inizio a baciarla dal punto più in alto, l'assaporo, alterno dei baci a delle esplorazioni superficiali con la lingua, sembra che io stia cercando qualcosa che non riesco a trovare e mi godo ogni singolo momento della ricerca.
Lei è completamente inarcata con la schiena, la testa riversa all'indietro e le sue mani che mi tengono la testa e la premono verso di lei con sempre maggiore intensità.
La mia bocca si fa più decisa, affondo con le labbra e con la lingua mi faccio largo tra le sue grazie, con movimenti circolari concentrici che si stringono sempre di più intorno alla sua clitoride ormai completamente scoperta e indifesa.
La stringo tra le labbra, inizio a succhiarla come se volessi ingoiarla e mentre la tengo stretta all'interno della mia bocca l'accarezzo e la stimolo con la lingua, capisco che lei gradisce il trattamento a giudicare dai gemiti sempre più acuti e spezzati che emette e dalle sue unghie che sono diventate artigli sulla mia testa.
Muovo la lingua verso il basso e cerco di affondare dentro di lei, vorrei penetrarla con la lingua ma è impossibile, allora stacco la mano destra che le stava torturando i capezzoli e la porto verso il basso, unisco indice e medio e inizio a penetrarla, prima piano, poi con maggiore decisione, la sento impazzire e questo mi carica ancora di più, inizio a muovere le dita dentro di lei come se cercassi qualcosa, poi le unisco di nuovo e le metto a mo di uncino iniziando a tirare verso di me.
Premo con decisione con le dita mentre le mie labbra e la mia lingua continuano ad abusare della sua clitoride, e mentre la succhio e la lecco, con le dita inizio ad andare su e giù sempre più forte, sfregando la parte interna della sua vagina e premendola verso la mia bocca.
Bastano poche decine di secondi per sentirla esplodere di piacere in un rantolo che la fa sembrare posseduta. Continuo ad accarezzarla con la lingua e ad assaggiare il suoi umori fino a sentire le sue mani che si rilassano sulla mia testa e riprendono una posizione di calma.
Le chiedo se vuole che mi fermi o posso continuare.
"Sì, ti prego, voglio venire ancora" mi dice con un filo di voce.
"Ora ti toccherà guadagnartela però" le dico prendendola tra le braccia e sollevandola mentre prendo il suo posto disteso sul divano.
Ancora una volta le posizioni si sono ribaltate, ora è sopra di me, e la visione di lei che si sistema per cavalcarmi meglio mi fa quasi venire prima del tempo, il cazzo mi fa quasi male da quanto è duro.
Lo prende con sicurezza e inizia a strofinarlo sulle grandi labbra come a sfiorare la clitoride ancora desiderosa dopo il trattamento appena ricevuto, dopo qualche secondo lo infila dentro con un gemito, accompagnato da un mio ringhio di passione e tensione nel cercare di trattenere l'orgasmo.
Inizia a muoversi con un ritmo deciso e compassato, le sue mani premono sul mio petto e i suoi occhi sembrano volermi penetrare mentre con i denti si morde il labbro inferiore; io le cingo i fianchi con le mani, poi scendo sui glutei dove prima affondo le unghie e poi le do un paio di schiaffi che sembrano farla imbizzarrire
Inizia ad aumentare il ritmo, ma:
DRIIIIIIIIIN!
Si ferma.
"No cazzo proprio adesso, non è possibile!" penso tra me, o forse lo dico a voce alta.
Lei prende il telefono e sbotta: "Cazzo, è quella rompi di Michela, ti giuro non la sopporto, vorrà ammorbarmi con le sue menate sul divorzio, non le risponderò mai!"
Io resto attonito, non può essere vero, Michela? Divorzio?
Le prendo il cellulare e guardo la foto del chiamante, è quella troia della mia ex!
Mi sembra assurdo, è una follia ma ho un pensiero malsano:
"Rispondile in videochiamata" le dico con fermezza "voglio che ci veda scopare."
"Ma sei pazzo?! Non ci penso neanche!" mi risponde, ma la scintilla nei suoi occhi mi dice che l'idea la stuzzica, quindi insisto.
"Rispondile ho detto!"
Mentre ricomincio a muovermi dentro di lei "Altrimenti mi fermo!" Aggiungo.
Lei non risponde, reclina gli occhi all'indietro al solo sentire il mio cazzo che ricomincia a martellarla, appoggia il telefono in modo che la telecamera ci riprenda e clicca sulla cornetta verde.
Questa cosa mi eccita da impazzire, inizio a stantuffarla come un toro da monta, la sollevo e la sbatto con forza e ritmo incalzanti, nel frattempo la telefonata è partita.
"MORGANA?!!? Ma che cavolo sta succedendo?!? Matteo, sei tu?" si sente dalla cornetta.
"Stai zitta e impara come si gode!" le urla Morgana completamente fuori di sé.
Riprende il controllo, mi tiene giù e mi scopa quasi con violenza, digrigna i denti mentre con le unghie mi lascia dei segni indelebili sul petto, il mio cazzo affonda alla massima profondità, le prendo la testa e la tiro a me infilandole la lingua in bocca prima di esplodere in un rantolo di piacere estremo, le sto venendo dentro con tutto il mio carico di passione, lei non si ferma, sembra indiavolata, continua a spingere, poi rallenta e alla fine si accascia su di me esausta.
Do una manata al telefono ancora in chiamata che cade con lo schermo rivolto sul pavimento; ha visto abbastanza, penso soddisfatto.
Mi perdo con le mani tra i capelli di Morgana.
Sì, Morgana, come la canzone dei Litfiba, lo ricordo bene quell'album. Terremoto.
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