Lui & Lei

Appetiti


di Occhiamente
12.04.2019    |    6.132    |    3 8.9
"Non lo rivide più, seppe dal marito che aveva saldato il conto della stanza e che se ne era andato, non ebbe più modo d’incontrarlo, ma lo rivisse a suo..."
Racconto di fantasia dedicato ad una persona vera



il negozio definito da tutti il “supermercato” risiedeva in centro al paese, lungo la via principale.
Vanessa era molto fiera del suo alimentari, ed in effetti con il marito aveva davvero fatto un bel lavoro nell’allestire e gestire quell’unico spaccio di bontà, posizione centrale spazioso, completo e sempre rifornito di leccornie che spingevano avventori a recarvisi anche provenendo da paesi limitrofi.
Focacce particolari, pane alle noci, un’ipnotica profusione d’affettati, avvolgevano i sensi di chiunque vi si avventurasse dentro, l’esercizio ampio ed ordinato si presentava con un bancone e frigorifero che ne descriveva tutta la larghezza, l’ampio cristallo arcuato sopra le celle proteggeva formaggi, affettati, carni, vaschette di gastronomia pronta.
Vanessa e suo marito Giulio per il confezionamento e la preparazione delle vivande potevano contare su di un piano di granito, che percorrendo a tutta lunghezza il retro del bancone ospitava le varie bilance, i taglieri, e tutto l’occorrente per far andare via i clienti perfettamente soddisfatti .
Quell’esercizio insomma era divenuto in brevissimo tempo, dopo il cambio di gestione ed il restyling, un riferimento per tutti, ed il primo cliente che vi fosse entrato la mattina all’apertura, si sarebbe trovato dinnanzi lo stupendo sorriso di Vanessa ad accoglierlo, sempre solare e frizzante in un abbraccio di cibo e buonumore.
Il seno sodo ed abbondante sembrava voler esplodere fuori dal grembiule, che spesso d’estate indossava sopra la sola biancheria, i capelli raccolti dentro la cuffietta incorniciavano il volto nordico e sbarazzino nel quale risaltavano la bocca carnosa, il nasino all’insù e due occhi che sapevano essere di cielo o di brace.
Le doti di simpatia e loquacità di Vanessa erano innegabili, in un lampo dava del tu ai clienti facendoli sentire in famiglia e coccolati con tutti i consigli sulle varie leccornie fresche, doti divenute ancor più apprezzabili da quando la coppia aveva aperto e preso in gestione la piccola foresteria sopra il market, per ospitare nei fine settimana turisti interessati alla mountain bike ed ai sentieri da trekking di cui i monti circostanti erano piú che forniti.
Da qualche giorno ospitava un uomo sulla cinquantina, alto, di corporatura robusta ma dal volto rassicurante, si presentava ogni mattina per rifornire lo zaino di gustose ed energetiche cibarie e spariva fino a sera, probabilmente impegnando la giornata in lunghe passeggiate nella natura circostante.
Vanessa era incuriosita da quella presenza e si era ripromessa di scambiarci qualche parola quando ci fosse stata l’occasione, sapeva che sarebbe rimasto qualche altro giorno e lei di certo non mancava d’intraprendenza a riguardo.Con suo marito i rapporti erano idilliaci ma la sua era comunque una natura socievole curiosa e affamata di vita, quindi non poteva farsi sfuggire un approfondimento con quella stimolante figura, l’occasione venne in un giorno grigio e piovoso che impose uno stop alle escursioni dell’uomo, il tempo era talmente brutto che dall’apertura si eran viste sì e no tre persone varcare la soglia del negozio, figuriamoci lo stupore di Vanessa quando a entrare verso l’ora di chiusura fu proprio il viandante misterioso, lei non vedeva l’ora di andare a casa dopo una lunga mattinata senza contatti umani ma non poteva nemmeno lasciarsi sfuggire l’ambita possibilità quindi lo accolse radiosa e specificando che era l’ora di chiusura si premurò di chiudere la porta ed esporre il cartello “chiuso” onde evitare che altri avventori tardivi potessero entrare a farle perdere tempo ma soprattutto a distoglierla dal suo intento conoscitivo…
Lui non potè non notare la cosa, ma lei si scusò :” guarda, chiudo perchè sennò mi entrano altre persone e non vado più via ma tu fai pure con calma ci mancherebbe !” Lui ringraziò e si mise a guardare i vari formaggi esposti, lei si portò velocemente dietro al bancone e chiese se ne avesse voluto assaggiare qualcuno, lui annuì sorridendo e indicando un pezzo di formaggio stagionato ne chiese informazioni:” questo si chiama prato fiorito, te lo faccio assaggiare sentirai che bontà” ne separò una scaglia che lui prese e assaporò con gusto convenendo che davvero era speciale e subito decidendo per un bel pezzo, continuando assaggi e acquisti pervaso da quei sapori, non riusciva a staccare gli occhi dal decolletè di Vanessa, imperioso il seno di lei teneva aperto il camice da lavoro, sapientemente lasciato sbottonato nella parte alta, lei sapeva che sarebbe stato una calamita per gli sguardi ma non immaginava che l’intensità della risposta sarebbe stata addirittura riscontrabile a livello di gonfiore dei pantaloni, decise di osare più di quanto avesse mai fatto, intinse il dito in un cremosissimo gorgonzola e glielo porse :”assaggia questo e dimmi”lui accolse l’invito e avviluppò quel dito con le labbra pulendolo operosamente con la lingua, lei avvertì una vampa e sentì fluire roventi umori nel sesso, egli vide i suoi occhi farsi braci e le pupille dilatate, il fremito che la pervase nel momento in cui le piantò gli occhi dentro…
Seguì un silenzio surreale nel quale lui senza staccarle lo sguardo dalle pupille si portò dietro al bancone e di fronte a lei, tanto vicino da sentirne l’aroma fruttato del respiro, il rossore delle guance,il fremente oscillare del petto nell’affanno di un respiro corto ed eccitato.
Le cinse i fianchi poi lentamente le slacciò il grembiule, aprendolo potè ammirare meglio le sode mammelle contenute appena da una camicetta che voleva esplodere come i loro sensi.
Vanessa pietrificata rimase impassibile anche mentre lui piegandosi sulle gambe scese a farle calare i fuseaux sulle caviglie.
La prese ed issò sul bancone, incuneando la testa fra le sue cosce, poggiandosi l’incavo delle ginocchia sulle spalle e incominciando ad assaporare i suoi umori di cui le mutandine erano intrise e che una volta scansate rivelarono un sesso liscio turgido e caldo nel quale lui fece perdere la lingua in operosa ricerca di tutte le forme tra le quali spiccava il clitoride duro ed irrorato.
Le gambe strette sulle orecchie gli impedivano di avvertire gli intensi gemiti che lei non poteva trattenere ma la pulsante stretta ed il fremito ad ogni colpo di lingua erano una conferma di quanto ne fosse padrone in quel momento.
Alzando lo sguardo potè vederne il ventre ed il seno proteso dalla schiena inarcata nell’abbandono totale, le mani strette sui suoi capelli lo tenevano spinto su quella fonte in piena che gli aveva infradiciato il volto dei propri succhi.
La percepì venire più volte e capì che era completamente persa, si staccò e senza proferire verbo la volse prona, lei ebbe un brivido quando il seno si schiacciò sul gelido granito del bancone, le natiche protese fuori rivelavano il sesso grondante, lui le sfilò i fuseaux e le mutandine divaricandole le gambe dritte sulle punte dei piedi, riaffondò la testa questa volta percorrendole tutta l’apertura della fica fino al buco del culo che incominciò a massaggiare incuneandovisi, lei biascico :” no…non…asp..” ma quel massaggio era troppo piacevole per interromperlo ed era completamente in suo possesso.
La rigirò nuovamente e lei vide che aveva estratto il proprio cazzo, duro,dritto, la cappella a punta ed il largo fusto, lo ammirò e si piegò sulle ginocchia per baciarlo, prima in punta dolcemente, poi accogliendolo per quanto potesse, lui incominciò a spingere e lei trovandosi con la schiena appoggiata al bancone non potè indietreggiare, trovandosi costretta e violata in gola da quel pistone di carne, lui cominciò a scoparle la gola godendo dei suoi rantoli soffocati ed ogni tanto estraendo l’attrezzo per farla respirare ed osservare compiaciuto i fili di bava che anche nel distacco li tenevano uniti.
Poi si fermò, le fece cenno di rialzarsi e nuovamente la piegò sul bancone tenendole giù la testa, le natiche erano nuovamente protese e le gambe divaricate, lui puntò la cappella sul sesso dischiuso e con una lenta ma decisa spinta cominciò a fotterla, nel silenzio del negozio chiuso echeggiava il ritmato sciacquare di quel cazzo nella fica accompagnato da dei malcontenuti gemiti di Vanessa, lui poteva vederle l’espressione di godimento attraverso il riflesso nel vetro del bancone nel quale lei era per metà infilata e del tutto posseduta…
L’uomo rallentò il ritmo, si fece più dolce talvolta fermandosi, evidentemente si stava controllando, teneva a freno l’esplosione, Vanessa si stava giusto domandano perchè, voleva il suo fiotto caldo, voleva ricompensa ma si accorse che lui aveva portato due dita a intingersi nel lardo dei fegatelli di gastronomia che le facevano compagnia accanto al volto, capì rapidamente le intenzioni quando sentì il freddo di quel lardo sul buco del culo:”aspetta no ! Io non ho mai…” “shh, andrà tutto bene, fidati di me, prendi un bel respiro, andrà tutto bene…” la voce di lui le risultò di una decisione mista a dolcezza tali da lasciarla nell’impotenza e nell’abbandono, fece come richiesto e sentì la punta del cazzo cominciare il suo lento ed inarrestabile viaggio attraverso lo stretto passaggio, quando il primo sfintere fu passato lui rallentò, dandole adito di rilassarsi e poter anche aprire il secondo anello di carne, fortuna che aveva il glande a punta, un vero cazzo da culo che come un cuneo inesorabilmente si stava facendo strada nelle sue viscere, poco ci volse perchè tutto fosse dentro, una breve pausa e poi incominciò il movimento, usciva veloce e rientrava lentamente, lei sentì il suo corpo pieno, il sugo colarle lungo le cosce, lui portò una mano sulla fica e scopandole il culo cominciò a massaggiarla , poi le prese la sua e gliela portò lì, fu spontaneo per lei continuare l’opera, il buco del culo era ormai dilatato e l’uomo cominciò a fotterlo in maniera più frenetica estraendo o rimanendo affondato in quella carne che lo aveva ingoiato fino alle palle, la bocca dischiusa di lei con la lingua protesa in una smorfia d’oblio fece il resto e con un grugnito sordo la invase della sua sborra, lei venne a sua volta nel ricevere quel caldo fiotto…
Distrutta si riprese, forse erano passati due minuti, forse venti, fatto sta che non ci furono scambi di parole, solo un tenero bacio sulla guancia paonazza da parte dell’uomo che se ne andò, portandosi via i formaggi impacchettati e lasciando cinquanta euro sulla cassa, nello stato di labile coscienza Vanessa aveva udito la porta chiudersi dietro di lui.
Non lo rivide più, seppe dal marito che aveva saldato il conto della stanza e che se ne era andato, non ebbe più modo d’incontrarlo, ma lo rivisse a suo modo ogniqualvolta qualcuno dei clienti avesse chiesto una porzione di fegatelli.
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