Lui & Lei
Finalmente Martina

31.07.2020 |
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"Passò un anno e neanche a farlo apposta mi ritrovai nella capitale per presentare uno spettacolo teatrale di discreto successo..."
Martina era la classica Pariolina de Roma. Quando passeggiava sfoggiava vestiti e scarpe dei più rinomati stilisti, lasciando profumi inebrianti da far rizzare i passanti. Trent'anni e quel faccino sbarazzino che incorniciava due occhi verdi, le gambe snelle e sode, le tettine sempre su che sbucavano spesso con i capezzoli dalle camicette profumate d'oriente. Il sedere, poi, un'opera d'arte. Cazzo se era bona. La conobbi sui social, convenevoli, con lei divertita dei miei post da bravo autore teatrale, con me che ad ogni foto segavo il mio enorme cazzone lucido fino a fantasticare di venirle in faccia, per farle togliere quella puzza sotto il naso, lo snobismo che troieggiava fra le sue mutandine. Mi disse subito che non avrebbe mai accettato un mio invito, anche per la lontananza, essendo io napoletano, ma soprattutto perchè non ero il suo tipo. Dopo un pò di tempo allora mi giocai la carta di Bastone. Le mandai i miei boxer gonfi, dove si intravedevano i miei 26 cm di carne dura. Ricordo che esclamò "Oh Mamma!!" poi aggiunse "Possibile che con questo arnese nessuna ti si compra?" Pensai di averla in pugno ma mi sbagliavo. Altre foto, mai nudi, ma di jeans gonfi, pantaloncini dove si intravedeva la cappella, palle gonfie e mani di amiche ad accarezzarmi l'asta. Per lei, la perfettina di buona famiglia, ero troppo rozzo e volgare, quindi cercò di allontanarmi, bloccando i miei messaggi ed ogni mio corteggiamento. Nonostante la voglia che avessi di lei, da brava persona quale sono, lasciai perdere. Passò un anno e neanche a farlo apposta mi ritrovai nella capitale per presentare uno spettacolo teatrale di discreto successo. Ricordai il suo numero a memoria, cercai di chiamarla. "Pronto?"
"Ciao Martina...sono Salvo..."
"Salvo chi?"
"Quello con cui fino all'anno scorso intrattenevi discorsi su chat...il napoletano, il regista..."
"Ah si...dimmi...che vuoi?"
"Sono a Roma per lavoro, so che è molto che non ci sentiamo, non ci siamo mai visti ma vorrei farmi perdonare per essere stato sgradevole...un caffè?"
"Non ho molto tempo, Piazza di Spagna a mezzogiorno, o così o niente"
Alle dodici ero lì, ero riuscito a passare in albergo, doccia veloce, pantalone leggero e senza mutande, per cercare di farle venire l'acquolina in bocca alla vista del cazzone che madre natura mi ha donato senza riserve. La vidi arrivare da lontano con un vestitino smanicato, intravedevo le tette a punta senza reggiseno mentre camminava con i tacchi in maniera troia e sensuale. Mi si rizzò subito, senza pietà. Quel faccino da snob, sbuffando e cagandomi appena, aveva fatto subito effetto. Ci sedemmo ad un bar, caffè, due chiacchiere, qualche fredda risata. Sarebbe finito tutto lì, ne sono sicuro, ma mi alzai fingendo di andare in bagno e finalmente notò il rigonfiamento tra le mie gambe, un tripudio di carne dura e pronta per l'uso. Il suo sguardo imbambolato riuscì a dire..."Ma che cazzo, abbassa sto coso, che figura!!!"
Me lo toccai sotto i suoi occhi, le dissi che non potevo farci niente e che era colpa sua, solo sua. Lei ancora una volta mi rifiutò, si alzò e andò via. Arrabbiato andai a pagare, poi visto che non potevo camminare per l'eccitazione, andai comunque alla toilette per farmi una sega. Bussarono alla porta, credevo fosse lei ritornata sui suoi passi ma...era la cameriera che aveva notato la mia dotazione. Frustrato e denigrato da Martina, presi questa ragazza sulla ventina, dalla faccia da porca pompinara e la misi letteralmente al muro. Le abbassai i pantaloni e glielo misi dentro senza pietà, stantuffando come un ossesso.
"Ti prego fai piano, è troppo grosso, mi stai rompendo tutta!!!"
"Zitta troia, ti piace il cazzone eh?"
"Si, si, la tua amica non capisce un cazzo...ti prego fai piano..."
La cameriera quasi piangeva, ma io non ero in me, il suo culo visto da dietro non era niente male, la sua bocca dischiusa leccava le mie dita fino ai conati, le venni copiosamente sul viso truccato, sui capelli neri a caschetto...la lasciai lì a ricomporsi ma prima le diedi un bacio che sapeva di me...ritornai al tavolino, presi le mie cose e mi accorsi che...Martina aveva lasciato un messaggio su di un tovagliolo di carta...
Continua...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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