Lui & Lei
Finalmente Martina 2

06.08.2020 |
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"Attraversammo il corridoio per ritrovarci in una stanza con un grosso divano in pelle, mi fece accomodare..."
Il messaggio che mi aveva lasciato Martina era molto chiaro, sul tovagliolo di rossetto era impresso un indirizzo romano. Un invito al quale mai avrei potuto rinunciare. Tornai in albergo a cambiarmi, feci una doccia per togliermi dal cazzo gli umori della cameriera, aspettai sul letto che facesse sera. Misi un pantalone fresco lino senza mutande, una polo, non feci la barba per sembrare quel maschione tanto rude che piace alle donne. Presi un taxi e mi ritrovai davanti ad un portone di un palazzo molto signorile, bussai all'unico citofono in vista. Feci le scale, tutte, mi ritrovai davanti ad una porta semiaperta, capii che sarei dovuto entrare. Ma non c'era Martina ad aspettarmi ma una signora sulla cinquantina, con una bocca carnosa e ciliegia fuoco, due tettone grosse come meloni, un viso affamato incorniciato da un caschetto biondo, tacchi e piedi smaltati di rosso. "Ti stavo aspettando" mi disse e mi prese la mano. Attraversammo il corridoio per ritrovarci in una stanza con un grosso divano in pelle, mi fece accomodare. Aveva una sexy camicia da notte che fece scivolare subito, rimanendo in un perizoma sul davanti trasparente dove si intravedeva qualche ciuffo ribelle. Le tette erano munite di capezzoloni scuri e dritti, il mio cazzo cominciò a farsi sentire in tutta la sua gloria perversa. Lei si inginocchiò, me lo tirò fuori ed esclamò "Madonnina mia, Martina ha proprio ragione..." A quel punto le chiesi dove fosse la troia della mia amica ma...cominciò con fame atavica a leccarmi l'asta con la sua calda lingua, rimase sulle palle a sbavarmi di saliva per poi risalire sul glande. Allora cominciò a pompare, uno dei più bei pompini di sempre, eravamo in estasi. Lei perchè non aveva mai visto un cazzo così lungo e grosso, nodoso, lucido e così duro da paragonarlo ad un palo della luce, io perchè avevo capito che la troia sarebbe stata alla mia mercè per tutta la notte. Le tolsi il cazzo dalla bocca con fatica, era insaziabile, ma io la misi a pecorella sul divano e le leccai la carne dolce della vagina, il buco del culo, alternando ciucciate a colpi di lingua. Ansimava, la troia, ma senza che se ne accorgesse puntai subito al culo...urlò così forte da svegliare i vicini, ma io ormai avevo cominciato a stantuffarle l'ano stretto, non mi sarei fermato. "Ti prego basta, mi fai male, il culo no, no, noooo""Il culo si, si, siii"
Cominciai a sculacciarla, ad ogni colpo le tiravo i capelli, poi la tenevo stretta per i fianchi, lei ormai si era rassegnata all'idea di non potersi sedere per un pò...
Invocò di farla venire, allora lo tolsi dal culo e glielo infilai in figa, quanto cazzo era fradicia la milfona, gocciolava sulle gambe e sul divano aveva formato un laghetto di umori dolci.
"Oh mio Dio, che cazzone che hai...uh si, si si, più forte, sfondami la figa...ahhh da quanto tempo sognavo una scopata così...
"Grandissima puttana ora girati di lato, cambiamo posizione...hai capito troia???"
"Si si tutto quello che vuoi"
Le tremavano le gambe, la aiutai a metterla in posizione,ed ovviamente come promesso glielo infilai di lato...ad ogni colpo le strizzavo i capezzoli, le mordevo il collo, le orecchie, le sussurravo che era mia, mi venne con un urlo sul cazzo...stramazzò in terra, stanca, esausta ma io avevo ancora il cazzo dritto...
"Ed ora?" le dissi, "Non fare la stronza, fai venire anche me"
"Non ce la faccio più, mi fa male tutto, mi hai distrutta..."
"Cosa???"
Allora la sollevai da terra come una bambola, la misi nuovamente a pecora e prima che lei potesse parlare glelo infilai di nuovo in culo...cominciò a frignare ma stavolta le venni subito in corpo. Mentre gocciolava sperma la signora si inginocchiò e mi baciò i piedi, come un padrone, come un uomo che finalmente l'aveva scopata da vero maschio. Tremante e spossata, col trucco sfatto ed i capelli arruffati, prima che andassi via, mi porse un biglietto...
La gran troia di Martina!!!
Continua...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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