Lui & Lei
Finalmente Martina 3

07.08.2020 |
2.930 |
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"Mi avvicinai e da sotto mi infilarono un biglietto, quel famoso biglietto, ma prima di raccoglierlo mi venne istintivo aprire la porta..."
Martina ed un nuovo messaggio, un nuovo indirizzo. Era chiaro che volesse giocare al gatto col topo, usandomi prima come cavia con le sue amiche assatanate di cazzo. Lasciai la signora milf a sbrodolare sperma dal culo e mi riversai nella notte romana. Sarei dovuto rimanere solo qualche giorno nella capitale ma ormai pur di avere la Pariolina tutta per me mi sarei scopato chiunque. Pagai l'albergo per una settimana ed il giorno dopo, all'orario stabilito, mi ritrovai al nuovo indirizzo. Rimasi come un coglione. A quel numero civico corrispondeva un Cinema. Pensai a quanta perversione ci fosse in quel metro e sessanta di donna snob e puttana, ma cazzo, la cosa mi eccitava di brutto. Feci il biglietto per l'unica sala e mi sedetti all'ultima fila, aspettai. Era talmente noioso il film che stavo per abbandonarmi in un sonno profondo, ma quando l'attesa aveva superato l'ora, intravidi nel buio trafitto dalla luce della pellicola un'ombra avvicinarsi. Man mano che si avvicinava riuscivo a scorgerne i lineamenti. Era molto giovane, viso angelico, occhi grandi e treccine rasta ad incorniciare una bocca voluttuosa e carnosa. I passi le facevano ballare le tettone sode da sotto la maglietta, niente reggiseno, capezzoli a punta sfregati sul cotone acrilico già pronti come manopole da radio amatore. E come se nulla fosse sedette accanto a me.Ma non feci in tempo ad accorgermi che dall'altra parte, seduta sull'altra poltroncina accanto c'era la sua fotocopia. Cazzo erano due gemelle identiche, stessa faccia, stessa capigliatura, stesse tette ballonzolanti e piene. Si tolsero gli anfibi e misero in mostra i loro piedini smaltati di nero notte, la cosa si faceva veramente interessante. Non so nemmeno io cosa successe in realtà ma mi ritrovai col pezzo di carne di 27 centimetri fuori dai pantaloni e una di loro che con i piedini mi massaggiava i coglioni grossi e spermosi mentre l'altra giocava con le dita smaltate di nero sul glande grosso e lucido. Le gemelle piedine mi stavano facendo una sega a quattro piedi, con una bravura eccelsa, da esperte puttanelle romane. La mia eccitazione alle stelle fece sì che cominciai a ravanare con entrambe le mani le tette da sotto le loro magliette, strizzando capezzoli e giocando palleggiando i quattro cocomeri giovani e lisci come pesche. Ogni tanto portavano i piedini alla mia bocca per inumidirli di saliva per poi far scivolare meglio i piedi sul cazzo, sull'asta, sui coglioni. Aumentarono il ritmo, sapevano che il latte caldo stava salendo dalle palle fino al glande, si preparavano alla sborrata copiosa. Così fu, fiotti di sperma inondarono i piedi, i sediolini, la moquette, le magliette delle gemelle tirate su fino ai capezzoli. Come se niente fosse e senza pulirsi si ricomposero, indossando di nuovo gli anfibi, si allontanarono soddisfatte e sorridenti verso l'uscita. Per tutto il tempo non avevano proferito parola, e non mi avevano nemmeno lasciato un biglietto di Martina. Allora mi ripulii anche io alla men peggio e rincoglionito in un lampo mi ritrovai di nuovo sotto le luci della città. Presi un taxi e tornai in albergo, sicuro di essere stato preso per il culo da quella troia della Pariolina. Stavo per mettermi sotto la doccia quando sentii dei passi verso la porta della camera, come se qualcuno stesse armeggiando con la maniglia. Mi avvicinai e da sotto mi infilarono un biglietto, quel famoso biglietto, ma prima di raccoglierlo mi venne istintivo aprire la porta. Una delle due gemelle stava scappando per uno dei corridoi dell'albergo, allora la rincorsi e riuscii a raggiungerla tirandola per un braccio."Lasciami ti prego, devo andare..."
"Tu non vai da nessuna parte, voglio sapere Martina dove sta.."
"Ti giuro che non lo so mi ha telefonato e mi ha chiesto di soddisfare un amico con un cazzo enorme!!"
"E ti è piaciuto?"
"Non ho mai visto nulla del genere..."
"Rispondi cazzo, ti è piaciuto?"
"Ufff si tanto, va bene?"
La tirai a me e le infilai la lingua direttamente in bocca, cercò di fare resistenza ma io con la mano ero già nei suoi pantaloni, nelle mutandine, tra le labbra bagnate di una figa cicciotta e carnosa. La trascinai in camera e come un ossesso, un indiavolato, le feci volare via la maglietta, i pantaloni, lasciandole gli anfibi sporchi di sperma e le mutandine perizomate e fradicie. Mi misi in poltrona e la feci avvicinare carponi, sventolando il mio cazzone già duro ed ancora profumato di piedi gemellari.
"Dov'è la troia di tua sorella eh?"
"A casa..."
" Ah si? E allora tu sei più fortunata, perchè assaggerai il bastone più amato dalle donne...avvicinati piano..."
Avrà avuto massimo vent'anni la gemellina ma eseguiva gli ordini in maniera disciplinata. Cominciò a leccarmi i coglioni come una cagnolina, poi a mordicchiarmi l'asta risalendo fino al capocchione, riusciva a mettere a stento in bocca solo quello. Cercavo di scoparle la bocca ma appena entravo un pò di più le veniva da vomitare.
"Troppo grande per te vero?"
"No aspetta, ora ci riesco..."
"Ma stai zitta, girati va che ti scopo..."
"Farai piano vero?"
"Cosa? Piano non fa parte del mio vocabolario..."
Il terrore nei suoi occhi misto a piacere, una cosa che non dimenticherò mai...la misi a pecorella, mi inginocchiai anche io sul pavimento adagiandomi sul cuscino del divano e cominciai il rito chiavatorio...ero partito e non sentivo i suoi lamenti, i suoi ti prego, i suoi fai piano. Io vedevo solo quel culo giovane sotto i miei colpi, le tette a cocomeri che facevano boing boing, i coglioni che sbattevano come palloni da calcio su clitoridi a forma di palo. Avrei voluto risparmiarle il culo ma fu lei a dire...
"Ti prego niente culo, già così mi faccio male...ahh.ahhhhh...vengooooo"
"Vieni puttanella, mi dispiace per te, se fossi stata zitta non ti avrei sfondato l'ano ma visto che stai frignando...
E allora colpo secco nel culo ma lei schizzò davanti, fece un salto di un metro, quasi andava a finire con la testa nel comodino nel letto. Si contorceva dal dolore, batteva gli anfibi a terra. Allora la presi a me e terminai con un missionario, le allargai le gambe ed infilai il cazzone nel burro di labbra bagnate.
"Scusa per il culo, troppo dolore, scusa, scusa, ahhh, ahhh, ahhhhh"
Stavolta venimmo insieme, io le inondai la pancia e le tette. Mi alzai e feci una doccia, quando ritornai in camera da letto lei si era addormentata a terra, piena di sperma, con un sorriso sulle labbra. Mi ricordai del biglietto...
Continua...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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