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Gay & Bisex

Mai far incazzare il capo - Parte 2


di DDCadarn
03.09.2021    |    2.732    |    11 9.4
"Voglio esplorare la sua bocca con le mie dita..."
AVVERTENZE: Questa è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, istituzioni, luoghi ed episodi sono frutto dell’immaginazione dell’autore e non sono da considerarsi reali. Qualsiasi somiglianza con fatti, scenari, organizzazioni o persone, viventi o defunte, veri o immaginari è del tutto casuale.

Lo lascio andare e mi alzo. Marco si alza dopo poco, ma quando è in piedi gli tiro un pugno allo stomaco che lo fa piegare in due, poi lo afferro per i capelli e lo spingo in ginocchio.
"Gli schiavi sono esseri inferiori, in presenza del loro Signore devono rimanere in ginocchio" gli dico, godendomi ogni momento. "si Signore! Mi perdoni Signore". Mi risponde Marco dopo aver ripreso fiato. Sembra che il ragazzo impari in fretta ed abbia accettato con piacere il nuovo ruolo di sottomesso.
"Togli la felpa" gli ordino con voce autoritario. Marco ubbidisce, tenendo lo sguardo basso. I capelli spettinati gli ricadono pesanti sulla fronte, intrisi dal sudore della lotta, e gli coprono in parte i profondi occhi verdi, che comunque tiene rivolti verso il pavimento. Senza dire una parola abbassa la zip della felpa verde che indossa, lasciando intravedere al di sotto una canottiera bianca infilata nei pantaloni. lo scollo largo della canotta permette già di vedere i peli ricci e scuri del suo petto. Poi sfila le maniche, lo fa lentamente, quasi si vergognasse. Infine rimane con la felpa in mano, quasi in imbarazzo, non sapendo cosa farne. "Piegala e riponila davanti a te!" lo guido. "Si Signore!" mi risponde, quasi con sollievo.
Mi fermo ad osservarlo, è davvero bello. Una serie di vene ornano i suoi avambracci, quasi a formare una rete, e due vene pulsano rigonfie sulle sue braccia scolpite. "Metti le mani dietro la nuca" gli ordino, e lui esegue. Noto che i peli sotto le ascelle sono rasati, quasi impercettibili.
Gli giro intorno per godermi tutto lo spettacolo e poi mi fermo davanti a lui, che tiene sempre lo sguardo basso. Gli accarezzo il viso, e poi glielo sollevo spingendo delicatamente dal mento. Finalmente mi guarda, nei suoi occhi non c’è più la strafottenza che lo caratterizzava, nè l’odio di poco fa, ora c’è solo abbandono, e desiderio.
Continuo ad accarezzargli il viso. Indugio sulle sue labbra, le sfioro con l’indice e il medio. Sono morbide, carnose. Le massaggio con maggiore intensità e il loro iniziale rosa tenue ad ogni passaggio tende sempre più al rosso. Voglio esplorare la sua bocca con le mie dita. Le infilo tra le sue labbra ma Marco tiene stretti i denti, ultimo baluardo di un ostinato orgoglio che però ora non gli deve più appartenere. "Apri la bocca!" gli ordino. Marco esita, sembra quasi si voglia rifiutare ma una mia sberla in pieno viso è l’incentivo giusto per fargli cambiare idea. "Ho detto APRI LA BOCCA" gli dico mantenendo la calma, ma scandendo bene le ultime tre parole. Non c’è più bisogno di urlare, so bene che ormai è mio e ben presto scomparirà da lui ogni traccia di esitazione, e sarà pronto ad ubbidire ad ogni mio comando.
Ed infatti, incassato lo schiaffo, Marco dischiude i suoi denti, pronto ad accogliere le mie dita. La sua bocca è calda, ne esploro ogni centimetro. Stuzzico la lingua. Marco non succhia, ma non si sottrae alla mia perlustrazione, nemmeno quando con le dita arrivo alla sua gola. Vedo che ha le lacrime agli occhi. Trattiene i conati di vomito, me ne accorgo dall’aumento di saliva densa che gli sta riempiendo la bocca. Lui non ha più alcuna autorità sul suo corpo. "Guardami!" gli ordino, e subito alza lo sguardo. I suoi occhi verdi sono sottomessi, ma pieni di desiderio. "Succhia le mie dita!" gli dico e lui non se lo lascia ripetere due volte. Inizia a succhiare avidamente le il mio indice e il mio medio, come se la sua vita dipendesse da questo. Le succhia come se fosse un cazzo, facendo avanti e indietro con la testa, ma senza mai lasciarle uscire completamente. Le prende fino in fondo, fino a farsi toccare il fondo della gola, per poi ripercorrerle fino alla punta. Noto che del muco trasparente inizia a farsi strada dalle sue narici, ma Marco mantiene continua la sua opera, consapevole che è il suo Signore a decidere quando smettere. Soltanto quando alla fine sfilo le dita, gli concedo di sputare e di riprendere un po’ di fiato.
Gli dico di togliere la canotta e lui esegue come un automa. Ora è a torso nudo davanti a me ed io posso finalmente ammirarlo con tutta calma, senza il timore di essere sorpreso. Non è grosso, ma è molto definito, proprio come ti aspetteresti da un atleta. Tutti i suoi muscoli sono ben delineati e una serie di vene in evidenza affiorano qua e là, a confermare la sua perfetta forma fisica. La peluria riccia è più consistente sui pettorali, mentre sull’addome forma soltanto una linea che punta dritta verso il basso per scomparire nei suoi pantaloni. Percorrere quella linea con lo sguardo mi porta a fare un’altra interessante scoperta: nei suoi jeans aderenti è ben evidente una notevole protuberanza, segno che non sono il solo a godersi il momento. Le sue spalle sono larghe ed anche la schiena è ben definita e priva di peluria. Soltanto in basso, dalle mutande che fuoriescono dai jeans, si vede spuntare qualche peletto, segno che il mio Marco ha un bel culetto peloso.
"Togli le scarpe!" è il mio ordine successivo. Marco esegue, sfila le sneakers senza slacciarle ed un odore acre si diffonde nell’aria. Ha portato queste scarpe tutto il giorno, e i calzini di spugna che porta si sono ben impregnati del suo sudore, il cui odore ora si diffonde nell’aria. E’ un odore dolciastro, di sudore e di piedi, pregno degli ormoni del mio giovane schiavo. I calzini sono bianchi, o almeno dovrebbero esserlo, se non fosse che la pianta è più scura, tendente al grigio. E’ il caso di insegnare a questo maiale un po’ di igiene personale. Mi piego verso i suoi piedi, da vicino l’odore è ancora più forte. Gli sfilo entrambi i calzini e gli ordino: "Apri la bocca!". Marco esegue consapevole di quello che sta per succedere, ed infatti in breve i suoi calzini gli finiscono in bocca, infilati bene in fondo in modo che possa assaporare la sua sporcizia. In realtà la cosa sembra che non gli dispiaccia, ed infatti si lascia sfuggire un mugugno di piacere.
I piedi di marco sono grandi, almeno un 45. Le unghie sono corte e sul pollice c’è una leggera peluria. Tutto sommato sembrerebbero abbastanza puliti, se non fosse per i pelucchi bianco/grigi lasciati dai calzini, soprattutto nello spazio tra le dita.
"Togli i pantaloni!" gli dico e aspetto che Marco esegua come ha fatto finora, ma vedo che ancora una volta esita, ed il suo volto avvampa di un rosso pomodoro. Mi accorgo che è in imbarazzo per la sua erezione e gli dico: " Cagna ho detto TOGLI I PANTALONI. E’ inutile che fai il timido tanto mi sono già accorto che hai il cazzo duro come la pietra. Quindi poche storie ed esegui". Alla fine Marco esegue un po’ goffamente: è difficile togliere i pantaloni da inginocchiati e di sicuro l’imbarazzo non gioca a suo favore. Si slaccia la cintura, poi sbottona lentamente i bottoni e subito il suo cazzo schizza fuori, ormai ingabbiato soltanto dalla sottile stoffa dei suoi boxer bianchi. Tenta di sfilare la gamba destra rimanendo in equilibrio sul ginocchio sinistro ma il suo goffo tentativo fallisce facendolo cadere su un fianco. Prova a ripetere l’operazione dall’altro lato ma ottenendo lo stesso risultato. Alla fine si arrende e steso per terra si sfila entrambe le gambe, per poi riposizionarsi immediatamente in posizione di attesa in ginocchio e con le braccia dietro la nuca. La sua erezione non accenna a diminuire, e ora noto che una grossa macchia di precum si espande sempre più sui boxer. A quanto pare la sottomissione lo eccita all’inverosimile. Voglio stuzzicarlo ancora un po’: mi metto davanti a lui ed inizio a massaggiargli cazzo e palle con la mia scarpa. Marco emette un gemito, e ad ogni passaggio i suoi sospiri di piacere aumentano, ed anche lui inizia a contorcersi. Non voglio che venga, il mio gioco è soltanto all’inizio, quindi mi allontano e gli dico: "Sei proprio una cagna in calore, ti ho soltanto sfiorato con un piede e guarda già come sei bagnata!".
Ed aggiungo "Togli anche le mutande!". Questa volta Marco non ha esitazioni, ed esegue l’ordine immediatamente. Adesso il suo cazzo è finalmente libero e svetta all’aria in tutta la sua gloria. E’ un bel cazzo, sui 17 centimetri, spesso come un tubetto del dentifricio. Non è circonciso, ma ora il prepuzio stenta a contenere la cappella che è estremamente turgida. I suoi coglioni, grandi come due noci, pendono liberi alla base del cazzo. Tiene i peli del pube corti per esaltare la sua attrezzatura ma non è completamente depilato.
Continuo ad osservarlo girandogli intorno, a notare ogni dettaglio del suo giovane corpo: i muscoli delle braccia contratti dietro la nuca, i pettorali definiti, senza essere grossi, coronati da due capezzoli piccoli come lenticchie, circondate da un’areaola piccola come una moneta da cinque centesimi. Ed ancora la schiena con i muscoli ancora più in evidenza, contratti per mantenere la posizione. Le sue natiche sono effettivamente pelose, come intuito, ricoperte da una peluria riccia e scura.
La sua erezione non accenna a svanire, ed anzi un filetto di fluido viscoso cola dal suo cazzo ed ha già formato una bella pozzanghera in terra. Mi avvicino a lui, tolgo dalla sua bocca i calzini, ormai zuppi della sua saliva, e gli ordino: "Tira fuori la lingua!". "Si, Signore!" mi risponde Marco e subito mi presenta la sua lingua carnosa, spingendola quanto più possibile verso il basso. Prendo da terra i suoi boxer e li uso per raccogliere il presperma dal pavimento, quindi glieli struscio sulla lingua, facendo assaporare al mio schiavo il suo seme. Marco sembra sul punto di vomitare, ha un’espressione disgustata e tenta di allontanare la testa, ma lo afferro con forza per i capelli per tenerlo in posizione e costringerlo a ultimare la degustazione. Quando sono soddisfatto gli ordino: "apri la bocca e tira dentro la lingua!". La sua lingua si ritrae nella sua bocca spalancata, all’interno della quale infilo anche i boxer. Poi prendo da uno scaffale dello scotch per pacchi e blocco il tutto con un paio di giri di nastro.
Ora che la testa è a posto è il momento di occuparsi del suo cazzo: sfilo da una delle sue sneakers un laccio e formo un cappio che richiudo alla base del cazzo, raccogliendo palle e asta. Arrotolo insieme le due estremità del laccio per formare un cordino da passare in mezzo si due coglioni per tenerli ben separati. Completo Il tutto con un paio di giri intorno alla base dell’asta e ai testicoli. Infine annodo le due estremità al di sotto dei coglioni. Durante tutta l’operazione il cazzo di Marco si è ingrossato sempre più, ora le vene sono ben in evidenza e sembra quasi sul punto di esplodere.
Manca ancora qualche dettaglio al mio lavoro: prendo una fune, di quelle che talvolta usiamo per assicurare i carichi. Gliela passo dietro la nuca e poi sotto le ascelle, quindi formo una serie di cappi sugli avambracci che vado poi a richiudere sulle braccia per bloccarle piegate, infine lego tra loro i polsi. Raccolgo una scarpa di quelle di marco e gliela blocco sul naso con un paio di giri di nastro. Infine arrotolo la canotta e la lego sugli occhi di Marco, a mo’ di benda.
La mia opera per ora è completa: gli giro intorno un paio di volte per ammirarla, poi prendo una sedia e mi siedo di fronte a Marco per compiacermi del mio lavoro. (Continua)

NOTA: Il presente racconto è un work in progress. Se volete che prosegua scrivetelo nei commenti. Potete anche contattarmi alla mail: [email protected]

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